LA PIU’ BELLA DEL MONDO/ Bernardini (Tv Talk): la pedagogia di Benigni sbanca l’auditel e “uccide” l’antipolitica

- int. Massimo Bernardini

L’analisi di MASSIMO BERNARDINI degli ascolti tv da record e dello spettacolo che l’artista toscano ha proposto su Rai Uno: una lezione sulle radici politiche del Paese

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Foto InfoPhoto
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Intervista a Massimo Bernardini (Tv Talk). Esclusiva. Roberto Benigni ha portato l’Italia davanti agli schermi di Rai Uno con lo spettacolo dedicato alla Costituzione, testo su cui si basa l’ordinamento della Repubblica italiana: i telespettatori hanno risposto in massa alla “chiamata” davanti alla tv dell’artista toscano, anche coloro che hanno abbandonato la tv generalista. Sono stati 12 milioni e 619mila, pari al 44% di share, gli italiani che hanno seguito lo straordinario show. Massimo Bernardini, conduttore e autore di Tv Talk, propone a ilsussidiario.net un commento sia sul successo in termini numerici, sia sullo spettacolo, che non esita a definire magistrale – sia dal punto di vista dei contenuti che della scrittura – e pedagogico: leggendo l’intervista ne capirete le ragioni.

La più bella del mondo ha fatto ascolti notevoli, ma un dato interessante è che i programmi concorrenti di Canale 5 e Rete 4 (un film e Quinta colonna) hanno tenuto…

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La vera grossa novità, osservando i risultati degli ascolti de La più bella del mondo, è che Benigni ha aumentato il bacino, ovvero ha riportato davanti alla televisione generalista individui che l’avevano ormai abbandonata. I canali generalisti stanno attraversando un periodo di crisi, ma ci sono “eventi”, come nel caso dello spettacolo di Benigni, che sono in grado di riallargare il bacino, di riportare persone davanti alla tv: dodici milioni e mezzo e oltre è una cifra che ormai nessun programma, nessuna rete è in grado di realizzare. Il fatto che il resto delle reti non si sia “azzerato” è indicativo del fatto che lo show di Rai Uno ha riportato davanti alla tv chi normalmente non guarda più le reti generaliste, direi circa 5 milioni di persone. Analizzando gli ascolti delle altre reti, Rai Due ha leggermente perso, Rai Tre, come preannunciato da Fabio Fazio, ha fatto un “passo indietro”, mentre Canale 5 ha tenuto con l’11,56% di share, dato in linea con i risultati ottenuti dalla programmazione di film, peraltro non una prima tv. I due milioni di telespettatori per Quinta colonna sono un ottimo risultato, anche se il 7% di share è stato raggiunto dopo l’intervista di Silvio Berlusconi.

Parliamo di target, com’è composto il pubblico che ieri sera ha seguito La più bella del mondo?

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Non c’è un solo parametro che scenda sotto il 30%, a parte i bambini tra i 4 e i 7 anni che comunque raggiungono il 26%. Gli over 65 superano il 50% di share, tra i 55 e i 64 anni si arriva al 45% di share, 45-54 anni 42%, 35-44 anni 32%, 25-34 anni il 34%, tra i 15 e i 24 il 39% e tra gli 8 e i 14 anni il 31%. Roberto Benigni ha conquistato un pubblico decisamente trasversale, di tutte le età e “rompe” lo schema secondo il quale la maggioranza dei telespettatori di Rai Uno è piuttosta anziana. Ha parametri altissimi nel target dai 45 anni in su, nonché decisamente alti dai 15 anni in su. Si tratta di un pubblico socialmente pregiato, di alto livello sociale ed economico, di alto livello culturale: la percentuale dei laureati è stata davvero notevole, circa il 60%, 45% per i diplomati e a scendere coloro che hanno licenza media (39%) ed elementare (42%). Insomma, un enorme successo su tutta la popolazione italiana. Per quanto riguarda i sessi, un punto di differenza tra uomini e donne, a favore delle seconde.

Passiamo al contenuto: com’è stata la parte dedicata alla satira, in particolare sul ritorno di Silvio Berlusconi?

Tra la recente esternazione di Luciana Littizzetto “ha rotto il ca..o” e il “Signore pietà” di Benigni c’è un’enorme differenza. Benigni è stato scherzoso, iniziando la battuta con un paragone tra le due brutte notizie di dicembre, la fine del mondo predetta dai Maya e il ritorno di Berlusconi… bisogna ridere di quello, fa ridere di gusto. Ciò che mi colpisce di Benigni è la sua potenza di comico: quando inizia qualcuno potrebbe dire che tende a riproporre gli stessi contenuti di satira ogni volta, ma pian piano inizia a far ridere e a coinvolgere. Benigni, partendo dalla satira, lo stesso meccanismo l’ha utilizzato due anni fa al Festival di Sanremo, alza il livello e porta con sé il pubblico in un discorso che diventa pedagogico. Roberto Benigni ha fatto televisione pedagogica: a un Paese che forse non conosce la Costituzione, spiega questo testo.

 

Ci spieghi meglio questo concetto di pedagogia.

 

La pedagogia di Benigni è l’antidoto all’antipolitica. L’artista toscano ha spiegato che la politica non deve disgustare, è il fondamento del Paese, si basa sul testo straordinario della Costituzione, creato, dopo gli orrori della Guerra e della dittatura, da comunisti, cattolici e liberali. Benigni ha usato la parola “miracolo”. Questa è una nuova pedagogia. Abbiamo bisogno che qualcuno ci ricordi questo: l’Italia non è un Paese che si fonda su “ruberie”, come può sembrare oggi o da vent’anni a questa parte. Una serata come quella che ha proposto Benigni rompe la logica del disgusto per la politica, perché l’artista ha dimostrato che ha solidi e validi fondamenti, derivanti dalle radici del nostro Paese. L’Italia ha bisogno di questa operazione di riscoperta delle origini della politica, atto che il comico toscano ha avuto la forza di compiere. Benigni ha proposto una ricostruzione della credibilità della politica e l’aspetto che stupisce è che questa operazione non sia stata fatta da un politico, che forse non ha più la credibilità per farlo, ma da un’artista, con autorevolezza e coraggio; basti pensare a come ha affrontato il discorso sui Patti Lateranensi e su Amintore Fanfani, una sorta di “reietto” per i giornali di centrodestra, invece uno dei grandi uomini che ha contribuito alla stesura della Costituzione.

 

C’è qualche altro aspetto di scrittura televisiva particolarmente interessante?

Mi ha colpito la luce “collettiva”, corale che ha avvolto lo spettacolo. Tutti, nel Teatro, erano illuminati bene, con la stessa intensità, come Benigni. Non c’era un occhio di bue puntato sull’artista con il pubblico al buio. Una scelta di scrittura molto forte, per far capire che Benigni entrava con il suo racconto in mezzo alla gente. Il legno nudo che riempiva pavimento e pareti, cifra stilistica di Benigni da qualche tempo, ha fatto sì che lo spettacolo sembrasse una grande assemblea. Democratica.

 

(Camilla Schiantarelli)

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