FESTIVAL DI VENEZIA 2010/ Sandro Bondi: I finanziamenti sono dello Stato. Metterò becco nella scelta della giuria

- La Redazione

 Il ministro della Cultura Sandro Bondi, in polemica con il Festival del Cinema di Venezia, contesta la scelta del presidente di giuria, del direttore della mostra, e dellassegnazione dei premi e promette che, dal prossimo anno, ci metterà becco pure lui.

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Il ministro della Cultura Sandro Bondi, in polemica con il Festival del Cinema di Venezia, contesta la scelta del presidente di giuria, del direttore della mostra, e dellassegnazione dei premi e promette che, dal prossimo anno, ci metterà becco pure lui.

Dopo lassenza al Festival di Cannes, il ministro della Cultura Sandro Bondi polemizza duramente con il Festival del Cinema di Venezia. «Visto che i finanziamenti sono dello Stato, d’ora in poi intendo mettere becco nella scelta dei membri della giuria del Festival, ha detto. Secondo il ministro «i risultati del Festival costringono tutti ad aprire gli occhi e fare autocritica. Duro, poi, il commento sui giudici del Festival, in particolare nei confronti del presidente della giuria, il regista americano Quentin Tarantino, e di Marco Müller, il direttore della mostra: «Tarantino è espressione di una cultura elitaria, relativista e snobistica. E la sua visione influenza anche i suoi giudizi critici, pure quelli verso i film stranieri, ha detto. « Müller ha continuato – è come un allenatore di calcio: innamorato dei propri schemi fino al punto di non privilegiare i talenti e le novità che sono sotto gli occhi di tutti.

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Non si fanno attendere le reazioni dal mondo dello spettacolo. Tra gli altri, il regista Gabriele Salvatores, in giuria a Venezia, si dichiara basito, «non so che dire, sarà una delle tante uscite del ministro», mentre Mario Monicelli, che nel 2003, quando fu presidente di giuria a Venezia venne attaccato per non aver dato il Leone a Bellocchio per Buongiorno Notte, dichiara: «lo meritava, ma l’establishment mi fece a pezzi», e le parole di Bondi sono «il segno dei tempi, l’espressione di quell’autoritarismo che non vorrebbe lasciare libertà a nessuno, né agli artisti né alle giurie», sottolineando anche l’assenza del ministro sia a Cannes che a Venezia. Paolo Ferrari, poi, amministratore delegato della Warner Bros Italia, è ancora più duro: «una cosa del genere – dice – non poteva essere concepita nemmeno al tempo del Minculpop. Il direttore che sceglie i film deve scegliere anche la giuria. Altrimenti il passo è breve: prima scegliamo la giuria, poi imponiamo i premi».

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