LOCARNO/ La vittoria di Giuliano Pisapia alle elezioni diventa un film

- La Redazione

Una docufiction per raccontare la vittoria di Giuliano Pisapia alle ultime elezioni amministrative. Si chiama «Milano 55,1 cronaca di una settimana di passioni.

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La stretta di mano tra Pisapia e la Moratti

Una docufiction per raccontare la vittoria di Giuliano Pisapia alle ultime elezioni amministrative. Si chiama «Milano 55,1 cronaca di una settimana di passioni ed è stata realizzata da Luca Mosso e Bruno Oliviero.

OPERA COLLETTIVA – Presentato come fuori concorso al festival di Locarno, ha un titolo che non è ispirato a un numero misterioso ma alla percentuale dei voti con cui il nuovo sindaco di Milano è stato eletto al ballottaggio. Oltre che al numero dei registi che hanno collaborato alla realizzazione del video, che è unopera collettiva basata su 100 ore di registrazioni, montate quindi da Carlotta Cristiani e Valentina Andreoli. Come scrive Stefania Ulivi su Corriere.it e Sette, l’idea è venuta a Mosso e Oliviero, e ha subito suscitato il consenso di altri registi di Filmmaker che si sono a loro volta impegnati per la realizzazione dellopera. Intervistato da Sette, Mosso ha spiegato che «il risultato del primo turno ci ha fatto capire che stava succedendo qualcosa di grosso. Fotografare il momento attraverso il documentario non è difficile, l’importante è essere nel punto in cui le cose succedono. Nei posti giusti con le persone significative. Tra i modelli del documentario cè «Milano giugno ’93, girato nelle settimane precedenti al ballottaggio tra Marco Formentini e Nando Dalla Chiesa.

BOERI E SALVINI – Il film di 18 anni fa, curato da Alina Marrazzi insieme a Marina Spada, Bruno Bigoni, Tonino Curagi, Giovanni Maderna, Paola Piacenza e Giovanni Calamari, è una sorta di prologo ideale a «Milano 55,1», i cui personaggi di spicco sono Stefano Boeri del Pd e Matteo Salvini della Lega nord. E dai due politici è arrivata una «disponibilità immediata, confermata nei fatti. Ci tenevo che fossero proprio loro due – evidenzia il regista Mosso -: entrambi sono più complessi di come appaiono, entrambi raccontano di una partecipazione politica forte». Pur con due caratteri molto diversi tra loro, quasi agli antipodi. Da una parte Salvini, sempre estroverso, molto diretto nel comunicare e talora sopra le righe, dall’altra Boeri, dallo stile pacato e quasi incapace di alzare i toni. Da un lato l’intellettuale progressista della Milano bene, dall’altra il più mediatico e il meno allineato degli esponenti del Carroccio. Il capolista del Pd, non a caso, appare nel documentario come «uno che aspetta i risultati a casa con amici e collaboratori, più puntato sulle relazioni, l’altro (Salvini, Ndr) in collegamento con la radio, più portato al corpo a corpo». Nel film sono ripresi nel corso di un comizio non programmato in via Vetere, nella zona delle colonne di San Lorenzo, con Boeri che regge il megafono al collega lumbard.

DAGLI ATTACCHINAGGI AI SALOTTI – Nel documentario Salvini appare inoltre mentre partecipa agli attacchinaggi notturni, lasciandosi andare a qualche battuta sulla vicenda, di per sé comica, di Gigi D’Alessio. La telecamera quindi stacca, e si vede Boeri nel salotto di casa che discute con moglie e figlio sul testo della lettera che invierà a Repubblica. Ma nel film compare diverse volte anche la redazione del Corriere della Sera, con le riunioni per cercare di comprendere che cosa sta succedendo a Milano e in tutta Italia. «Per noi era una condizione indispensabile poter girare lì – spiega sempre il regista -. Ci serviva per dare un risvolto nazionale al tutto». Semplice il criterio utilizzato nel scegliere che cosa inquadrare: «Quello che ci emoziona, da cittadini prima che da cineasti, riprendiamolo!». E tra i registi che hanno partecipato, ovviamente a titolo gratuito, ci sono Silvio Soldini, Marina Spada, Paola Piacenza, Giuseppe Baresi, Bruno Bigoni, Tonino Curagi, Anna Gorio, Mirko Locatelli e Giovanni Maderna. Il risultato finale è un documentario della durata di un’ora e cinquanta minuti.

 

(Pietro Vernizzi)

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