SOTTO IL CIELO DI ROMA/ Il regista Duguay: così ho affrontato i pregiudizi su Pio XII

- int. Christian Duguay

CHRISTIAN DUGUAY racconta la propria esperienza come regista della fiction Su Pio XII: un’occasione per ripercorrere le profonde questioni politiche, morali e spirituali di quel tragico momento

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Il regista Christian Duguay ha diretto la fiction andata in onda in onda su Rai Uno su Pio XII, intitolata “Sotto il cielo di Roma”. Con la Lux Vide, Duguay aveva già diretto il film su Sant’Agostino andato in onda con grande successo a febbraio, sempre su Rai Uno. In questa intervista a ilsussidiario.net sottolinea la sua attenzione alle storie personali sia pure sullo sfondo di eventi storici complessi e tragici come quelli descritti nelle due fiction. In “Sotto il cielo di Roma” Davide e Miriam sono due personaggi inventati, ma ben rappresentativi delle tante vicende dolorose realmente vissute in quel periodo.

Prima di dirigere la fiction della Lux Vide, cosa conosceva di Papa Pio XII e quale era la sua opinione su di lui?

La grande sfida di “Sotto il cielo di Roma” è stato il dover confrontarsi con tutti i pregiudizi su Pio XII e con le diverse versioni che su di lui circolano. Come faccio sempre quando mi imbarco in un progetto, anche questa volta ho condotto un approfondito lavoro di ricerca, da cui è emerso evidente come la situazione di Roma sotto l’occupazione tedesca durante la Seconda Guerra mondiale presenti parecchie e diverse angolazioni. Così come sono apparsi evidenti i profondi e complessi problemi con Adolf Hitler iniziati per Pio XII già prima della guerra. Ciò che mi ha particolarmente sorpreso è la profondità delle questioni politiche, sociali, spirituali e morali con le quali si è dovuto confrontare Pio XII.

Qual è ora, quindi , la sua opinione?

Come ho già detto, nulla è univoco. Molto spesso i ritratti dei personaggi storici sono influenzati da fini personali o istituzionali. Dopo avere fatto questo film, penso di capire molto di più il grande problema morale cui si è trovato di fronte il Papa.

Qual è secondo lei il messaggio principale che il film lascia al pubblico, particolarmente ai giovani per i quali quel periodo storico è sconosciuto e comunque lontano?

Nei film che dirigo cerco sempre di dare una forte spinta narrativa. In questo, mi piace particolarmente la storia d’amore tra Davide e Miriam, e spero che lasci un forte messaggio di responsabilità morale e di spiritualità per il pubblico giovane.

Quali difficoltà ha incontrato nel realizzare il film?

Ogni miniserie presenta difficoltà e sfide per la squadra che realizza il film. Per me è stato particolarmente emozionante presentare il quadro di Roma durante la Seconda Guerra mondiale. Sono orgoglioso di come siamo riusciti a rappresentare Roma in un modo originale, secondo me inedito sullo schermo. A Roma lavoro con una squadra talmente brava, dai producer agli assistenti di produzione, che sono molto invogliato ad affrontare con loro nuove sfide. 

Come si sono intrecciate le due storie, quella personale di Davide e Miriam e quella più generale del Papa, di Roma e della comunità ebraica?

Ho già detto che per me è importante avere un intreccio narrativo forte ed equilibrato. Per capire cosa è accaduto alla comunità ebraica e ad altri italiani, era essenziale che ci concentrassimo su due persone normali e facessimo vedere gli effetti delle terribili azioni dei nazisti sulle loro vite. Mentre la vicenda che ruota attorno al Papa ci ha dato una visione più ampia delle implicazioni morali, spirituali e politiche.

Lei ha diretto anche la fiction su Sant’Agostino. Quali le differenze con “Sotto il cielo di Roma”?

Ho visto il film su Sant’Agostino più come una storia personale. Anche se rappresentata in un contesto storico altrettanto interessante, quella fiction si è concentrata maggiormente sul profondo risveglio spirituale di un uomo e sulla sua ricerca per tutta la vita del suo posto nel mondo. “Sotto il cielo di Roma” riguarda un periodo più breve e presenta un dramma molto più focalizzato, centrato sulla paura quotidiana per la propria vita quando si è circondati da così tanta morte.

Dopo Sant’Agostino e Pio XII, quale figura storica le piacerebbe trattare in un prossimo film?

I miei lavori passati spaziano da Giovanna D’Arco a Hitler, l’Ascesa del Male, a Coco Chanel, Sant’Agostino e Papa Pio XII. Prossimamente mi occuperò di Cenerentola, situata nella Roma degli anni ’50. Sebbene più leggera, anche questa storia tratterà grandi temi come la famiglia, la spiritualità, la morale e l’amore, tutti rappresentati sullo sfondo esaltante di Roma.

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