L’INFEDELE/ Gad Lerner tra spread e Big Bang descrive i mali della politica

- La Redazione

Lo spread si è mangiato la politica. Questo lo slogan che campeggia sulla schermata de L’infedele, programma di approfondimento politico di La 7, condotto da Gad Lerner

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Immagine d'archivio

Ieri sera a Linfedele, programma di approfondimento politico di La 7, erano ospiti in studio la presidente del PD, Rosy Bindi, lo scrittore-giornalista Michele Serra, il fondatore della Casa della Carità di Milano, don Virginio Colmegna, lanimatrice del movimento degli indignados (associazione A sud, draghi ribelli), Marica Di Pierri, lassessore allo Sviluppo economico del Comune di Milano, Cristina Tajani, leconomista Roberto Perotti dellUniversità Bocconi, la giornalista Maria Teresa Meli del Corriere della Sera. In collegamento da Venezia anche il filosofo Massimo Cacciari.

Lo spread si è mangiato la politica. Questo lo slogan che campeggia sulla schermata del programma di Gad Lerner, che parte senza troppa verve con una Rosy Bindi che parte a testa bassa con una difesa del suo operato politico che sembra abbastanza dufficio. Poi Cacciari dice viviamo in una crisi più sostanziosa, non si capisce bene rispetto a cosa, e le telecamere impietose inquadrano una Rosy Bindi già annoiata quando il filosofo propone governi di larghissime intese, perché né il centro destra né il centro sinistra risolveranno i nostri problemi () perché i problemi non sono risolvibili da governicchi. E Lerner si domanda, chi può farcela a fare questo governo di salute pubblica? Che cosa può dare forza per prendere provvedimenti vigorosi?. Dopo lo stacco pubblicitario veniamo accolti dalle note della prima arpa della Scala di Milano, Luisa Prandina, accompagnata dal primo fagotto Gabriele Screpis. Nel corso della serata eseguiranno: laria Una furtiva lacrima da LElisir damore di Gaetano Donizetti, tema e variazioni per arpa di Carlos Salzedo;, lAllegro dal Concerto per arpa di Georg Friederich Handel. E la vicepresidente Bindi dice Non è vero che il Partito democratico è diviso, arrampiacandosi abbastanza sui vetri dopo il week-end renziano del Bing-bang. Quindi decide di giocare la partita più che sullunità programmatica, sul richiesta di governo di unità nazionale. Cioè, mandare a casa il Premier Berlusconi. Lerner chiede: Per voi cambia qualcosa se cè al governo Berlusconi o un tecnico (Monti, Montezemolo?. Non è questione di nomi dice Cacciari, se lui resiste nonostante tutto e le opposizioni non sono in grado di farlo cadere, si arriverà al 2013 e poi elezioni. E rilancia il problema sono la pesantezza delle questioni da affrontare! Nessun governo del 51% sarà mai in grado di reggere. E Gad Lerner truffaldino domanda alla Bindi, ma chi ve lo fa fare adesso, lasciatelo (Berlusconi ndr) nel diluvio e poi andate a vincere le elezioni Rosy scuote la testa incerta. Quindi interviene lindignata in veste di novella filosofa il problema è la sovranità che ha un paese. Gli italiani sono stanchi di sentirsi che la soluzione sono i tagli e lausterity. Poi Cacciari dice che Guido Rossi, citato senza essere nominato dal conduttore, dice scemenze, ma è daccordo con te! gli fa notare sarcasticamente Gad Lerner. io dico come un partito di centrosinistra applica quella lettera (della BCE ndr) con una mediazione politica. Colmegna arrabbiato, quasi infastidito dallatteggiamento bindiano, interviene dicendo: bisogna dare il senso della crisi che stiamo vivendo. strutturale, è forte. La gente fa fatica a tirar la fine del mese. Il programma stenta a decollare, in questo mix, non troppo riuscito, tra tecnici, filosofi, accademici, politici e società civile… poi una discussione niente male tra lindignata e il professor Perotti che provano a trovare una soluzione in dieci minuti per risolvere il problema del debito pubblico: si raggiunge lapice quando il professore bocconiano dice che neanche a lui piacciono troppo le banche e chiude la discussione con un caustico non diteci torniamo al baratto.

La puntata torna sonnacchiosa, poi l’intervista politica di Lerner a Cacciari, che torna a chiedere un governassimo, un governo di ampia maggioranza, del presidente, “un Monti, non un Montezemolo. E poi se Berlusconi non se ne va è un disastro”. E ancora “io sarei interessato che nel PD sorgessero delle forze realistiche, non demagoghi o demagoghini” e Lerner lo sfida a fare i nomi e subito sposta il tema su Renzi e sulla Leopolda. E Cacciari “Renzi è il simbolo di un effettivo malessere, il PD è un partito non nato. Renzi esprime una tendenza che spero possa anche emergere, anche se il suo stile è diverso e lontano dal mio. Le sue tendenze populistiche però mi lasciano perplesso”. Poi chiede: “veri congressi! Non le primarie, non servono per formare una classe dirigente”. E poi Cacciari dichiara lapidario “io oggi con le primarie voterei Chiamparino”. E la Bindi, stizzita, senza accorgersi di avere il microfono mezzo acceso si lascia sfuggire un “… e adesso abbiamo un altro candidato…”. Alla fine un lavoratore precario dà la soluzione al problema della crisi: “dobbiamo incazzarci tutti…” e l’indignata sfodera il tema delle spese militari, con annessa ovazione del pubblico. Rosy Bindi condivide, in parte e suggerisce di “dare regole a tutti, perché in questo Paese è saltato tutto”. Infine Lerner lancia il metodo “sinistra-centro” che ha vinto a Milano e Napoli e di non ripetere l’errore 

L’immagine che esce dalla puntata è quella di una platea di sicuro variegata, anche se quasi tutta nel campo del centro-sinistra a dir la verità. Il conduttore Gad Lerner ha provato a dare una scia agli interventi ma si è passati da un tema all’altro (la crisi, il PD, Renzi, la politica, ecc…) con troppa frenesia e poco ordine. Chi guarda è spaesato (a volte addirittura annoiato forse) e anche quando si è provato ad entrare un po’ più nel merito delle questioni (lodevole tentativo!) spesso rischia di cadere in un esercizio retorico fine a se stesso, lontano dalla realtà effettiva delle cose. E il tempo sullo schermo scorre via senza brio.

 

(Remo Grigioni)

 

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