VENTO DI PRIMAVERA/ Dura e toccante ricostruzione di una pagina storica poco nota

- Emanuele Lisi

In Vento di Primavera, ora nelle sale italiane, la comunità ebraica di Parigi in uno scorcio dell’estate del 1942. La recensione di EMANUELE LISI

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Una scena di Vento di primavera

E lestate del 1942 . La comunità ebraica di Parigi vive in tranquillità sulla collina di Montmatre, nonostante la stella di David che ognuno di loro deve portare appuntata sul petto la esponga allo scherno dei cittadini. Una minaccia ben più grave sta però per abbattersi su di loro: uninattesa retata della polizia la notte del 16 luglio. Tredicimila persone, tra cui moltissimi bambini, vengono dapprima rinchiuse nel Velodromo dInverno (ben ricostruito in Ungheria), poi condotte al campo di Beaune La Rolande, dove tra privazioni e maltrattamenti attendono ignare il loro destino, la deportazione in Polonia.

La pellicola, che la regista francese Rose Bosch aveva in mente da oltre un decennio, si articola in tre grandi momenti: la quiete della quotidianità a Montmartre, la reclusione forzata vissuta con stupore e sgomento, e la vita nel campo, tra rassegnazione e paura, fino al terribile momento della partenza per i campi di concentramento polacchi, quando i bambini vengono separati dai genitori. Parallelamente, vengono ricostruite le fasi dellaccordo tra il Governo di Vichy e la Germania di Hitler. A fare da contrasto con la durezza dei fatti narrati, rivive in alcune scene anche la quotidianità dello stesso Hitler, che scherza con i suoi ospiti sulla terrazza del Berghof.

LOlocausto non è certo un soggetto nuovo per il cinema, si potrebbe quasi dire inflazionato. Questo film però vale una visione già solo perché fa luce su una realtà, quella dei campi di concentramento francesi, finora quasi sconosciuta. Inoltre la regista, come già accaduto ne Il bambino con il pigiama a righe di Mark Herman del 2008, sceglie come punto di vista principale quello dei bambini, ai cui occhi la crudeltà degli adulti appare incomprensibile.

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Accolto con grande favore dal pubblico francese, “Vento di primavera” si può definire un racconto insieme corale ed individuale. La Bosch, anche sceneggiatrice, pur attraverso una narrazione a più voci riesce a non trascurare le singole personalità, sia dei bambini che degli adulti, facendo sì che il film ruoti intorno ai suoi personaggi.

Il cast, punto di forza insieme alla ricostruzione accurata e l’eccellente scenografia, vede l’accostamento tra esordienti e nomi famosi, come Jean Reno nei panni di un dottore dal cuore buono ed una sempre più brava Mélanie Laurent in quelli di una coraggiosa infermiera. Da segnalare la presenza di Gad Elmaleh, spassoso protagonista di “Una top model nel mio letto”, qui nel ruolo di un padre di famiglia ebreo, sicuramente lontano dalle sue corde.

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