OSCAR 2012/ 3. Miglior film: L’arte di vincere, War Horse e The Tree of Life (scheda dei candidati)

- La Redazione

Per la serata dei premi Oscar che si tengono questa notte a Los Angeles, vediamo il contenuto di tre dei nove film canddiati: L’arte di vincere, War Horse e The Tree of life

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Foto Infophoto

Ed ecco altri tre dei nove film che gareggiano stanotte per l’Oscar come miglior film dell’anno. Si tratta di L’arte di vincere, War Horse e The Tree of life. Vediamoli nel dettaglio. “L’arte di vincere “è un film drammatico del regista Bennet Miller. Il film vanta un cast di attori di tutto rispetto: Brad Pitt che interpreta Billy Beane, Jonah Hill, Robin Wright e Philip Seymour. La storia narrata è quella di una buona squadra di baseball, la Oakland Athletics, che però non dispone di molte risorse economiche, tanto che, dopo un’ottima stagione si vede costretta a cedere i suoi tre giocatori migliori. Il manager Beane non sa come rimpiazzare i tre con i pochi soldi a disposizione. L’incontro con un ragazzo da poco laureatosi in economia gli fornisce l’idea giusta. Nel reclutamento dei tre giocatori piuttosto che basarsi sulla fama, il manager si basa sulle statistiche. I nuovi giocatori sono degli illustri sconosciuti, a il tempo darà ragione al manager. ?Il film, da poco uscito in Italia, è stato ben accolto dalla critica. Matteo Patrono de Il Manifesto lo ha definito “la rivoluzione degli sfigati”, mentre per Alberto Crespi de L’Unità si tratta di “Una squadra da sogno”. Fabio Ferzetti de Il Messaggero invita “L’arte di vincere? imparatela dagli sfigati”. Il film in America dalla sua uscita fino ad oggi ha incassato 75.267.000 dollari, mentre nelle prime due settimane di programmazione in Italia ha raggiunto i 275.000 euro.

“War Horse “è un film di guerra di Steven Spielberg. Ambientato durante la Prima guerra mondiale racconta la vicenda di Joey un puledro che, dopo essere cresciuto libero nella campagna inglese, viene comprato da un agricoltore che vuole utilizzarlo per tirare l’aratro. Ma il figlio dell’uomo, Albert, si affeziona al cavallo che diviene il suo compagno di avventura. Questo finché i debiti della famiglia non costringono Ted a vendere il cavallo ad un giovane militare inglese che rassicura lo sconsolato Albert dicendogli che avrà cura del cavallo. Il militare però morirà in guerra e il cavallo sarà lasciato al suo destino anche se Albert, che non lo ha dimenticato, si arruolerà volontario nell’esercito. E’ un film definito da alcuni troppo semplice anche se questa definizione sembra essere smentita dai giornali italiani che alla sua uscita hanno utilizzato espressioni quali “La grande guerra è una favola” (Natalino Bruzzone, Il secolo XIX), “Il western come non lo si fa più” (Michele Anselmi, Il Riformista), “War Horse, alcune scene sono da antologia” (Alessandra Levantesi, La Stampa) e “Epopea a cavallo del Novecento” (Valerio Caprara, Il mattino). Albert Narracott è interpretato da Jeremy Irvine, mentre Emily Watson è Rosie Narracott. Il film ha incassato 78.694.000 dollari in America mentre nella sua prima settimana di programmazione in Italia gli incassi ammontano a 546.000 euro.

Con “The Tree of Life” il regista Terrence Malick ci propone la storia di Jack (interpretato da adulto da Sean Penn) un bambino che viene cresciuto da un padre severo (Brad Pitt) e una madre dolce (Jessica Chastain) e che attraversa la tragedia causata della morte del fratello a soli 19 anni. Il ragazzo che identifica nel padre la Natura e nella madre la Grazia, cresce confuso tra le liti dei genitori poiché il padre spesso accusa la madre di essere troppo tenera con il figlio.  Divenuto adulto Jack sente l’esigenza di cercare il senso della vita. Contemporaneamente alla storia di Jack e della sua famiglia Malick tenta di descrivere l’evoluzione del Macrocosmo, della Natura.

E’ un film metafisico che ha diviso a metà pubblico e critica, al Festival di Cannes, è stato accolto con fischi ed applausi. Brad Pitt, che oltre ad essere interprete e anche produttore del film, lo definisce “un film universale, che parla a grandi e bambini. C’è senz’altro qualche suggestione che mi appartiene, come l’amore per la natura, il ricordo della grazia e della purezza della madre, il sogno americano incarnato dalla figura del padre. Ma non penso che un film così universale possa avere a che fare con l’esperienza di un singolo individuo”. Anche la stampa italiana si è divisa sul giudizio del film. Se Roberto Escobar de L’Espresso lo definisce una “sinfonia di film (…) un capolavoro a cui ci si deve abbandonare” per Roberta Ronconi di Liberazione il film è “evocativo fino alla noia”.  Negli Usa il film ha incassato 12.850.000 dollari, in Italia 2.824.000 euro.



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