SENZA TRACCIA/ Una fotografia e una lavagna bianca: così la squadra di Jack Malone ricostruisce un mondo

- Maria Luisa Bellucci

Torna stasera su Raidue alle 21.05 la settima e ultima stagione di Senza Traccia, la serie crime dove la squadra di Jack Malone, per ritrovare le persone scomparse, ha un solo strumento: una lavagnetta bianca. Oltre al segno che la vittima lascia nelle persone che ha incontrato. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI  

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New York, ovvero la Grande Mela o la città che non dorme mai. Le strade più centrali o i vicoli di periferia, però, possono anche trasformarsi in una voragine che inghiotte oggetti, circostanze, persone. Come accade in Senza Traccia, serie americana fortunata negli ascolti in patria e non che per politica di contenimento dei costi della CBS vedrà calare il sipario alla fine della settima serie. Peccato. Perché appartiene a quel genere di detective drama che salutano da lontano la ben più tecnologica famiglia dei CSI, portando una refrigerante aria di ritorno al passato.

Non ci sono complicate analisi di laboratorio né stranianti riscontri scientifici a scandire la storia raccontata. Qui la squadra di Jack Malone ha a che fare con la scomparsa di una persona. Allinizio della puntata la vediamo nelle sue ultime azioni prima di dissolversi nel nulla. Dovè finita? Uccisa? Semplicemente scomparsa? Ha cambiato vita? E questo che Jack, Samantha, Viv, Danny, Martin ed Elena devono scoprire.

Una lavagna bianca rappresenta il loro punto di partenza: un mondo da ricostruire, quello attorno alla vittima. Di lei si conosce solo lultimo luogo che ha frequentato e, se si è fortunati, lultima persona che ha incontrato. un percorso a ritroso nel tempo e nello spazio, tenendo bene docchio la lancetta che scorre in avanti e che suona come una probabile condanna a morte.

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Un vero e proprio lavoro investigativo, come quello cui ci avevano abituato i vecchi polizieschi. Al centro non c’è la tecnologia di sofisticate macchine di laboratorio, bensì la vittima, vissuta nel cuore di relazioni umane che non si possono ignorare. Ogni persona sfiorata o ogni luogo attraversato diventano un frammento della sua vita, in grado di raccontarci il perché di una sua azione.

 

Quella lavagna bianca, così, si arricchisce di linee, di volti e nomi, di orari e luoghi che parlano, oltre che della vittima, anche di sé. Il puzzle di una metropoli brulicante che apparentemente inghiotte i suoi abitanti nel fumo dell’indifferenza ma che in realtà li avvolge in una tela di connessioni. In anni in cui si corre travolti dalle dinamiche di una vita senza sosta, è quasi rassicurante avere la conferma del fatto che ognuno di noi lascia il segno nelle persone che si incontrano.

Sarà per questo che Senza Traccia ha avuto tanto successo negli Usa (ha raggiunto gli 11 milioni di spettatori) e che qui in Italia Raidue gli ha affidato innumerevoli prime serate. La seconda rete Rai ha fatto una scommessa puntando su prodotti come Senza Traccia, Cold Case e Criminal Minds. E, a quanto pare, l’ha vinta, considerato il gradimento sempre costante che il pubblico ha riconosciuto a questi programmi (10% – 11% di share). Non resta, allora, che accomodarci in poltrona e accendere la televisione. Stasera, su Raidue alle 21.05.

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