LA DONNA CHE CANTA/ Una Odissea moderna che smonta le certezze della vita

- La Redazione

Il film del regista canadese Denis Villeneuve, spiega MARCO BOLSI, racconta il viaggio di due fratelli gemelli alla scoperta di un oscuro passato

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Una scena del film La donna che canta

in uscita domani nelle sale italian, La donna che canta (Incendies), quarto lungometraggio del regista quebecchese Denis Villeneuve distribuito da Lucky Red. La pellicola è ispirata allopera teatrale Incendies del drammaturgo canadese Wajdi Mouwad, interpretata per la prima volta in Francia nel 2003 e rappresentata successivamente anche in Canada, Stati Uniti, Europa e Australia.

Presentata al Roma Europa Festival lo scorso autunno, La donna che canta debutta in Italia sotto i migliori auspici, dopo aver ottenuto il riconoscimento come miglior film canadese al Toronto International Film Festival ed essendo stato scelto per rappresentare il Canada agli Oscar 2011. Oltre ad essere stato premiato alle Giornate degli Autori di Venezia 2010, recentemente lAssociazione di Critici Canadesi lha promosso come miglior film 2010.

La pellicola, che è una co-produzione Canada-Francia girata tra il Quebec e la Giordania, narra del viaggio di due fratelli gemelli, Jeanne e Simon Marwan, alla scoperta di un oscuro passato circondato da segreti e misteri che cambierà per sempre la loro vita. Alla morte della madre Nawal, il notaio Lebel legge ai ragazzi le ultime volontà della donna: il suo corpo potrà ricevere un funerale religioso solo se i figli riusciranno a trovare il padre, che credevano morto, e un fratello di cui ignoravano lesistenza; a questi dovranno consegnare due lettere che permetteranno finalmente di spezzare quella catena di odio che si era formata intorno alla famiglia Marwan.

Jeanne decide subito di partire per il Medio Oriente, accompagnata dalla speranza di far luce sul passato della madre che era sempre stato avvolto da silenzi e reticenze. Simon, invece, appare indifferente e distaccato dallopportunità che ha di conoscere la verità, ma poi per amore della sorella la aiuterà a decifrare i pochi indizi che hanno a disposizione. Inizia così un lungo cammino in cui presente e passato si intrecciano di continuo ricostruendo lentamente pezzo per pezzo la vita di Nawal, fatta di tragedie, dolori e odio, ma anche del coraggio di una donna che ha saputo affrontare a testa alta i soprusi e le ingiustizie di una guerra violenta e infuocata.

La ricerca procede per tappe, ognuna delle quali scandita da un titolo in rosso che appare sullo schermo, una sorta di Odissea moderna macchiata del mito di Edipo in cui i protagonisti ripercorrono i luoghi che conservano ancora le tracce della madre scomparsa. Da Montreal al Libano, Jeanne e Simon attraverseranno deserti e villaggi, incontreranno persone amiche e nemiche, fino a concludere quella ricerca iniziatica con una scoperta choc: a volte anche le certezze date per scontate possono essere facilmente disilluse e non è sempre vero che uno più uno faccia due.

 

Il film, finanziato da Telefilm Canada e da Sodec (la Società per lo Sviluppo delle Imprese Culturali del Quebec), ha il merito di promuovere a livello internazionale alcuni dei volti più noti nel panorama cinematografico quebecchese. Oltre alla belga Lubna Azabal (famosa per il thriller Paradise Now), nel cast troviamo Mélissa Désormeaux-Poulin, Maxim Gaudette e Rémy Girard (Les invasions barbares, di Denys Arcand).

 

(Marco Bolsi)

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