DAITARN 3/ Il robottone più simpatico e più moderno, con tanto di veline al seguito

- Gabriele De Risi

Prima della pausa per le vacanze estive, GABRIELE DE RISI ci parla di Daitarn 3, uno dei più famosi robottoni della storia degli anime

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Dai buttati, mica avrai paura?. Lo sai che non mi piace fare queste cose. Fai come Daitan!. Guarda che si dice Daitarn, con la R. Io lho sempre chiamato Daitan. Ti dico che si chiama Daitarn 3!. E il due e luno dove sono finiti?

 

Questo era il discorso che facevamo io e la mia amica Silvia, in procinto di scavalcare il muro della festa dellUnità di Reggio Emilia, nel 1998! Avevamo dimenticato il portafogli tutti e due e lunico modo per vedere i Subsonica, allora gruppo sconosciuto, era quello di comportarsi da perfetti ladruncoli di periferia.

Ovviamente quello che aveva paura di buttarsi ero io. Alla fine, armato di coraggio, ho fatto il grande salto strappandomi i pantaloni! Sembravo davvero uno scappato di casa, sporco di terra e con un taglio verticale che partiva dal ginocchio e arrivava alla caviglia.

Silvia, devi sapere che il Daitarn 3 funziona a energia solare, secondo me non funziona di notte, a meno che abbia delle batterie energetiche molto potenti. Interessante si dice Daitan. Ancora con questa storia?.

Daitarn 3 è sicuramente il Robot più simpatico della storia dellanimazione giapponese. Era lunico che faceva smorfie e sorrisini e ogni tanto ballava e assumeva posizioni bizzarre. Il suo pilota, Haran Banjo, è stato votato come il pilota più sexy di tutti i tempi. Nonostante i capelli verdi laccatissimi, Banjo aveva un stuolo di fan e ammiratrici. Le sue due pretendenti più famose erano Beauty e Reika: la bionda e la mora, praticamente le veline del Daitarn 3. Erano le assistenti personali di Haran Banjo che, insieme al ragazzino Toppi e al maggiordomo Garrison Tokida, formavano una delle squadre più affiatate delle serie robotiche.

I Meganoidi erano i cattivi di turno, anche loro personaggi cult della serie. La storia narra di un certo professore, Haran Sozo, promettente scienziato, che vive su Marte con la sua famiglia e che cerca di creare una nuova razza robotica, i meganoidi appunto. Quando questi robot prendono coscienza, si ribellano e uccidono il loro creatore con la moglie e uno dei due figli.

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L’unico che riesce a fuggire è Haran Banjo che, a bordo di un missile enorme e carico dei componenti del Daitarn, arriva sulla terra pronto per creare una resistenza e sconfiggere i Meganoidi. Banjo dovrà convivere con l’odio verso il padre, unico motivo della morte della sua famiglia. Si porterà dietro questo fardello per tutta la serie, quando invece sarebbe bastata una bella seduta psicanalitica.

 

Daitarn resta comunque, un cartone animato molto divertente e ricco di scene surreali e comiche.

Nonostante la storia sia tragica e a volte cupa, lo spettatore è sempre divertito dagli esilaranti siparietti dei protagonisti e dalle buffe mosse del Robot.

 

Io, alla festa dell’Unità, avevo solo paura che mi controllassero il biglietto. Silvia continuava a rincuorarmi, dicendomi che nessuno ci avrebbe chiesto nulla. Il concerto stava per iniziare. Dentro una tenda da campeggio, c’ eravamo solo io e Silvia, i Subsonica e quattro punkabbestia, che si dimenavano come dei galli in un pollaio.

 

“Gabry forse è meglio se ce ne andiamo di qua, tanto non c’è nessuno”. “Guarda che sono bravi, ho anche comprato il loro cd”. “Io preferisco le cassette dei cartoni animati che mi hai fatto sentire in auto”.

 

Durante il concerto, Silvia continuava a intonare le sigle dei Cavalieri del Re e di Cristina D’Avena.

Doveva esserci qualcosa di strano nell’aria quella sera, perché ad un certo punto Samuel (cantante dei Subsonica) disse al microfono: “Questa la conoscete!”. “Silvia stai sentendo? Non è possibile…”. “Sì, vuoi dire che ci ha sentito?”.

 

Il Daitarn dovrebbe essere il robot più alto della storia dei cartoni animati, insieme a Danguard. Il vero padre è Yoshiyuki Tomino, creatore anche della Stella della Senna e di varie serie di Gundam, mentre suo “cugino” è Zambot 3, il robot che aveva una luna sulla fronte. Famosi sono i loro colpi letali, l’attacco solare per Daitarn e quello lunare dello Zambot. Le mie armi preferite sono il ventaglio e lo scudo, che ricordano i tipici accessori delle geishe giapponesi.

 

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La formula che recita Haran Banjo prima d’ogni suo attacco è diventata una frase di culto, ma soprattutto la sigla fu all’epoca un successo straordinario, scritta dal mitico duo Albertelli Tempera e cantata da i Micronauti. I Subsonica quella sera stavano proprio cantando questa sigla! La mia amica Silvia era scioccata, metà del pubblico stava vomitando denti a furia di darsi gomitate in faccia e questi intonavano canzoni per bambini. Dei veri geni.

GUARDA LA SIGLA

DI DAITARN 3

 

 

In rete o nei negozi specializzati potrete trovare il nuovo modellino del Daitarn 3, edito dalla Soul of Chogokin, azienda specializzata nella riproduzione fedele dei robot più famosi in Giappone.

 

A fine concerto un signore dello staff ci ha avvicinato. “Scusate ragazzi avete i biglietti?”. Lo sapevo che finiva così!. “Allora ragazzi i biglietti ce li avete o no?”. “Ce li hanno rubati quegli squatter sotto il palco, quelli vestiti da meganoidi”.

 

E’ ora di partire per il mare, quindi a bordo della mia Match Patrol, il mezzo di locomozione di Haran Banjo, girerò l’Italia cercando nuovi spunti per i racconti. Vi auguro buone ferie e nuove serie! Ci rivediamo a settembre!

 

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