PER SFORTUNA CHE CI SEI/ Un film a caccia del segreto che dà senso anche alla iella

- Maria Luisa Bellucci

Nelle sale italiane è arrivata una commedia francese, dal tono sentimentale, in cui il protagonista sembra affetto da una sfortuna cronica. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

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Una scena del film Per sfortuna che ci sei (Foto Ansa)

Spesso è solo una questione di punti di vista e non è detto che chi ti mette nei guai lo faccia volontariamente. No, non è la fiera dei luoghi comuni, solo gli argomenti principali di Per sfortuna che ci sei, una commedia francese e in qualche modo sentimentale che può, ma non necessariamente deve, essere vista.

Protagonista è Julien, o meglio la serie di casuali incidenti che da sempre travolgono le donne della sua vita. per questo che ha deciso di smettere. Di frequentare qualcuno, si intende. Perché è convinto di essere lui in persona il motivo di tanta iella riflessa. Ed è un paradosso terribile quanto doloroso per lui che ha fatto della sua professione – quella di consulente sentimentale – una ragione di vita.

Da quando, ancora bambino, di fronte alle litigate furiose di mamma e papà aveva trovato nelle sue arti oratorie la chiave della conciliazione. Come se tutto si potesse sistemare, sempre e comunque. Guardare una coppia fare la pace lo rende felice, non importa se il suo cuore è ancora solitario o se, alla fine, tutto è una menzogna. Perché è vero che la comunicazione è alla base di qualsiasi rapporto di coppia – che sia damore, di lavoro o di amicizia -, ma è altrettanto certo che non sempre il dialogo può risolvere i contrasti.

In quante delle coppie che Julien salva il lui e la lei di turno sono decisamente male assortiti? Quanto provvisoria e illusoria è la felicità che lui regala? Posticcia, per essere precisi, perché frutto di consigli da manuale. Ma, come si sa, lamore non è un insieme di regole. una questione di affinità elettiva. Di voler andare oltre, sfondare il muro più ovvio delle apparenze per nutrirsi dellessenziale.

Come fa Joanna, biondina dallo sguardo gentile con un sogno nel cassetto, quello di diventare una grande designer. Ma l’incontro con Julien e la iella di cui si fa rappresentante sembrano essere un insormontabile ostacolo al raggiungimento del suo obiettivo. Nonostante la sua sincera buona volontà nel credere che in fondo quella lunga serie di sfortune siano solo una sequenza voluta dal caso.

E qui subentra il luogo comune per cui nella vita dipende tutto da dove osservi i fatti. Perché in fondo in fondo è vero e Joanna, svegliandosi d’un colpo, lo capisce. Ciò che per altre donne era stata solo una brutta esperienza, per lei si trasforma nell’occasione che le cambia prospettiva. L’incontro con Julien, così, da nuvola nera diventa la Fortuna della sua vita.

Non per caso, stavolta, ma perché lei stessa, forse in nome di quell’affinità elettiva che è alla base dell’amore, riesce a vedere ciò che le altre non scorgevano nemmeno da lontano. Così l’amore è un incastro perfetto, due pezzi di puzzle che si abbracciano e non si lasciano più.

Queste buone intenzioni, però, non bastano a salvare in toto il film. Che si perde in una trama troppo semplice e piatta, si lasci stare se anche scontata. Oltre al fatto che il protagonista, Julien, cade quasi nell’oblio della sua stessa iella. Non fosse per quel suo viso da orsacchiotto e per il gusto un po’, ma nemmeno troppo, francese nel tono, ci saremmo già dimenticati di lui. E del film.

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