IO NON HO PAURA/ Tragica storia d’amicizia fra due bambini nel film di Salvatores. Su Canale 5. La trama.

- La Redazione

Tratto dal romanzo omonimo di Ammaniti, che ne ha anche scritto la sceneggiatura, il film ha vinto un David di Donatello ed è stato scelto come film per rappresentare l’Italia agli Oscar.

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Gabriele Salvatores
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Una struggente storia d’amicizia immersa in paesaggi bellissimi e selvaggi. E’ la storia raccontata in Io non ho paura, il film che Canale 5 proporrà questa sera in prima serata, alle 21.20. La pellicola del 2003 vede dietro la macchina da presa uno dei registi più acclamati del panorama cinematografico italiano: Gabriele Salvatores. Tratto dal romanzo omonimo di Niccolò Ammaniti, che ne ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Francesca Marciano, il film ha vinto un David di Donatello ed è stato scelto come film per rappresentare l’Italia agli Oscar. Michele, dieci anni, frequenta la quinta elementare e vive ad Acqua Traverse, un minuscolo borgo rurale della Basilicata. Con la sorella più piccola e altri amici fanno una corsa in mezzo al grano. A casa ci sono la mamma e il papà, che non è sempre presente a causa del suo mestiere di camionista. Michele e i suoi amici sono soliti giocare nei pressi di una casa abbandonata, in mezzo alla campagna. Un giorno il ragazzino, tutto solo, scopre una lastra di lamiera che, incuriosito, solleva vedendo un buco, e in fondo un piede che esce da una coperta. Dopo lo spavento iniziale, nei giorni seguenti torna sul luogo e scopre che quel piede appartiene a un bambino come lui, biondo e delicato, quasi cieco per il buio, ridotto a uno stato selvaggio. Nelle successive visite gli porta da mangiare, parla con lui, insomma, tenta di infondergli una speranza. Una sera il telegiornale racconta la scomparsa di Filippo Carducci, rapito a Milano. Michele capisce che Filippo è proprio il bambino con cui ha fatto amicizia. L’intuizione diventa certezza quando a casa di Michele arriva a Sergio il milanese, alla guida della banda di rapitori: in essa sono coinvolti tutti gli uomini del minuscolo borgo, compresi i genitori di Michele. Col passare del tempo, il cerchio delle indagini si stringe e gli elicotteri dei carabinieri cominciano a perlustrare l’area. Sopraggiunge il panico tra i rapitori che decidono di sopprimere l’ostaggio. Michele corre quindi a liberare Filippo: riesce a spingerlo fra i campi cercando di farlo fuggire, ma il ragazzino rimane intrappolato. 

Nel frattempo sopraggiunge il padre che non esita a sparare al bambino, non accorgendosi che in realtà è suo figlio Michele. I carabinieri riescono ad arrestare Sergio, il milanese mentre il padre ha il figlio ferito in braccio e il piccolo Filippo salvo a poca distanza. Il film sfuma sull’immagine di Michele, ferito ma sorridente, e l’ormai salvo Filippo in procinto di darsi la mano.

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