MAMMA MIA! MUSICAL/ L’attore Verzicco: così abbiamo portato un pezzo di Broadway in Italia

- int. Giuseppe Verzicco

Mamma mia! è il musical di Broadway che sbarca ora in Italia. Un successo internazionale, per far scoprire ai giovani il teatro. Perché – spiega GIUSEPPE VERZICCO – al di là degli attori, bravissimi, di Amici, c’è un mondo sul palco ancora sconosciuto

Giuseppe_verziccoR375_20sett10

Giuseppe Verzicco sarà Sky nel musical angloamericano Mamma mia! che sbarca a Milano al Teatro Nazionale dal 24 settembre 2010. Una versione made in Italy, dove il suo personaggio punta a divertire il pubblico, ma allo stesso tempo affronta seriamente le questioni più importanti della propria vita, la famiglia, le amicizie, il matrimonio, ecc. Ecco quel che ha raccontato a ilsussidiario.net

Mamma Mia!: il grande musical di Broadway sbarca in Italia. In che modo quest’opera di origine anglosassone è stato italianizzata, a parte la traduzione delle canzoni?

In realtà, l’italianizzazione dello spettacolo viene quasi spontanea: io credo che in ogni paese, un attore porti con sé un bagaglio di esperienze proprie della nazione in cui vive.  Un personaggio come Chiara Noschese, o come Elisa Lombardi, come Gipeto e tutti gli altri che fanno parte del cast vengono da un retroterra culturale e teatrale italiano e portano con sé una gestualità, un certo modo di porgere le parole, di raccontare la loro storia tutto italiano. Quindi anche se il testo è rimasto all’incirca o stesso, e la traduzione è stata molto accurata (l’adattamento dalla sceneggiatura originale è di Alice Mistroni), credo che sia stato proprio il modo con cui ognuno di loro ha affrontato il personaggio che l’ha reso italiano. E comunque, alcune battute sono state cambiate per essere più adatte al pubblico italiano.

E questo vale anche per te, e per il tuo personaggio.

Il mio personaggio (Sky) in realtà non è stato molto cambiato: oltre a essere molto forte, rispettoso delle regole e dei valori dell’amore, della famiglia, spero possa essere anche divertente.

Molti critici hanno parlato di una sensazione di brio, di leggerezza che trasmette questo musical.

Se ne è molto parlato ed effettivamente lo spettacolo scorre, anche per chi lo guarda da dietro le quinte, molto velocemente. Sembra quasi che la sceneggiatura sia stata pesata fino all’ultimo vocabolo, per far sì che ogni singolo testo, ogni singola parola avesse un peso preciso all’interno dello spettacolo, in modo che la gente non si potesse mai annoiare. Si racconta qualsiasi cosa in questo musical, dall’amicizia, all’amore per un figlio, al matrimonio…

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA >> QUI SOTTO

Rispetto ai grandi musical degli anni ’70, che hanno fatto la storia di questo genere, le proposte di oggi cercano un pubblico più giovane, usando spesso anche materiale televisivo (High School Musical, Hello Kitty, Il mondo di Patty). In questo senso, Mamma mia! si pone forse come via di mezzo, perché ha una storia illustre ma è rivolto a un target giovanile.

Mamma mia! nasce come spettacolo di teatro e poi diventa film. La sceneggiatura originale viene scritta per il teatro; proprio perché funzionava in teatro l’hanno voluta portare al cinema per renderla conosciuta al grande pubblico. Poi, il fatto che ci siano delle produzioni, come Stage Entertainment, che propongono spettacoli che permettano ai più giovani di conoscere il teatro è solo positivo, una vera novità. Il fatto che i bambini e gli adolescenti, possano avvicinarsi al musical in questo modo credo che sia una delle cose più belle, perché poi la gente ricorda e inizia a farsi una sorta di prospetto qualitativo, di quello che gli piace e che non gli piace, e quindi giudica a suo modo il prodotto e questo permette che venga migliorata la qualità. Mamma mia! può portare a teatro sia adulti che giovani della mia età, perché racconta del matrimonio tra due ragazzi di vent’anni – oggi come oggi è molto difficile vedere due ragazzi con un amore così l’uno per l’altro – e dell’amore profondo che Sophie ha per suo padre. È un musical anomalo, attira gente di tutte le età, ed è anche per questo che ha avuto un grandissimo successo.

