UNA GRANDE FAMIGLIA/ Cotroneo: una fiction di “scontri” e “abbracci” in cui riconoscersi

- int. Ivan Cotroneo

Debutta su Rai Uno la fiction diretta da Riccardo Milani, che porterà i telespettatori nella vita di una complessa e numerosa famiglia italiana. La presenta lo sceneggiatore IVAN COTRONEO

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Il film è in onda su Rai 3 alle 16.00

Una grande famiglia è la nuova fiction Rai-Magnolia di cui stasera, 15 aprile 2012, andrà in onda la prima puntata, su Rai Uno alle 21.10. La serie, in sei puntate, diretta da Riccardo Milani, porterà il pubblico nella vita della famiglia Rengoni, che risiede del Nord Italia. Un tragico e misterioso evento irrompe nelle esistenze di Ernesto (Gianni Cavina) ed Eleonora (Stefania Sandrelli), dei loro figli e dei loro nipoti, facendo affiorare con drammaticità e prepotenza una serie di dinamiche e di conflitti che grazie all’agio economico e a un’apparente serenità sembravano sopiti. Ivan Cotroneo, sceneggiatore di Una grande famiglia insieme a Stefano Bises e Monica Rametta, in questa intervista a ilsussidiario.net presenta la fiction e con grande chiarezza illustra uno degli aspetti più affascinanti, e forse sconosciuti ai telespettatori, perché “invisibile”, della fase di pre-produzione di una fiction: la creazione dei personaggi, la stesura della sceneggiatura e l’adattamento dei copioni ai singoli attori quando, in collaborazione con il regista, viene selezionato il cast. Un lavoro che presuppone creatività, una profonda conoscenza della realtà per rendere la storia e i personaggi credibili e un’abilità quasi sartoriale perché ogni copione sia “cucito” perfettamente addosso al proprio attore, affinchè il personaggio, attraverso la storia in cui è inserito, attragga  e convinca il pubblico. Lo sceneggiatore, infine, propone un’interessante analisi sul futuro della fiction: si apre uno scenario che non spaventa chi ha il desiderio di crescere e sperimentare anche in questa fase delicata per la televisione italiana, anzi…

Ci presenta la fiction Una grande Famiglia?

Si tratta di una grande saga in cui si racconta la storia dei Rengoni, famiglia del Nord Italia. In questo ampio racconto in cui si intrecciano le vite di genitori, figli, nipoti, abbiamo inserito temi che riguardano la vita quotidiana nella società contemporanea. La crisi, le truffe e interessanti e attuali prese di posizione che i componenti di questa famiglia assumono rispetto alle situazioni che dovranno affrontare. Ci sarà il confronto tra la famiglia che nasce dal matrimonio e quellla di fatto, sarà accostato il tema dell’omosessualità, dell’adozione, emergeranno inquietudini ed egoismi. Sull’impianto “classico” della saga familiare si innestano temi moderni, della vita di oggi.

Qual è stato il punto di partenza per scrivere la sceneggiatura della fiction? Una storia, oppure la realtà di oggi?

Insieme a Stefano Bises e Monica Rametta ho scelto di non partire da una storia particolare, ma di costruire una famiglia come nucleo narrativo privilegiato, per poi varcarne i confini e presentare, sempre dal punto di vista narrativo, altri temi che ci interessavano e ci sembravano adatti al pubblico. La fiction racchiude anche una parte di commedia che propone situazioni tipiche che vivono tutte le nostre famiglie e in cui possiamo riconoscerci: le numerose telefonate, le verità dette solo ad alcuni parenti e non ad altri, il classico astio tra suocera e nuora, ecc. L’obiettivo comunque è quello di presentare, attraverso la quotidianità familiare, temi con una valenza sociale attuale.

Quali sono le dinamiche familiari che la fiction metterà in maggiore risalto?

La fiction parte con un mistero: nella prima puntata scompare il primogenito della famiglia Rengoni, l’uomo che tiene le redini dell’azienda familiare. Da questo giallo si dipanerà una catena di eventi e di dinamiche affettive sopite. Emergerà una complessità inedita del rapporto tra madre, padre e figli. La mamma, interpretata da Stefania Sandrelli, è un’ex operaia che deve gestire le impegnative e difficoltose relazioni con i figli e soprattutto con la nuora, la moglie del primogenito scomparso, interpretata da Stefania Rocca. Ci sono inoltre i rapporti con i giovani nipoti, che comportano scontri tra le generazioni, le ribellioni, i problemi educativi. Sarà un grande intreccio corale di rapporti familiari complessi e avvincenti.

Da sceneggiatore della fiction, come ha creato personaggi, il loro vissuto, i loro legami? 

Nonostante nella storia accadano numerosi eventi, con parecchi intrecci e personaggi, come team di sceneggiatori abbiamo scelto di tener ben saldo un punto di vista su quest’ultimi: abbiamo creato un racconto che tenga conto della molteplicità dei componenti del nucleo familiare e metta in luce queste personalità ben marcate e differenti. Li abbiamo resi una famiglia e lo scoprirete, ad esempio, attraverso i loro modi di dire ricorrenti e simili – tutti chiudono le frasi dicendo “punto” -, ma capirete che hanno caratteri unici e davvero differenti l’uno dall’altro. Faranno un percorso ed evolveranno insieme, alimentandosi e crescendo “incatenati” tra loro in modo coinvolgente.

