TEEN DAYS/ La serie che sembra un talent-show, ma è un cartoon made in Italy

- Ilenia Provenzi

Sulla scia delle Winx, arriva Teen Days, un altro cartoon made in Italy che parla di adolescenti, primi amori e storie di amicizia. Sullo sfondo, un concorso di musica tra licei. E una sapiente operazione di marketing La recensione di ILENIA PROVENZI  

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Una band giovanile, un concorso di musica tra licei, storie di amicizia, rivalità e primi amori tra adolescenti. Sembra la trama di High School Musical e invece si tratta di Teen Days, nuovo prodotto danimazione made in Italy firmato da Maurizio Nichetti e trasmesso dalla Rai, che arriva per prima sul mercato europeo con un talent show sulla scia di Amici e X-Factor trasposto in cartone animato.

La novità giunge proprio nel momento in cui la programmazione per bambini di Rai Tre sta per traslocare sul satellite, lasciando Cartoon Flakes, il contenitore mattutino di Rai Due, come ultimo baluardo under 14 del servizio pubblico. Se è vero che Sky, con i suoi canali tematici, è più allettante della Tv generalista, il rischio è che mamma Rai diminuisca linvestimento nei prodotti per il suo pubblico più giovane, spegnendo lo slancio produttivo dellanimazione italiana.

Teen Days, infatti, è lultimo nato di una serie di cartoni co-prodotti dalla Rai, che hanno dimostrato un interessante sforzo narrativo e un tentativo di conciliare elementi moderni e tradizione. I trentenni di oggi certo ricorderanno (e rimpiangeranno) le storie degli anni Ottanta e Novanta, quando lanimazione giapponese offriva al pubblico prodotti che, dal punto di vista narrativo, non avevano nulla da invidiare ai telefilm americani odierni.

Negli ultimi anni, invece, la mania per velocità e tecnologia aveva portato alla diffusione di cartoni animati strutturati come videogames, con mostri, lotte a suon di computer e minimo sforzo narrativo; mentre i maestri giapponesi ci abbandonavano, però, arrivavano i rinforzi dagli animatori europei e italiani, con il successo mondiale del fumetto, poi trasformato in cartone animato, delle Witch (targato Disney) e successivamente delle Winx, le fatine moderne della Rainbow.

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Vestite all’ultima moda, innamorate di principi anticonvenzionali e pronte a combattere unite per sconfiggere il male, le Winx hanno conquistato le bambine di mezzo mondo, anche se – al pari della nipponica gattina di Hello Kitty – più per il successo del merchandising che per il contenuto delle storie.

Eppure, questi fenomeni hanno inaugurato una stagione di prodotti italiani moderni e ben fatti, come Scuola di Vampiri (Cartoon One) e Huntik, la risposta maschile alle Winx, che ha saputo miscelare il modello del videogioco con la tradizione narrativa e il ritmo action americano.

Autori e produttori hanno capito che sfruttare la passione delle ragazzine per la moda, la musica e le serie Tv americane permette di non fare scivoloni sul target 8-12: Teen Days riesce a catturare l’attenzione riproponendo ingredienti classici, già visti non solo nei telefilm targati Disney Channel, ma anche nei vecchi cartoni giapponesi come Kiss Me Licia.

 

In più, sfrutta abilmente alcuni “topoi” adolescenziali moderni, come il rapporto con il proprio corpo e la moda (guardate le due protagoniste femminili: una veste con salopette sformate e sfoga la tensione nel cibo, ma si accetta così com’è; l’altra è cool e sembra una Barbie, anzi, una Winx) e il grande sogno di sfondare nel mondo dello spettacolo.

 

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L’attenzione ai contenuti e ai messaggi trasmessi è evidente, ma manca qualcosa rispetto ai prodotti di un tempo: si fa fatica a raccontare una storia, come se la struttura frammentata degli show televisivi e dei videoclip avesse ormai offuscato la volontà narrativa: eppure, come dimostra il successo di Harry Potter con le sue trame complicate e il formato “mattone” degli ultimi volumi della saga, i ragazzini amano gli intrecci, le emozioni, le storie.

Gusti personali a parte, la speranza è che continui il rilancio delle serie animate, non solo per bambini ma anche per ragazzi: il trasloco sul satellite permetterà di creare canali dedicati solo a loro, ma il vantaggio si vedrà soltanto se l’offerta sarà all’altezza e saprà distogliere l’attenzione del pubblico da reality show e simili, che – se proprio non si possono eliminare – si dovrebbe almeno cercare di battere. E perché no, anche con l’animazione.

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