SCOTT PILGRIM VS. THE WORLD/ Un film convincente sulla fragile generazione internet

Edgar Wright – commenta MATTEO CONTIN – sforna uneccellente pellicola, dalle mille trovate visive e ottimi effetti speciali, con humour non banale, che restituisce unimmagine vera dei ventenni

02.12.2010 - Matteo Contin
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Scott Pilgrim è un ragazzo di vent’anni che non ha ancora dimenticato la sua ex-fidanzata e che fa di tutto per dimenticarla, distraendosi con nuove ragazze oppure con i Sex Bo-Bomb, il gruppo in cui suona il basso. Tutto questo finchè incontra Ramona Flowers, che cambia colore dei capelli ogni dieci giorni, che va sui pattini a rotelle e che è bellissima. Ma per poter rimanere fidanzato con lei, Scott dovrà sconfiggere durante incontri all’ultimo sangue i sette ex fidanzati della ragazza.

“Scott Pilgrim vs. the world”, diretto da Edgar Wright (“L’alba dei morti dementi”, “Hot fuzz”) che lo ha co-sceneggiato con Michael Bacall adattando il fumetto di Bryan Lee O’Malley, tanto vale dirlo subito, è uno dei migliori film dell’anno. La ragione è presto spiegata: “Scott Pilgrim vs. the world” riesce a parlare di cose importanti attraverso del sano e originale cazzeggio, per di più girato in maniera più che ottima da un Edgar Wright in grandissima forma (e lo dice uno che non ha apprezzato i suoi lavori precedenti, interessanti ma con qualche difetto di troppo).

Con una regia psichedelica dalle mille trovate visive (che siano gag o lotte all’ultimo sangue) e una sceneggiatura dall’umorismo che mischia tenerezza e cinismo, “Scott Pilgrim vs. the world” brilla anche per le interpretazioni di un cast di ottimo livello, su cui spiccano Michael Cera con un ruolo cucitogli addosso, e l’immenso Jason Schwartzman. Naturalmente il film non si ferma all’essere un divertente giocattolo che funziona dall’inizio alla fine, ma dimostra di avere qualcosa da dire. E anche qualcosa di originale.  
 

Edgar Wright ha sfornato il film che meglio racconta la generazione di ventenni che, cresciuti negli anni Ottanta, si sono formati nei Novanta sino ad approdare adolescenti alle soglie di fine millennio. Ed essendo profondamente imbevuto di quei vent’anni, il film di Wright è una spugna che ha assorbito i videogames, i videoclip di MTV, i fumetti e il cinema di quegli anni, ma anche un certo mood malinconico di precarietà sentimentale e di insicurezza emotiva che caratterizza questa generazione di nerd.

"Scott Pilgrim vs. the world" esce in Italia qualche settimana dopo l’uscita nelle sale di "The social network", il film di David Fincher che racconta la nascita di Facebook. Pur se in modo diverso e spesso antistante, entrambi i film fotografano con grande precisione la generazione dei ventenni di oggi. Problemi che "Scott Pilgrim vs. the world" affronta con spavalderia cinematografica unica, capace contemporaneamente di divertire in maniera originale e di affrontare tematiche importanti (basti vedere il ruolo che giocano la Spada dell’amore e la Spada dell’amor proprio nello sviluppo del personaggio).

A livello tecnico il film sbalordisce per l’uso intelligente degli effetti speciali, ma è soprattutto il montaggio a stupire per le sue capacità di modellare una storia, capacità che mettono in luce la strardinaria padronanza di Wright del linguaggio cinematografico e dei cambiamenti da cui è stato investito in questi ultimi decenni grazie alle influenze dei videogiochi, dei fumetti e di internet.

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