MELANIA REA/ Pomeriggio 5: il racconto del testimone e lesame del Dna dei due operai

Nella prima parte di Pomeriggio 5 andata in onda questoggi si è parlato come di consueto di cronaca, trattando in particolare i casi dell’omicidio di Melania Rea. Ecco gli aggiornamenti

02.04.2012 - La Redazione
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Salvatore Parolisi, foto Infophoto

Nella prima parte di Pomeriggio 5 andata in onda questoggi si è parlato come di consueto di cronaca, trattando in particolare i casi dell’omicidio di Melania Rea e quello di una bambina minorenne scomparsa a Genova, la cui madre ha fatto un appello in diretta. Si comincia parlando di una rapina in una villa poco fuori Pordenone, dove hanno fatto incursione tre rapinatori, immobilizzando una coppia sessantenne e picchiando violentemente l’uomo. Ingente il bottino: l’uomo, commerciante, aveva infatti in casa gli incassi del giorno precedente. Per quanto riguarda le sue condizioni di salute, anche se grave, è fuori pericolo di vita. La donna continua ad essere sotto shock. Rimanendo in tema di anziani rapinati, un video parla di un’escalation di furti nell’ultimo semestre. Poi, in collegamento video, c’è una mamma giunta a fare un appello. Si tratta di Karina Margareth Loor Mora, la cui figlia di 17 anni Karelyn è scomparsa il 28 marzo. La donna racconta come la ragazzina non sia mai più tornata da scuola quel giorno, dopo che lei l’ha accompagnata nel luogo alle 9 di mattina. Alle spalle, un litigio derivato dal fatto che Karina ha rimproverato la figlia di marinare la scuola, sottraendole il cellulare. Il tutto rende ancora più difficile la sua rintracciabilità. Una sua compagna di scuola racconta di averla vista uscire dalle lezioni in lacrime, dicendo di voler fuggire, e da allora non si è saputo nulla di lei. La mamma lancia il suo appello: “E triste non sapere nulla di dove sia finita una figlia. Torna a casa, sono tua madre e sono tua amica, sai benissimo che sto soffrendo e che non so niente di te”. Poi, sempre lei prova a fare delle ipotesi: “C’è qualcuno che la mantiene, se è scappata”. Inoltre parla di una sua amica, Jennifer, scappata di casa il giorno prima, coi quali genitori lei si è messa in contatto. Sperando che sia con lei, Barbara rassicura la donna: “Se abbiamo notizie sarai la prima a saperlo”. Poi, si passa a parlare del delitto di Melania Rea: sta per essere fatto infatti l’esame del Dna di due muratori che erano alle casermette quel giorno. L’inviata Alessandra Borgia ripercorre tutti i momenti sul possibile luogo del delitto, trovando alcune incongruenze. 

E proprio li sono stati i due operai macedoni, che potrebbero essersi trovati sul luogo proprio dove si sono perse le tracce della vittima. In studio vi è il supertestimone Alfredo Ranelli, che gestisce il chiosco vicino alle altalene dove Parolisi ha detto che Melania si era recata prima di non tornare più. Assieme a lui, Valentina Esposito, amica di Melania. Da Ascoli Piceno, la Borgia racconta come i due operai si siano sottoposti volontariamente al test, negando di aver visto nulla e dichiarandosi stanchi della pressione mediatica a cui sono sottoposti. L’inviata è assieme alla dottoressa Margherita Carlini(criminologa consulente della famiglia Rea), che racconta come le sue analisi abbiano rivelato una dipendenza psicologica pregressa di Melania, e anche la possibilità che la vittima sapesse di altri tradimenti con Ludovica, non solo un episodio sporadico. Tra i sostenitori dell’innocenza di Parolisi vi è Mario Adinolfi (direttore di “The Week”), che si pronuncia così: “Penso che dal punto di vista processuale l’iter non porterà alla dichiarazione di colpevolezza. Certo, qui non stiamo discutendo il titolo di marito dell’anno, ma da qui a dichiararlo assassino ce ne corre”. Ranelli però ha subito un obiezione: “Perché allora non dire subito che non stava a Colle San Marco quel giorno?”. Poi, sempre lui, racconta alcuni dettagli di quel giorno: “Per aprire il chiosco devo sempre passare dalle altalene dove Parolisi dice di essere stato. E li non c’era proprio nessuno, non è che posso dire che vi fosse qualcuno e sono stato tratto in errore: era vuoto, e posso dire con certezza che Parolisi, li, non vi fosse”. Ma Adinolfi parla di prove processuali: “Non metto in dubbio la vostra parola, ma qui stiamo parlando di atti processuali, che allo stato attuale non condurranno ad alcuna condanna”.



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