CHE TEMPO CHE FA LUNEDI’/ Saviano: voti e mafia in Lombardia. Antonio Cassano, l’Inter, la malattia e il figlio… Video

- La Redazione

Il resoconto dell’intervento settimanale dello scrittore campano, nel corso della puntata del talk condotto da Fabio Fazio. Tra gli ospiti l’attaccante dell’Inter e della Nazionale  

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L'ex assessore regionale Domenico Zambetti (InfoPhoto)

Gli interventi di Roberto Saviano e Antonio Cassano (video), puntata 15 ottobre 2012 Che tempo che fa del lunedì, il programma condotto da Fabio Fazio in prima serata su Rai Tre, ha avuto tra i momenti più intensi, l’intervento dello scritore Roberto Saviano, che ha affrontato l’attualissima e grave questione del rapporto tra mafia e voti in Lombardia. Roberto Saviano spiega che la campagna elettorale dell’assessore alla casa Zambetti aveva come slogan “La forza della competenza” ma che questa competenza si basava tutt’altro che su valori morali corretti, bensì su forze ben più potenti rispetto quella del suo partito, ovvero i cartelli criminali. Saviano spiega quindi che molti politici, compreso Zambetti, si affidano alle cosche criminali per ottenere voti, comprando i seggi elettorali, in cambio fanno loro favori, come posti di lavoro o appalti pubblici, senza dover pagare un euro durante la campagna e facendo fare bella figura al candidato, che si bea quindi di non aver utilizzato i soldi del contribuente per poter fare campagna. Roberto Saviano illustra la figura di Eugenio Costantino, brooker assicurativo arrestato per affiliazione a clan mafiosi: lo scrittore spiega che la sua figura all’interno del clan è particolare, poiché è riuscito a farne parte senza ricevere il classico “battesimo”, e che in un’intercettazione sostiene di provare onore per suo cugino, che ha fatto trent’anni di carcere senza mai pentirsi. Secondo Costantino, continua Saviano, all’interno del clan vi sono i “pecorai caprai”, ovvero coloro che eseguono il lavoro sporco come uccidere o fare altri atti criminali, e i “cervelloni”, ovvero persone come lui che si limitano a proporre affari ai politici come Zambetti pur di ottenere qualcosa in cambio, senza comunque sporcarsi le mani più di tanto, sottolineando il fatto che “i pecorai sono pronti a tutti, e che per ottenere il rispetto preferirebbero morire pur di far la galera, e che più sono sanguinari, più vanno in alto nella gerarchia del clan”. Saviano spiega che Costantino sa come funzionano queste cose, e dopo aver avvicinato Zambetti, riesce a presentarlo al clan mafioso ed a fargli ottenere diversi seggi elettorali, con Zambetti che spende circa venti mila euro per ottenere quattro mila voti sicuri, ottenendone complessivamente undici mila e vincendo le elezioni divenendo Assessore alla casa a Milano, ruolo ritenuto in parte dal clan mafioso: accade però che Zambetti, credendosi troppo potente, tarda a restituire il favore, quindi Costantino e D’Agostino, altro membro importante del clan, decidono di minacciarlo, mostrandogli foto compromettenti. In una nuova intercettazione Costantino spiega che “è stato bello vedere quel fallito di Zambetti piangere e pagare”, e che queste “sono delle soddisfazioni che fanno bene all’anima”, utilizzando altri soprannomi per Zambetti che sottolineano il fatto che il rispetto nei suoi confronti non esiste. Saviano si sofferma sul meccanismo riguardante i favori che devono essere resi: il politico che sale al potere deve garantire al clan la vincita di alcuni appalti pubblici, oppure garantire posti di lavoro ai parenti degli stessi, in maniera tale che non ci siano ritorsioni contro il politico stesso; viene poi spiegato che anche gli imprenditori sono vittime dei clan mafiosi, in quanto questi permettono agli imprenditori di ottenere gli appalti pubblici e di lavorare, oppure di far loro da avvocati e far loro vincere la causa in poco tempo qualora gli imprenditori, al termine del lavoro, non ricevano il loro compenso: Saviano spiega inoltre che da quanto trapela dalle indagini in corso, centinaia di imprenditori erano sotto la morsa dei cartelli criminali, ma nessuno ha avuto il coraggio di denunciare per paura di vendette. Lo scrittore conclude il suo discorso citando tutti i 210 consigli comunali caduti dal 1991 a causa della mafia, spiegando si esser sempre più convinto nel voler proseguire la sua battaglia contro questi clan, rivolgendosi al pubblico spronandolo a non girare il viso quando si sentono storie del genere, ma a reagire, in quanto in questo modo il nostro Paese può cambiare.

Tra gli ospiti attesissimi di Che tempo che fa del lunedì il calciatore Antonio Cassano.  

Fabio Fazio chiede ad Antonio Cassanose si trova bene all’Inter: il giocatore risponde che si trova veramente molto bene, mettendo l’Inter “sopra il cielo”, visto che in una sua precedente intervista, aveva spiegato che il Milan era il top, e che quindi non avrebbe più cambiato squadra. Il suo sogno rimane sempre quello di poter giocare nuovamente alla Sampdoria, in quanto Genova è casa sua: il giocatore prosegue spiegando che si sente bene fisicamente, che durante il malore ha espresso il desiderio di rivedere suo figlio e che dopo aver rischiato di morire, il suo comportamento è cambiato, si sente più responsabile, anche se le “cassanate le combina ancora”, come buttare i palloni fuori dal campo dopo aver perso la partita d’allenamento. Cassano spiega che Stramaccioni e Moratti lo hanno fortemente voluto in squadra, e ringraziando loro, scherza sul fatto che Nagatomo sia il suo migliore amico perché i due non riescono a comunicare, aggiungendo che il miglior giocatore della squadra è Zanetti, che si allena con molta costanza e per tanto tempo. Antonio Cassano rivela che per lui fare un assist è più importante che segnare, in quanto si sente un elemento fondamentale della squadra riuscendo a servire ai compagni una palla vincente; secondo lui il calciatore più forte è Lionel Messi, che col passare degli anni mantiene una grande costanza sul campo e sugli allenamenti, sostenendo che è più forte di Maradona. Cassano prosegue spiegando che a volte inventa tantissime scuse per non allenarsi, ma che la più gettonata è quella della pubalgia, in quanto anche facendo i controlli, non viene accertata subito, aggiungendo che sarebbe da ipocriti affermare che il calcio rimane sempre una passione, in quanto dopo diversi anni, molti giocatori pensano soltanto ai soldi, alla fama e a divenire famosi. Per quanto riguarda la sua vita privata, Cassano spiega che diventare padre è stato fantastico, così come lo è essere genitore, confermando che sua moglie aspetta il secondo figlio, augurandosi che sia anch’esso maschio e sano proprio come il primogenito Cristopher. 

 



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