LE TRE ROSE DI EVA/ Sylos Labini: è una fiction che appassionerà. E il “mio” Maresciallo Corti…

- int. Edoardo Sylos Labini

Debutta stasera su Canale 5 la nuova fiction: dodici puntate per raccontare una travolgente saga familiare. L’attore EDOARDO SYLOS LABINI ci spiega come sarà

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Il "cattivo" Maresciallo Corti
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Le tre rose di Eva sarà in onda stasera, 4 aprile 2012, su Canale 5 con la prima puntata. La fiction, diretta da Raffaele Mertes, è in dodici episodi: un ritorno alla lunga serialità che potrebbe rivelarsi gradito ai telespettatori, pronti a farsi coinvolgere in un’appassionante saga dai toni epici che racconta le vicende di due famiglie di facoltosi viticoltori toscani. Attrazioni, passioni segrete, antichi rancori e nuove vendette legano indissolubilmente in un’atavica e non risolta rivalità le famiglie Monforte e Tavani. Nella fiction il thriller si unisce al melò, e secondo Edoardo Sylos Labini, attore teatrale e televisivo nel cast di Le tre rose di Eva, la serie ha tutti i requisiti per appassionare. In questa intervista ci regala qualche interessantissima anticipazione, soprattutto sul suo personaggio e una riflessione sulle possibili declinazioni dei generi della fiction, all’interno di un contesto televisivo segnato da rapidi cambiamenti. (leggi le anticipazioni della prima puntata)

Ci presenta questa nuova fiction? Il titolo cosa nasconde?

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È una saga, una storia epica in dodici puntate che racconta l’intreccio amoroso e appassionante, in cui ci sono anche omicidi e misteri, tra due famiglie di viticoltori, i Monforte e i Taviani, a cui si legano storie di altri personaggi. La travolgente vicenda è ambientata nella cittadina toscana di Villalba. Per quanto riguarda il titolo, Eva è la madre in una delle due famiglie. L’intera storia ruota intorno a un tragico omicidio, il punto di partenza, a cui è legata Eva. Di questo omicidio è accusata la figlia di una di queste famiglie e la trama della fiction si declina con la ricostruzione dell’intera storia per arrivare al vero colpevole. Ma il mistero è veramente intricato, nasconde rancori e vendette che puntata dopo puntata saranno scoperchiati. La serie si rivelerà davvero e appassionante.

Ci presenta il personaggio che interpreta, il maresciallo Corti?

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Interpreto il maresciallo dei Carabineri di Villalba, colui che dovrebbe garantire il rispetto della legge e la giustizia in questa cittadina, ma invece…. Il maresciallo Corti nasconde molte verità e molte ombre tenute nascoste a Villalba; anzi, è tra colui che vuole insabbiare queste verità ed è artefice di azioni pericolose. Vi anticipo che ci sarà un clamoroso finale a sorpresa per il Maresciallo Corti, un personaggio che potrebbe creare un po’ di scandalo, perchè è un Carabiniere che non ha fatto della giustizia il suo ideale. Di solito nella fiction italiana l’Arma viene sempre rappresentata in modo molto positivo, in questo caso non sarà così: il maresciallo Corti è un tipo molto losco.

Una saga tra due famiglie, Monforte e Taviani: i telespettatori respireranno un’atmosfera shakespeariana?

I grandi intrecci d’amore, intrigo e passione hanno sempre funzionato, sia nella letteratura che nel cinema o in televisione. Unendo melò e thriller l’impasto di una fiction è perfetto e si gusta con coinvolgimento, funziona. Se si guarda a questa stagione televisiva, su Canale 5 Dov’è mia figlia, Un amore e una vendetta e Il tredicesimo apostolo hanno avuto un ottimo riscontro in termini di ascolti proprio grazie all’intreccio tra thriller e sentimenti.

Le tre rose di Eva è in dodici puntate, un ritorno alla lunga serialità: pensa che sia una strada percorribile per la fiction italiana?

