RAIPERUNANOTTE/ Furbizia, populismo e denuncia del regime: ecco Santoro & Co., i nuovi protagonisti di Quinto potere

- Maurizio Caverzan, int. Maurizio Caverzan

 I Voltinoti dellinformazione sinistreggiante sono molto astuti nel guadagnarsi la nomea di vittime del regime. E lo stop ai talk politici spiega MAURIZIO CAVERZAN rischia di regalare ai Santoro di turno il favore delle piazze.

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Lo abbiamo visto, ascoltato e letto dovunque in questi giorni Michele Santoro, dopo la decisione della Rai di sospendere i talk show politici durante la campagna per le imminenti consultazioni elettorali. Intervistato da quotidiani più o meno compiacenti. In collegamento telefonico con vari programmi tv. Nei siti che divulgano il verbo anticensura.

Ma la vera filosofia del conduttore di Annozero si è palesata con maggiore chiarezza qualche giorno fa quando è stato ospite di Serena Dandini, altra conduttrice invisa al premier Silvio Berlusconi (per lospitalità concessa a Eugenio Scalfari e Ezio Mauro, fondatore e direttore di Repubblica). Presentando la serata di Rai per una notte al Paladozza di Bologna, Santoro ha detto che non si comporterà come dopo leditto bulgaro, «non mi chiuderò per due anni in una stanza a rimuginare il da farsi.

Poi, usando sempre il noi maiestatis ha ribadito che «non ci rassegneremo alla censura. Ci sono tanti strumenti, cè il web, ci sono i siti Come ha detto Paolo Mieli? Che il tappo sta saltando, e dunque Soprattutto, nel nostro Paese ci sono tanti che hanno dovuto ingoiare rospi, ci sono i precari, i lavoratori, cè tanta gente che vuole affacciarsi alla finestra per dire non ne posso più.

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Eccolo qua il programma del Voltonoto numero uno dellinformazione militante: è quello di Howard Beale, interpretato da Peter Finch in Quinto Potere (regia di Sidney Lumet, 1976; 4 premi Oscar, miglior attore proprio Finch, miglior attrice Faye Dunaway, miglior attrice non protagonista e miglior sceneggiatura).

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Ricordate? «Adesso affacciatevi alla finestra tutti quanti e urlate con me sono incazzato nero e tutto questo non lo sopporterò più», esortava ieratico il suo folto pubblico il telepredicatore Beale innescando una escalation che impennò l’audience della Ubs di Los Angeles, fino al tragico epilogo.

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Michele Santoro lo ricorda anche nell’aspetto. A Bologna, con varie reti e canali e siti collegati (da CurrentTv a SkyTg24, da RepubblicaTv a una catena infinita di emittenti e radio locali) finirà diversamente, certo. Ma con Marco Travaglio e Vauro Senesi, con Daniele Luttazzi e Giovanni Floris, con Gad Lerner e Lilli Gruber in prima fila, e poi l’intervista a Benigni e la partecipazione di Sabina Guzzanti, il tutto patrocinato dalla Federazione nazionale della stampa e dal sindacato dei giornalisti Rai, sono i prodromi a rimandare alla trama di quel classico del cinema.

E sembrano le premesse per la nascita di un movimento politico che parte dalla difesa della libertà d’espressione e ha messo nel mirino il conflitto d’interessi di Berlusconi. Così, dal punto di vista dei dirigenti Rai e dei politici della Commissione di Vigilanza, a tre giorni dal voto, la toppa si sta rivelando peggiore del buco. Spenti i riflettori della Rai, come in un gioco di specchi, Santoro e soci si sono moltiplicati, imprendibili, su tutte le piattaforme della comunicazione, ribaltando e potenziando l’effetto mediatico della cancellazione dei talk show.

Fossero andati avanti regolarmente, non sarebbe accaduto nulla. Sicuramente non si sarebbe offerta su un piatto d’argento la carta del vittimismo ai Voltinoti dell’informazione sinistreggiante, peraltro assai astuti nel guadagnarsi il primo piano nella foto di gruppo. Insomma, tutta l’operazione si sta rivelando un autogol e il boomerang ha già iniziato la curva del ritorno.

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Un altro film, questo più recente, è particolarmente istruttivo a proposito di ciò che sta accadendo in questi giorni. Si tratta di Good Night, and Good Luck, prodotto, diretto e interpretato da George Clooney. Narra la vicenda di Edward Murrow, un giornalista della Cbs che negli anni ’50 condusse una campagna televisiva contro le intimidazioni del senatore McCarthy ai danni dell’intellighenzia americana, a torto o a ragione ritenuta in odore di comunismo.

Per qualcuno il paragone tra quel McCarthy e il nostro premier è fin troppo facile. In Italia, oggi, non c’è certo il clima antidemocratico da caccia alle streghe dell’America di sessant’anni fa. Ma è difficile non dar ragione a Murrow quando afferma che «la televisione è uno strumento che può e deve contribuire a rendere le persone più consapevoli, più responsabili e più libere. Se mancano questi presupposti e questi obiettivi la televisione è soltanto una scatola piena di fili elettrici e di valvole».

 

I massimi dirigenti della Rai e i politici della Commissione di Vigilanza hanno dimostrato di essere ignari di tutto questo comportandosi come dei perfetti apprendisti stregoni. Quello che sorprende di più è l’ingenuità commessa anche da Berlusconi grande comunicatore, uomo delle televisioni, perfetto conoscitore del mondo dei media. Una ingenuità che, anche sulla scia delle piazze del popolo viola, ha finito per consegnare nelle mani di Santoro e soci le armi che gli mancavano.

Con il rischio che ora il populismo di sinistra attecchisca davvero e meglio di come non avvenne qualche anno fa con i girotondi di Nanni Moretti.

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