ON THE ROAD/ Kristen Stewart in un film che ha perso la strada di Kerouac

- Maria Luisa Bellucci

Il regista non riesce a mettere in scena tutta la carica emotiva e ribelle dell’originale volume giovanile di Jack Kerouac da cui ha tratto il film. La recensione di MARIA LUISA BELLUCCI

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Una scena del film

Ci sono romanzi che andrebbero lasciati lì dove sono. Letti, sfogliati, sognati e respirati tra la polvere del tempo che li ha resi oggetti di culto e devozione letteraria. Oppure li si può prendere, interpretare e tradurre in un altro linguaggio che non sia quello della parola scritta – quello cinematografico, per esempio -, ma solo danzando sull’onda dello stesso fervore e sfrontatezza intellettuale. Non occorre essere geniali. Solo feroci divoratori della vita.

On the road di Walter Salles è l’esempio di ciò che non va fatto. Prendere un titolo che in tre parole racchiude il soffio vitale di una generazione e lo slancio al cambiamento di molte altre future e distruggerlo. Avrebbe potuto – anzi dovuto, perché qui l’intenzione diventa imperativo morale – caricare ogni fotogramma, azione, sguardo e parola dello stesso denso e trascinante entusiasmo del romanzo di Jack Kerouac.

Siamo entrati in sala con una valigia carica di aspettative – ovvio – e la curiosità di rivivere  l’intenso fremito della vita che si sbriciola fra le mani insieme a Sal, Dean Marylou (Kristen Stewart) e i loro compagni di viaggio. Ci siamo annoiati, invece. Perché, pronti a crescere di nuovo, magari con una coscienza nuova, ma non per questo indurita dall’esperienza, del mondo rispetto alla prima volta in cui ciascuno di noi ha letto Sulla strada, ci siamo trovati dinnanzi a un ritratto piatto e monotono. Anche nel ritmo. La voglia di bruciare la vita senza lasciarne indietro nemmeno un pezzo che accoglie giovani ai bagliori del mondo e adulti che dal mondo sono già stati delusi o affascinati viene spenta nelle due ore abbondanti del film.

Più che abbondanti, è il caso di dire. Troppo lungo, troppo lento e troppo monotono con una sensazione finale di pesantezza che crea dispiacere. E fa arrabbiare. Perché, mentre nel romanzo il continuo girovagare sul ciglio della strada affascina e affatica nello stesso tempo, ricco com’è di incontri, fatti o emozioni, qui sembra più che altro il segnale di una generazione alla deriva. Quattro sbandati più o meno intellettuali – anzi, intellettualoidi – che si consumano di sesso, fumano, bevono e si drogano per vivere con sballo ogni giorno mandato in terra. Quattro sbandati un po’ troppo contemporanei, oltretutto. Perché, nonostante gli sforzi di interpretare nei costumi e nell’ambientazione la fine degli anni ’40, di fatto Sal, Dean e Marylou sembrano usciti dall’altro ieri.

Per un attimo si è pensato di salvare la fotografia del film. Bella, si, ma solo a tratti. Anche lei troppo patinata per interpretare la ruvida, sporca, e bruciante voglia di vivere che trasudava dalla pagine di Kerouac. È questa la motivazione che manca nel film. Il romanzo di formazione che è On the road ha fatto vivere giovani uomini e donne un po’ dannati, è vero, ma spinti verso un dove ignoto proprio perché vogliosi di sperimentare. Partire e andare. Non importa dove, ma ogni singolo momento di quel viaggio. Tutto questo nel film trapela in modo superficiale. Banalizzato com’è dall’immagine di sesso-e-droga-dipendenza che resta come ricordo alla fine della proiezione.

È un vero peccato. Lo è anche l’interpretazione di Kristen Stewart, sempre uguale a se stessa. Che sia la Bella della saga vampiresca o che le sia servita su un piatto d’argento la possibilità di dar vita alla ragazza dannata che sembra esserle connaturata.

Delusi e arrabbiati, abbiamo sfogliato il romanzo. «…correvano insieme per le strade, sviscerando le cose in quel modo di allora che poi diventò tanto più triste e acuto e vuoto. A quel tempo danzavano per le strade come pazzi, e io li seguivo a fatica come come ho fatto tutta la vita con le persone che mi interessano, perché le uniche persone che esistono per me sono i pazzi, i pazzi di voglia di vivere, di parole, di salvezza, i pazzi del tutto e subito, quelli che non sbadigliano mai e non dicono mai banalità ma bruciano, bruciano, bruciano come favolosi fuochi d’artificio gialli che esplodono simili a ragni sopra le stelle e nel mezzo si vede scoppiare la luce azzurra e tutti fanno “ohhh!”».

Ecco. Questo è il vero On the road.

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