ANIMALS UNITED/ La favoletta ambientalista dove luomo è un nemico masochista

- Ilenia Provenzi

Il nuovo cartoon sugli animali cerca di sensibilizzare i bambini sul rispetto dellambiente, ma come spiega ILENIA PROVENZI, ha alcune pecche

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Una scena del film Animals United

Se un tempo fu Noè a costruire la barca per salvare le diverse specie animali dal Diluvio Universale, oggigiorno agli animali non resta che salvarsi da soli. Animals United, cartoon di produzione tedesca con il contributo del Wwf, racconta i problemi ambientali che interessano il nostro pianeta dal punto di vista di chi ne subisce le conseguenze senza poter intervenire, ovvero le specie animali a rischio di estinzione.

Cosa succederebbe se manguste, leoni, giraffe, bufali, canguri e orsi polari potessero entrare al Palazzo dellOnu e far presenti i loro problemi? Questa favoletta educativa (liberamente tratta dal romanzo La conferenza degli animali di Erich Kästner), piacevole e ben disegnata ma senza guizzi memorabili, parte da tale domanda per costruire una storia semplice, senza pretese, inferiore agli standard cui i capolavori Pixar, Disney e 20th Century Fox ci hanno abituato, ma pur sempre attuale e vera.

Sullo sfondo degli splendidi paesaggi del delta dellOkawango, in Botswana, Billy la mangusta e Socrates il leone aspettano con ansia la piena del fiume che, però, tarda ad arrivare: decidono così di mettersi in viaggio alla ricerca dellacqua, fino a scoprire che è stata bloccata da una diga costruita dalluomo. Durante il viaggio incontrano un bizzarro clan di animali provenienti da paesi diversi, un orso polare, un canguro australiano, un diavolo della Tasmania, un gallo francese e una decrepita ma tenera coppia di tartarughe delle Galapagos: tutti insieme andranno allattacco della diga e, quindi, delluomo, con laiuto di una bambina (linnocenza non ancora corrotta dal materialismo, perciò in grado di simpatizzare con la natura) e nella convinzione che lunione fa la forza. 

I danni inflitti dalluomo allecosistema sono rappresentati in modo diverso per ogni continente: il petrolio nelle acque delle Galapagos, i mozziconi di sigaretta gettati al suolo che provocano incendi nel deserto australiano, lo scioglimento dei ghiacci al Polo Nord e limpatto distruttivo dei progetti edilizi nella savana africana.

Lo sforzo di sensibilizzare adulti e bambini su un problema attuale e poco frequentato dal cinema è lodevole, così come la cura riservata ai disegni e alla costruzione dei paesaggi, che sembrano riprendere un documentario della National Geographic (e il 3D non è necessario per goderseli): sono questi i punti di forza di un film che, per il resto, ha ben poco di originale.

 

Un frequentatore del genere riconoscerà al volo citazioni dai successi americani: la diga sembra ripescata da Madagascar 2, il leone assomiglia a Simba del Re Leone, la mangusta simpatica e immatura è costruita chiaramente sul modello di Syd dell’Era Glaciale. Ma qui siamo ben lontani dal ritmo e dalla comicità dei modelli, il film si segue con un po’ di fatica e la vis comica dei personaggi di contorno, spesso più memorabili degli stessi protagonisti, è fiacca e scontata.

 

Anche la linea narrativa secondaria, costruita intorno al senso di inadeguatezza di Billy di fronte alle aspettative del figlio (che, influenzato dagli amici, accusa il padre di essere un buono a nulla perché non mantiene le promesse), non brilla per incisività.

 

Il guizzo del film sta forse nella coppia di tartarughe che, dopo più di 700 anni, è ancora innamorata come il primo giorno e si spegne nello stesso momento, come Filemone e Bauci nel mito raccontato da Ovidio nelle Metamorfosi (dove si trasformano in alberi). Depositaria della saggezza e di un mondo che non esiste più, la tartaruga Georgina si fa interprete del messaggio lanciato dal film ai suoi spettatori: l’uomo è come “un serpente che si ciba della sua stessa coda. Ma la Terra non appartiene all’uomo… non fu l’uomo a tessere la tela della vita, fu la Terra. Ciò che l’uomo infligge alla Terra, lo infligge a se stesso”.

 

Alla fine, la corazzata che marcia su Manhattan fino al Palazzo dell’Onu, dove finalmente anche gli animali potranno dire la loro alla conferenza sul clima (Animals United fa il verso alla denominazione completa dell’Onu, United Nations Organization), è una scena di sicuro impatto visivo: metaforicamente, significa che è tempo di rendere conto alla Natura delle nostre azioni. E su questo non c’è alcun dubbio.

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