IL SEGRETO DEI SUOI OCCHI/ Il film da Oscar che riaccende i riflettori sull’America Latina

- Arturo Illia

Ricerca comune della giustizia e rivalutazione dellamicizia: sono gli ingredienti del film di Campanella, premio Oscar come miglior film straniero. In cui, sullo sfondo del regime paramilitare, lex funzionario Benjamin si rimette a indagare su un crimine del passato avvicinandoci a un mondo molto simile al nostro. La recensione di ARTURO ILLIA    

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Credo di poter affermare senza essere smentito che lOscar alla pellicola di Juan Josè Campanella (che già aveva sfiorato il titolo nel 2001 con El hijo de la novia e autore di un altro successo come Luna de Avellaneda) costringerà il mondo del cinema a volgere il proprio sguardo anche in America Latina, dopo anni di produzione cinematografica di altissimo livello sistematicamente ignorata, soprattutto per quanto concerne la distribuzione .

Non è questione di audacia ma un dato di fatto, confermato proprio da questedizione degli Oscar, dove le cinque nomination per la miglior pellicola straniera (tutte di valore superiore alle loro consorelle americane a detta di Pedro Almodovar) registravano due lavori latinoamericani: oltre al Segreto dei suoi occhi, la peruviana La teta asustada (Il canto di Paloma), già vincitrice di un Leone doro al festival di Berlino, lavoro della regista Claudia Llosa (nipote dell omonimo scrittore).

In Argentina la notte degli Oscar è stata vissuta come una finale di un mondiale di football (a proposito la nazionale di calcio allenata da Maradona è in mezzo a polemiche peggio di quella di Lippi del 2006), ma fin dalla sua apparizione la pellicola di Campanella aveva riscosso un successo senza precedenti perché una nazione intera si è identificata in essa, nei molteplici temi affrontati.

Benjamin Esposito, un funzionario della Corte di Giustizia, da poco pensionato, decide di mettersi a scrivere una storia, ma non ha certo bisogno di immaginazione, vista la sua professione, e si concentra su di una caso di violenza ed omicidio contro una giovane avvenuto negli anni Settanta, in piena decade di regime militare.

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E’ letteralmente ossessionato da questa indagine perché il caso, brillantemente risolto all’epoca grazie alla collaborazione del suo impiegato e amico Sandoval e della segretaria del Giudice, Irene, viene riaperto dall’evolversi della situazione politica argentina: alla morte di Peron il potere passa nelle mani della sua seconda moglie, Isabelita, persona mancante di qualsiasi qualità per gestire il suo incarico.

Difatti le redini del potere in pratica passano al suo segretario, il sinistro Lopez Rega, fondatore della “Triple A” (Alianza Anticomunista Argentina), un gruppo paramilitare che semina il terrore e dà inizio, purtroppo, alla tragica vicenda dei “desaparecidos”. Questo gruppo è formato in massima parte da assassini particolarmente scelti che difatti vengono rimessi in libertà dalle carceri: tra questi l’autore dell’omicidio sul quale indagava Benjamin e rimasto a posteriori insoluto perché, tornata la democrazia, dell’assassino si è persa qualsiasi traccia.

Ma c’è di più: un altro “caso” non risolto è rappresentato dalla fortissima attrazione tra Benjamin e Irene, che però nell’arco degli anni non si è mai concretata per la mancanza di coraggio di dichiararsi reciprocamente. Man mano che il racconto viene scritto e completato dalla lettura della documentazione archiviata, Benjamin si accorge che la scrittura non è solo la rievocazione di ricordi, ma lo porta a rivivere la situazione nella sua totalità, con le stesse emozioni e la stessa rabbia represse anni prima. E decide di rimettersi ad indagare, di non limitarsi a ricordare, perché si accorge che solo trovando risposte concrete potrà risolvere i problemi personali che sono tornati ad affliggerlo.

La genialità del regista di questa pellicola sta nel portare avanti più tematiche che sembrano appartenere al passato ma che sono tremendamente attuali e non ascrivibili alla sola Argentina: passato militare a parte, ci uniscono a questa storia la comune ricerca della giustizia, la rivalutazione del sentimento dell’amicizia, valore spesso mercificato nella società attuale, protesa verso l’individualismo più sfrenato, la paura nella comunicazione dei sentimenti.

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Tutti questi temi, affrontati con una sensibilità straordinaria, godono, è proprio il caso di dirlo, della magistrale interpretazione dell’intero cast in cui giganteggiano i protagonisti: Benjamin Esposito è un Ricardo Darin che si conferma come uno dei migliori attori, non solo della scena latinoamericana.

Lo ricordiamo in pellicole dello stesso Campanella (le già citate El hijo de la novia -2001 , Luna de Avellaneda del 2004 e  El mismo amor la misma lluvia – 1999 ) e di Fabian Belinski (la genialissima Nueve Reinas – 2000 e El aura – 2005 ). Soledad Villamil (la dolcissima e a tratti enigmatica Irene) unisce alla carriera di attrice quella di cantante (notevole ), di danzatrice di tango (ricordo una sua magistrale interpretazione nel musical Glorias Portenas nel 1998) e conta notevoli partecipazioni, come protagonista, in varie pellicole tra le quali ricordiamo No sos vos soy yo di Juan Taratuto (2004) Un oso rojo di Adrian Caetano (2002) e la fastossissima  El sueno de los heroes basata su di un racconto di Bioy Casares per la regia di Sergio Renan (1997) .

 

Ma la vera sorpresa, e non solo a parer mio, è Guillermo Francela, attore di larga traiettoria e di indubbia professionalità, che però nell’arco della sua lunga e brillante carriera sia televisiva che cinematografica era stato sottostimato dalla critica, sempre avvolto in personaggi comici dal lontano sapore sordiano, apprezzato dal pubblico locale ma praticamente ignorato all’estero. Il personaggio di Sandoval, collega e amico di Esposito, pur se in una connotazione differente, ha la stessa forza, carica e drammaticità del nostro Albertone di Un borghese piccolo piccolo. E come spesso succede in questi casi il successo attuale sta rivalutando la precedente produzione.

Il segreto dei suoi occhi  ha totalizzato nella sola Argentina il record di 2.400.000 spettatori e quasi 1.800.000 in Spagna a conferma di quanto visto nell’attuale edizione degli Oscar, che ha segnato una sostanziale sconfitta del cinema "virtuale” (basti pensare a Avatar, seppur supportato dal record di incassi) a favore di un ritorno a tematiche più vicine alla realtà del periodo che stiamo vivendo, non certo fulgido. E questa pellicola argentina ne rappresenta un imperdibile gioiello.

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Leggi la scheda

Regia di Juan Josè Campanella
Con Ricardo Darin, Soledad Villamil, Guillermo Francella, Pablo Rago, Javier Godino
Argentina, 2009

Vincitore Oscar 2010 come miglior pellicola straniera
Premio Goya2010 come miglior pellicola straniera
Premio Goya 2010 a Soledad Villamil come miglior attrice rivelazione

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