IL PESCATORE DI SOGNI/ Hallstrom e una folle “fiaba” sulla pesca

- Emanuele Lisi

Lasse Hallstrom, già regista di Chocolat e Hackiko, dirige Il pescatore di sogni, una commedia con Ewan McGregor ed Emily Blunt. La recensione di EMANUELE LISI

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Una scena del film Il pescatore di sogni

Il mite e iper-razionale Alfred Jones (Ewan Mcgregor), scienziato inglese esperto di ittica, crede di essere vittima di uno scherzo quando riceve via mail la proposta di prendere parte a un progetto a dir poco curioso: introdurre la pesca al salmone nello Yemen. Dapprima totalmente scettico per lassurdità dellimpresa, Alfred si lascia gradualmente coinvolgere, vuoi per lottimismo contagioso e visionario dello sceicco yemenita fautore del progetto, vuoi per la piacevole compagnia della bella Harriet, che dello sceicco cura gli interessi economici, ma anche per lintervento autoritario di Patricia Maxwell (Kristin Scott Thomas), capo dellufficio stampa del governo inglese, smaniosa di mettere le mani su una storia positiva di integrazione con il Medio Oriente.

Oppresso da un capo ottuso e intrappolato in un matrimonio infelice e in una deprimente routine, Alfred realizza allimprovviso che abbracciare lapparentemente folle idea dello sceicco può essere loccasione per invertire la rotta della sua vita e decide di lanciarsi in unavventura esotica che avrà anche risvolti amorosi. Così come è stravagante e di difficile realizzazione limpresa raccontata ne Il pescatore di sogni, tanto lo è rendere accattivante e coinvolgente una commedia che parla di pesca e di salmoni (a dispetto del romantico adattamento italiano, il titolo originale è proprio Salmon Fishing in the Yemen).

Il regista Lasse Hallstrom, già autore di successi come Chocolat e Hachiko, centra lobiettivo, facendolo però con il suo stile fiabesco e a tratti stucchevole, seppur stemperato da leggeri tocchi umoristici e satirici, affidati perlopiù al personaggio della Scott Thomas. I difetti della pellicola sono quelli ricorrenti in gran parte della filmografia di Hallstrom e consistono in essenzialmente in una retorica un po melensa, vedi i tocchi di misticismo o linsistita metafora del salmone che risale la corrente al contrario, e in alcune soluzioni un po ovvie – ne è un esempio lo scontato finale romantico. Fortunatamente il regista svedese ha anche il dono della semplicità e della leggerezza, che rende la narrazione piacevole da seguire e permette di simpatizzare con i personaggi, seppur in gran parte stereotipati.

Il lavoro è facilitato da una sceneggiatura fluida e non banale con dialoghi che funzionano perfettamente, nonché da un’ottima squadra di attori: esilarante l’interpretazione di Kristin Scott Thomas, notevole l’alchimia tra Ewan McGregor ed Emily Blunt. È buffo vedere il primo, nato con il bad boy di Trainspotting, vestire, egregiamente tra l’altro, i panni noiosi e perfettini del bravo ragazzo, mentre la Blunt, purtroppo eccessivamente dimagrita, è una delle attrici più brave e affascinanti della sua generazione.

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