Penso di sì, la fiction ha bisogno di cambiare. Se si deve raccontare la vita di personaggi storici, magari già conosciuti dal pubblico, due o tre puntate sono sufficienti. Ma nel caso di storie inedite, saghe di invenzione, come in questo caso, sono necessarie diverse puntate, occorre dare tempo al pubblico di “entrare” nella storia, di conoscere i personaggi. Ciò che più conta è fornire al pubblico un’offerta ben definita e variegata. Occorrono inoltre proposte ben definite, una ricerca di qualità, magari con un ritorno ai generi. In un prodotto come Le tre rose di Eva un’apertura verso la commedia non sarebbe pertinente. Il ritorno ai generi svolto con coerenza potrebbe essere la riproposizione odierna degli sceneggiati di anni fa, che hanno appassionato molto i telespettatori.

C’è un robusto cast di attori noti nel mondo della televisione: come vi siete trovati a lavorare insieme? Vi siete anche scoperti come artisti, c’è qualche fatto particolare che l’ha sorpresa?

Il cast è formidabile, un gruppo di attori di alto livello e in tanti ci conoscevamo. Il ruolo della moglie del maresciallo Corti è interpretato da Sara D’Amario con cui ho lavorato nella soap Vivere. Il cast ha lavorato con grande affiatamento, l’atmosfera sul set è stata decisamente gradevole. La maggior parte degli attori di questa serie, me compreso, provengono dal mondo della fiction, dalla soap e dal teatro, con un curriculum significativo. Solo per citarne alcuni, Roberto Farnesi, Anna Safroncik, Fiorenza Marchegiani, Luca Ward, Luca Capuano: sono stati conosciuti dal grande pubblico grazie alla soap, ma vantano una pregevole esperienza teatrale. In passato (ora la situazione mi pare stia cambiando), c’è stato una sorta di pregiudizio, spesso da parte del mondo del cinema, nei confronti degli attori che provenivano da esperienze di soap opera, ma talvolta, come nel nostro caso, alle spalle c’è un poderoso curriculum e il talento prima o poi emerge.

Tornando al tema della lunga serialità, lei è stato uno dei protagonisti di Incantesimo: quanto è stato importante nella sua esperienza professionale?

Ho recitato in Incantesimo nelle ultime due stagioni, quando da sceneggiato si era tramutato in soap, dopo aver recitato per due anni in Vivere. La lunga serialità è stata una grande palestra perchè si tengono ritmi di recitazione alti, con molte scene da girare in una sola giornata, mente la fiction ha tempi decisamente più lenti. Nel caso de Le tre rose di Eva devo dire che abbiamo mantenuto ritmi piuttosto incalzanti considerando il fatto che si tratta di una fiction e non di una soap: abbiamo girato dodici puntate in tre mesi e mezzo, quando di solito si impiegano sei mesi.

Lei sta lavorando a uno spettacolo sul centenario della nascita di Gabriele D’Annunzio. Di che cosa si tratta?

Nel 2013 ricorre il 150° anno della nascita di Gabriele D’Annunzio. Insieme a Giordano Bruno Guerri, presidente del Vittoriale, sto scrivendo questo spettacolo in cui interpreterò il poeta “vate” e da febbraio lo porterò in tournèe nei maggiori teatri italiani. È un lungo lavoro di ricerca storica e porteremo per la prima volta in teatro alcuni cimeli del poeta. Si tratta, come nel caso di altri miei lavori, di disco teatro: racconto i grandi personaggi della storia d’Italia interpretandoli e facendoli interagire con un deejay in scena. L’anno scorso ho realizzato Disco Risorgimento, un lavoro su Giuseppe Mazzini, diretto da D’Alatri, lavoro premiato dal Presidente della Repubblica, e l’anno prossimo porteremo nei teatri D’Annunzio.

 

(Camilla Schiantarelli)

 

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