Quali sono i personaggi che sente maggiormente “suoi”?

Sono molto affezionato alla figura di Eleonora Rengoni, interpretata da Stefania Sandrelli, una madre coraggiosa e determinata, ma non priva di tenerezze e fragilità. Una donna che cerca di comprendere i suoi figli anche nel momento in cui prendono decisioni che lei non condivide e che combatte per tenere la famiglia unita anche quando il destino sembra volerla distruggere. È l’anima di questo racconto.

 

Parliamo del cast: sono tutti volti noti del cinema e della televisione. La definizione dei personaggi ha tenuto conto dei relativi interpreti oppure la scelta del cast è avvenuta dopo, a scrittura già completata?

Quando è stato scelto il cast la sceneggiatura era già stata scritta. La scelta degli attori è stata fatta principalmente da Riccardo Dilani – con cui avevo già condiviso l’avventura di Tutti pazzi per amore -, che allestisce casting specifici e particolari per ogni tipo di ruolo. Una volta scelti gli attori per ogni personaggio della fiction, abbiamo poi apportato variazioni alle rispettive sceneggiature di ogni ruolo tenendo conto delle caratteristiche di ogni attore: abbiamo adattato i copioni proprio “cucendo” addosso a ciascun interprete il proprio ruolo in modo che rendesse al massimo.

 

Leggendo le note di regia di Riccardo Milani, sembra che nella fiction fine emerga un’immagine positiva della famiglia, nonostante i drammi. Che importanza dà lei alla famiglia? Pensa che anche in un momento di crisi come quello attuale sia una forza, soprattutto in Italia in cui i valori familiari sono decisamente radicati?

Da scrittore di cinema e fiction ho affrontato diverse volte il tema della famiglia fin dagli esordi della mia carriera: credo che la famiglia rappresenti una realtà centrale sia a livello narrativo, sia da un punto di vista sociale e si rivela spesso, sia nella commedia che nella realtà, territorio di incontro di idee diverse. Occorre individuare attentamente che tipo di famiglia raccontare. Nel caso di Una grande famiglia abbiamo scelto un nucleo familiare in cui i fatti che accadono, le incomprensioni, i rapporti complessi e conflittuali e diverse personalità convivono; un racconto dove le idee, le posizioni di ciascuno vengono messe in discussione, il tutto sostenuto da una rete di affetto.

 

Lei è lo sceneggiatore di Tutti pazzi per amore. Una fiction di grande successo che forse racconta la famiglia in modo più scanzonato, e anche “sperimentale” da un punto di vista della scrittura, con un’interessante virata al musical. Com’è nata questa idea?

L’inserimento di questi inserti “musical” è avvenuto sin dall’inizio della lavorazione di questa serie. Carlo Bixio, il produttore di Publispei, desiderava portare al grande pubblico della Rai un prodotto che raccontasse la famiglia con un linguaggio diverso rispetto a quello usato fino a quel momento. Abbiamo quindi ideato nella messa in scena un piano di immaginazione e inserito nel racconto della quotidianità questi momenti di ballo e canto che sono stati apprezzati, sia dal pubblico che dagli attori, che si sono molto divertiti nel dare vita a queste performance. Questi inserti sono poi diventati un tratto stilistico che ha dato una forte connotazione al racconto.

 

Secondo lei, in che direzione sta andando la fiction italiana dal punto di vista della scrittura?

Negli ultimi anni l’offerta televisiva è decisamente maggiore, con il crescere dei canali, anche per quanto riguarda la fiction; la televisione italiana ha visto l’ingresso di prodotti molto forti provenienti dall’estero e questo è stato uno stimolo positivo per la produzione nazionale.

 

In che senso?

 

Abbiamo avuto modo di incontrare e di confrontarci con altre realtà, verificare come funziona la produzione e la promozione all’estero: tutto questo ci ha spinto a sperimentare e a permettere al pubblico di affrontare e conoscere linguaggi differenti. Per fare un esempio, prodotti come Lost o 24 hanno cambiato l’approccio alla serialità sia degli addetti ai lavori che del pubblico. Penso che il passo decisivo da fare sia la diversificazione, ideale in questo momento in cui crescono i canali tematici che stimolano la sperimentazione dal punto di vista della scrittura. Per quanto riguarda le reti generaliste, occorre fare i conti con un pubblico molto più “mobile” rispetto a prima e anche in questo caso è necessario allargare lo sguardo.

 

Quali saranno i suoi prossimi impegni professionali?

 

Tra pochi giorni inizieranno le riprese del film Viaggio sola, con Margherita Buy e Stefano Accorsi, di cui ho scritto la sceneggiatura con Maria Sole Tognazzi. Scriverò Tutti pazzi per amore 4 e sto lavorando al mio secondo film da regista. Poi vedremo cosa succederà con Una grande famiglia…

 

(Camilla Schiantarelli)

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