SFOOTING/ Sicilia al voto per sostituire Raffaele Lombardo: un uomo, mille nomine

- Comic Astri

Dimessosi il 31 luglio scorso da presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo giocherà un ruolo di primo piano nelle elezioni regionali del 28 ottobre. La satira dei COMIC ASTRI

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Raffaele Lombardo, cioè nomen omen. O meglio: omen nomens. Che tradotto dal latino al siculo, può suonare così: un uomo, mille nomine. Dimessosi il 31 luglio scorso da presidente della Regione Siciliana, dopo quattro anni al vertice, giocherà però un ruolo di primo piano nelle elezioni regionali di domenica prossima, 28 ottobre. Ma chi è davvero Lombardo, soprannominato Arraffaele o Arraffatutto per la sua proverbiale predisposizione ad arraffare cariche, da distribuire tra parenti, amici, commensali e compagni di partito?

E nato a Catania, il 29 ottobre 1950, in uno di quei giorni dove in ospedale non si trova nemmeno un posto libero, manco a pagarlo. Sua madre fu costretta ad accomodarsi su una poltrona, da dove non si è più mossa: travaglio, parto, post-parto e prime poppate del piccolo Raffa. Tutto lì, sulla stessa poltrona: tanta madre di cotanto figlio! Che infatti, col tempo, ha saputo trasformare una vicissitudine al limite del trauma emotivo in un esercizio di duratura costanza. A Palazzo dei Normanni (sede della Regione Siciliana), è rimasto seduto proprio su quella stessa poltrona, dove anni prima sera accomodata sua madre, che aveva conservato per tanti anni (la poltrona, naturalmente, non la madre), come un prezioso cimelio. E quando era ancora bambino, la madre ha sempre scambiato questo attaccamento per indolenza, se non pigrizia, chiamandolo spesso con il nomignolo di ncuddiatu susu sìeggia (incollato alla poltrona). Un soprannome che ne ha segnato la vita e la carriera politica.

Dopo il primo vagito, Raffaele Lombardo, precocissimo, ha pronunciato subito le sue prime parole, nominando di persona le tre ostetriche che si erano alternate ad assistere la madre partoriente. Per loro, già a quei tempi, aveva previsto un contratto a tempo indeterminato presso una delle ASL del capoluogo siciliano.

Alla scuola elementare Maria Grazia Cucinotta di Catania, il piccolo Raffaele frequentò una classe di 35 alunni, 31 maschi e 4 femmine. In questo contesto, attuò la sua prima vera e propria azione politica, nominando ben 20 capi-classe e 11 vicecapi-classe. E le rimanenti quattro alunne non beneficiate dalle scelte di Lombardo? Niente paura: hanno ottenuto una pensione di invalidità anticipata dalletà di 15 anni completamente a carico della Regione Siciliana.

Si narra poi che negli anni del liceo, durante le lezioni di latino, lo studente Raffaele studiasse solo il nominativo, declinazione da cui era già molto affascinato. Completamente disinteressato al genitivo, non solo non dava mai alcuna importanza al dativo, ma addirittura mal sopportava l’ablativo e tutto ciò ad esso connesso.

Tra la fine del liceo e il primo anno di università, Lombardo guidò per un anno le giovanili dell’Akragas, la squadra di calcio di Agrigento; grazie alle sue straordinarie abilità dentro, ma soprattutto fuori dal terreno di gioco, l’Akragas fu l’unica squadra nella storia del calcio mondiale a schierare in campo contemporaneamente tre capitani: uno per ogni reparto (difesa, centrocampo e attacco). Da voci raccolte all’interno della sezione siciliana dell’AIA (Associazione Italiana Arbitri), sembrerebbe – e non ci sarebbe da stupirsi, vista la prodigalità del personaggio – che persino gli arbitri fossero nominati da lui. Quell’anno l’Akragas realizzò un “triplete” indimenticabile: finì il campionato imbattuto e a punteggio pieno, ottenne 72 rigori a favore in 38 partite e ben 102 giocatori avversari finirono espulsi (ma immediatamente assunti come postini dalla Regione Siciliana). Uscito di scena Lombardo, l’anno dopo l’Akragas ripiombò nel suo consueto, a quelle latitudini, anonimato calcistico.