Infatti, è un grande successo di pubblico, è un campione di incassi in tutto il mondo.

Si spera anche in Italia. Non tanto per me, quanto per i miei colleghi. Io ancora sono molto giovane, ho tanto da imparare e non è modestia questa ma è la verità. C’è talmente tanta qualità artistica nel cast che davvero c’è solo da apprendere.

E’ un cast davvero eccezionale, certamente all’altezza di quello di Broadway: questo sicuramente ti sta cambiando, ti sta facendo crescere, no?

Mamma mia! È proprio il caso di dirlo. Il fatto di trovare i tuoi miti all’interno di un cast come questo e rendersi conto che sono delle persone normalissime fuori dalla scena è proprio un’esperienza eccezionale. Ci siamo veramente tanto divertiti in questo periodo insieme, ovviamente con tanta professionalità.
 

PER CONTINUARE A LEGGERE L’ARTICOLO, CLICCA >> QUI SOTTO

Sembra esserci davvero grande armonia tra di voi. In particolare c’è un rapporto molto forte tra Chiara Noschese (41 anni, nel musical interpreterà Donna) e Elisa Lombardi, (26 anni, nel ruolo di Sophie), si potrebbe dire quasi materno da parte della Noschese.

Sì, tra loro c’è un rapporto molto bello, nato fin da quando Elisa ha lavorato per la prima volta con Chiara molti anni fa. È come se l’avesse vista crescere, quindi in questo caso c’è veramente un grande affetto, sono grandi amiche, c’è molta complicità.


A proposito di Chiara Noschese, ci possiamo aspettare che sarà all’altezza di Meryl Streep?

Meryl Streep, come anche la stessa Chiara ha detto in conferenza stampa, è un mostro sacro. Io comunque credo che lei sia all’altezza e spero che tutti quanti in Italia se ne siano accorti e che sempre di più ci si renda conto che c’è gente che fa teatro con il cuore, con passione e con tanta verità: lei è una di queste, ma anche tutti gli altri che fanno parte di questo cast o di altri con cui ho lavorato, come “Cats”. E per questo mi sorge spesso una domanda: perché queste persone non si ritrovano a affrontare lavori che vengano riconosciuti anche dal grande pubblico, attraverso la televisione o attraverso il cinema? Queste sono domande che mi pongo e continuerò a pormi.

Parliamo per un attimo proprio di televisione, di talent show. Molti ragazzi di Amici li rivediamo nei cast di vari musical in tournee per l’Italia. Secondo te questi format si possono ritenere veramente formativi a livello artistico? Rappresentano una reale opportunità per i ragazzi che partecipano, aldilà della popolarità momentanea data dal mezzo televisivo?

Io ho anche lavorato con molti di loro, e ti dico quello che ho pensato. Amici è un caso bellissimo tra i talent artistici che ci sono in Italia, è una vetrina molto bella. Però vorrei che il pubblico capisca che quello è solo una parte del teatro in Italia, che c’è gente che esercita il suo corpo sul palcoscenico tutti i giorni, brava almeno quanto i ragazzi di Amici, e che fa questo lavoro da tanto tempo. Amici dovrebbe essere quella vetrina che invita la gente a farsi un’idea di quello che è il panorama artistico italiano, sia in positivo che in negativo. Spero che tutte queste trasmissioni che ci sono adesso in Tv – e che anche io guardo, sono sincero – siano un invito per la gente a scoprire questa realtà.

(A cura di Camilla Mereghetti)
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori