SERVIZIO PUBBLICO/ Fitoussi: Monti non è un supereoe. Santoro: La politica deve stare defilata?. Puntata 1 dicembre 2011

- La Redazione

La sintesi della quinta puntata del talk politico condotto da Michele Santoro, che ieri sera ha ospitato Brunetta e Cofferati e ha proposto in esclusiva l’intervista a un grande economista

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Immagine d'archivio

Servizio pubblico – Nell’anteprima di Servizio Pubblico, andato in onda giovedì 1 dicembre 2011, Michele Santoro rileva l’aria di nostalgia per la lira che tira in Italia, un’aria che sa più di prova elettorale che di vero interesse, specie se il governo Monti si dovesse arenare. Per superare la crisi, afferma Santoro, in trasmissione si era proposto che gli italiani si prendessero un pò di debito pubblico, ma la proposta è stata ignorata. Al conduttore di Servizio Pubblico sarebbe piaciuto conoscere l’opinione di Bersani in proposito, ma questi non si è pronunciato, affermando solo di aspettare cosa abbia intenzione di fare il governo Monti, Affermazione che non si distacca molto da quella di Berlusconi, allora, si domanda Santoro, è proprio necessario che la politica stia così defilata in questo momento. Non sarebbe preferibile che girasse le piazze per dire la sua? Dopo il padre indignato e la copertina, Santoro domanda a Brunetta del Pdl cosa ne pensi della patrimoniale e se ritiene possibile un ritorno alla lira.

Brunetta non ritiene che la patrimoniale rappresenti la strada giusta per risolvere la situazione italiana, probabilmente sarebbe un buon metodo per fare cassa, ma non rilancerebbe la crescita. Afferma di essersi sempre scontrato, quando era al governo, con Tremonti che prestava maggiore attenzione al risparmio piuttosto che alla crescita. Ritiene, inoltre, che la patrimoniale possa danneggiare le imprese, le maggiori detentrici di patrimoni in Italia. Si dice favorevole ad una riforma della previdenza con l’abolizione delle pensioni di vecchiaia, mentre abolisce il blocco dell’adeguamento delle pensioni al costo della vita.

Sull’abolizione delle pensioni di vecchiaia è di diverso parere Sergio Cofferati, del Pd, che ritiene rappresentino una fetta piccolissima e quindi irrilevante delle pensioni e che, soprattutto, riguardino persone che hanno iniziato a lavorare a 15 anni e che vanno in pensione con 41 anni e 3 mesi di lavoro. Ricorda le parole ripetute continuamente in questi giorni: equità e crescita e si domanda dove vi sia equità nel ragionamento di Brunetta che ritiene non si debbano far pagare i ricchi possessori di patrimoni a discapito di lavoratori e pensionati. A parer suo le risorse vanno cercate dove vi sono ricchezze, ad esempio applicando, a livello europeo, una tassa sulle speculazioni finanziarie che favorirebbe la raccolta di fondi e scoraggerebbe le speculazioni. Dopo l’intervento di Cofferati, Giulia Innocenzi propone un intervista a Jean Paul Fitoussi, professore francese e della Luiss a Roma.

Nella prima parte dell’intervista il professore afferma che Monti non è un supereroe in grado di risolvere la crisi, ma che ci sia bisogno di una banca forte. Ritiene che una patrimoniale potrebbe essere una buona misura se adottata in tutta Europa, cosa che non avverrà, infatti in Europa chi aumenta le tasse cade. Alla fine a pagare sono sempre gli stessi, i meno ricchi perché più facilmente reperibili. Secondo il banchiere Claudio Costamagna, l’incertezza pesa sui mercati. Il banchiere ritiene che una patrimoniale possa aver senso solo se adottata a livello europeo altrimenti favorirebbe solo il trasferimento dei possessori di patrimoni in stati meno esigenti.

Santoro interpella una ragazza del movimento degli studenti che afferma che bisognerebbe rifiutare di pagare gli interessi sugli interessi del debito pubblico e risalire a chi il debito l’ha contratto per farglielo pagare. Brunetta concorda con la ragazza relativamente agli interessi sugli interessi e sostiene la sua convinzione di dover posticipare l’età della pensione, calcolando che oggi, un pensionato grava per 10 anni su altre persone, i giovani. Lo contraddice energicamente Cofferati che ricorda di quanto i giovani non possano sopportare alcun peso perché l’incertezza del lavoro li porta a non aver nessuna garanzia di pensione.

E’ il momento di Travaglio il cui intervento sarà diviso in due parti. Il giornalista sottolinea la necessità che la stampa faccia informazione, soprattutto oggi quando vi è un governo appoggiato dal 90% della politica ed un’opposizione costituita solo dalla Lega nord. Invece i giornali italiani sono impegnati nella cronaca minuto per minuto delle giornate di Monti, del quale viene sottolineata, fino all’esasperazione, la sobrietà. Sulla presunta inerzia dell’informazione e sul suo servilismo al potere, si oppone Massimo Giannini de La Repubblica che ricorda gli interventi di Boeri su Passera. Il giornalista si pronuncia sui provvedimenti che prenderà il governo che trova a questo punto scontati e sul valore delle parole equità, rigore e crescita: la patrimoniale non si farà perché scontenterebbe il Pdl, vi sarà una revisione del sistema previdenziale, l’unico nodo non sciolto è quello relativo ai provvedimenti che verranno presi per la crescita. (continua alla pagina seguente)

Il dibattito prosegue con Costamagna che ricorda la peculiarità dell’Italia che distingue la ricchezza patrimoniale dalle altre ricchezze dal punto di vista fiscale e con Nunzia Penelope, giornalista, che ci ricorda i numeri e le conseguenze dell’evasione fiscale. Cofferati ricorda che se il governo continuerà a raccogliere soldi per destinarli solo a colmare il debito pubblico, non si assisterà mai alla crescita. Nella seconda parte della sua intervista Fitoussi ricorda come l’Europa sia in piena recessione e di quanto sia necessario vedere se reggerà o esploderà sotto il peso della crisi. Da un’austerità fine a sè stessa, che modifica continuamente il patto sociale senza guardare il futuro, non potrà scaturire altro che un’austerità ancora più dura.

Una possibilità potrebbe derivare dal prestito forzoso che consentirebbe al paese di dire ai mercati che non sono necessari. Il problema è, secondo Fitoussi, che si parla dei problemi nella stessa maniera in cui se ne parlava prima della crisi, e questo non porterà a niente. La trasmissione prosegue sul tema dei provvedimenti da prendere per risolvere la crisi, a proposito del tema dell’equità è interessante il servizio, mandato in più riprese quasi fino alla fine del programma, che confronta il salvataggio del gruppo Ligresti e l’impegno profuso dalle banche, soprattutto da Unicredit , e il massacro, da parte delle banche di un piccolo imprenditore. La puntata si conclude con Vauro che, smessi i panni del padre indignato, ci offre le sue divertenti e pungenti vignette

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