Il Nostro cominciò ben presto una sfavillante carriera politica, caratterizzata da una significativa costante: ha sempre ottenuto più preferenze che voti di lista. Questo fatto non passò inosservato e lo spinse sempre più in alto, fino all’elezione di presidente della Regione Sicilia, avvenuta nel 2008. Il motivo del suo successo? Cognomen omen, ovviamente. Con un cognome così – Lombardo – non poteva che dare un’immagine di efficienza, laboriosità e dinamismo, doti di cui l’isola sentiva fortemente la necessità. Anche Umberto Bossi arrivò a crederci: non solo siglò un patto elettorale con l’Mpa, il partito di Lombardo, ma addirittura raggiunse in pullman Palermo, canottiera al vento sulla spiaggia di Mondello come fosse un impervio sentiero a Ponte di Legno e classica foto di rito con Lombardo nell’atto di azzannare un piatto di cannoli, come neanche fossero pizzoccheri valtellinesi. In sottofondo un’orchestra intonante il coro dell’opera “Il Lombardo alla prima cassata”, parole e musica del maestro Pippineddu Verduzzu (compositore locale di melodrammi celebrativi del nostro Raffaele).

Da allora, e fino alle sue dimissioni di qualche mese orsono, ogni mattina, durante il rito della barba, Lombardo ha sempre trovato il tempo di fare due-tre nomine, così da non mancarle per un pelo. Poi, il rito della lettura dei quotidiani: sfogliati distrattamente al bar, concentrato soprattutto sulle pagine dei programmi cinematografici e attentissimo ai prezzi delle “poltrone” e delle “poltronissime”. E lì che trova forse ispirazione adeguata per nuove centinaia di nomine?

I suoi più stretti collaboratori parlano addirittura di un Lombardo “in trance” al solo sentire nominare la parola nomination, tant’è che da anni non si perde una puntata del Grande Fratello, né tantomeno una Notte degli Oscar. Pensate: la mattina successiva all’ultima edizione, segnatamente all’alba del 27 febbraio 2012, dopo aver assistito in diretta dal Kodak Theatre di Los Angeles al trionfo del film The Artist (miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, migliori costumi, migliore colonna sonora), forse sentendosi anch’egli un grande… artist (magari un po’… incompres), in una sorta di estasi, ha designato in rapida successione tutta una serie di suoi – chiamiamoli così – “estimatori” alle seguenti cariche: presidente degli Avvocati del Foro di Trapani; presidente del Club “Cultori della Punta del 12” di Trapani; presidente del Consorzio Produttori di Granite Siciliane di Gela; presidente Club “Amici dell’Inghilterra” Riccardo Corleone; presidente del Circolo “Conoscenti Ignoti del Milite Ignoto” di Noto; presidente dell’Anonima alcolisti di Marsala; presidente del Club “Fate largo!” dello Stretto di Messina; presidente del Comitato Scientifico “Robespierre” per lo studio del mal di testa e delle cefalee di Cefalù; presidente della squadra di volley “Vai col bagher!” di Bagheria; presidente del Circolo “Le teste calde” dell’Etna; presidente onorario dell’Associazione online per la buona digestione “eRuttiamo Insieme” di Vulcano.

Ma c’è un segreto che nessuno conosce in merito alla personalità poliedrica di Raffaele Lombardo. E’ il suo inconfessabile amore per la Germania. Questa passione viscerale si manifesta in un’ammirazione totale di quelle qualità che rendono la nazione tedesca un unicum nel panorama mondiale: efficienza, precisione, produttività. In poche parole, l’esatto opposto della sua Sicilia! Poco prima di dimettersi, Lilli Gruber, conduttrice su La7 del programma “Dieci meno un quarto” (è giusto ricordare che uno dei principali difetti di Raffaele Lombardo è l’assoluta mancanza di puntualità), gli ha chiesto: “Cosa pensa delle Poltrone Frau?”. E il Nostro, sicuro di sé e forse compiaciuto dalla domanda della bella teleconduttrice di origini altoatesine, ha prontamente ribattuto: “Ho sempre ammirato il modello tedesco delle quote rosa!”.

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