DALLAS/ La “scommessa” di Canale 5 su un Mad Men in salsa popolare

Da stasera la rete ammiraglia Mediaset rilancerà con dieci puntate nuove di zecca dopo trent’anni la serie Dallas. Non potevano mancare J.R., Sue Ellen e Bobby. Il commento di ALBERTO CONTRI

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Patrick Duffy, Jesse Metcalf e Larry Hagman (infophoto)

La guerra degli Ewing ricomincia. Da stasera, Canale 5 manderà in onda alle 21.10, in prima visione tv, il serial made in Usa che ha tenuto incollati milioni di spettatori negli anni ’80. Stiamo parlando di Dallas che l’ammiraglia Mediaset rilancerà con dieci puntate nuove di zecca dopo trent’anni. Non poteva mancare l’anima del telefilm, il perfido J.R. alias Larry Hagman, l’attore, oggi settantanovenne, che nella prima scena della prima puntata in onda questa sera sembra non passarsela molto bene. Giace su un letto d’ospedale quasi tramortito. Attenzione, perchè è solo un trucco: l’arzillo vecchietto si alza, mette il consueto cappello da texano e comincia a tramare. Non poteva mancare neppure la sua storica consorte, Sue Ellen, interpretata dalla settantenne Linda Grey, sempre accanto a J.R nonostante tradimenti e dissapori. Presente anche se un po’ ingrigito, Patrick Duffy nei panni di Bobby, il fratello buono del perfido J.R.. A rendere la trama più piccante un cast di attori giovani e belli che ridaranno smalto agli intrighi di un tempo. A cominciare da John Ross, il figlio di J.R. e Sue Ellen che intende ereditare il potere della famiglia Ewing rinnovando il primato nel mercato petrolifero. Dall’altra parte Christopher (che ha il volto di Jesse Metcalfe il giardiniere che ha fatto perdere la testa alla casalinga disperata Eva Longoria) il figlio adottato di Bobby che vuole investire in energie alternative sospinto dalla fidanzata Rebecca Sutter (Julie Gonzalo), intenzionata a entrare a far parte degli Ewing con tutti i mezzi. «Mediaset punta su due aspetti: l’effetto nostalgia e la curiosità – ci dice Alberto Contri, Presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, nonché esperto di televisione – Da un lato, Dallas potrebbe appassionare gli ultrasessantenni che sono il pubblico che si era affezionato durante la prima serie; dall’altro lato, si punta a fidelizzare un tipo diverso di pubblico. Il personaggio di J.R. è sempre lo stesso, ma sono stati aggiunti elementi nuovi, con innesti di giovani attori, per raggiungere altre fette di spettatori. Del resto, il pubblico delle reti generaliste ha un’età media piuttosto elevata che ama essere fidelizzato e non c’è nulla di meglio che un serial a puntate. 

“Ci trovavamo in un periodo di recessione economica – ha detto J.R.-Larry Hagman durante la presentazione a Londra delle nuove puntate del serial – E in quel periodo la maggior parte delle persone, ahimé, doveva stare a casa perché non poteva permettersi di spendere 50 dollari per prendere una babysitter, andare fuori a cena o andare al cinema. Oggi è uguale, solo che al posto di 50 dollari ne devi sborsare almeno 130”. Dunque, la crisi comincia a farsi sentire anche nel ricchissimo Texas? «Allora la serie ebbe un successo enorme – aggiunge Contri – perchè era la rappresentazione del potere, del successo, del lusso e del vizio, ambientato in location opulente e ricche. Sono storie sempiterne che appassionano sempre e, in questo, vedo un’analogia con la serie Mad Men, prodotta in tempi molto recenti e ambientata nel mondo dei ricchi pubblicitari. L’unica differenza è che i serial sono tagliati per due tipi di pubblico nettamente diversi. Dallas si rivolge, non fosse altro perchè trasmesso da una tv generalista, a un pubblico più popolare mentre Mad Men nettamente più sofisticato. Ha sempre senso raccontare storie di passioni e tradimenti perchè appassionano qualsiasi tipo di pubblico”.

In America il serial è stato è successo di pubblico (7 milioni di spettatori) e di critica. Il Washington Post l’ha definito “un omaggio rispettoso e soddisfacente al passato con l’occhio lungo sulla nuova generazione dei giovani J.R. in tempo di crisi”. Mentre per Variety, “il serial è come dovrebbe essere, raggiunge un livello superiore a quanto ci si potrebbe aspettare da un sequel”.«La scelta di proporlo in prima serata e non in day-time, come molte soap opera dello stesso genere – conclude Contri – rappresenta una bella sfida per Canale 5. Vedremo se vincerà la scommessa».

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