CHEF/ Dall’antipasto al dessert, un film che mostra il dolce e l’amaro della vita

- Ilenia Provenzi

Trama prevedibile che però scorre via felicemente grazie alla bravura dei protagonisti, Jane Reno e Michaël Youn, coppia comica molto affiatata. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Jean Reno (a destra) e Michaël Youn, protagonisti di "Chef"

tempo di grande idillio tra la cucina, il cinema e la letteratura. Libri e film ambientati tra i fornelli conquistano i cuori e le classifiche, sfruttando il fascino della gastronomia e il suo valore simbolico di nutrimento e, quindi, di vita. Con Chef, Daniel Cohen ci regala una commedia divertente, tenera e ben strutturata, che senza proporre un argomento originale riesce però a intrattenere con la grazia di un ristorante parigino.

Il film dosa i suoi ingredienti come una ricetta, la commedia, il dramma e il sentimento, con un Jean Reno sempre in forma che incarna il ruolo di un grande chef francese, Alexandre Lagarde, un uomo di talento alle prese con un periodo difficile. In crisi di ispirazione e oppresso da un imprenditore che punta a rubargli il suo ristorante, teme di perdere la stella, ma non trova la strada per rinnovare la sua cucina. Il destino gli offre una chance attraverso lincontro con Jacky (Michaël Youn), un giovane appassionato di cucina che conosce a memoria le sue ricette e vorrebbe seguire le sue impronte, ma è costretto a lavorare come imbianchino per mantenere la famiglia. Si prospetta una collaborazione difficile, perché Lagarde è cocciuto e restio al cambiamento, mentre Jacky ha lentusiasmo e lincoscienza dei giovani e non teme di rischiare lo stipendio per agguantare il suo sogno.

Il tema della scelta tra il posto fisso (e noioso) e la fiducia nel talento, anche se inizialmente non porta denaro, va a colpire un nervo sensibile nei giovani che si trovano in bilico tra la necessità e il desiderio, tra la concretezza e il rischio, tra lutilità e la passione. Il personaggio di Jacky non resiste alla tentazione e si tuffa nelle acque alte rischiando di perdere la fiducia della compagna, che aspetta un bambino. Non ha paura di lottare per le sue idee, non si fa intimorire nemmeno dalle minacce del suo idolo.

Jacky e Alexandre incarnano due diverse generazioni con sistemi di valori apparentemente opposti, che trovano però una conciliazione nel momento in cui riconoscono il comune obiettivo. Trovandosi a lavorare fianco a fianco, scoprono (e riscoprono) i loro veri desideri e, in una serie di invenzioni comiche che scandiscono il ritmo della storia, ci conducono dallantipasto al dessert, mostrandoci il dolce e lamaro delle pietanze e della vita.

L’ambientazione parigina è curata nel minimo dettaglio e il regista si premura di rappresentare visivamente il contrasto tra i piatti d’autore e quelli industriali, tra la cucina molecolare e quella artigianale. Alcune scene sono state girate presso la scuola Grégoire-Ferrandi, dove si sono formate diverse generazioni di chef internazionali. Tutto contribuisce a trasmettere l’idea che un vero cuoco è un artista, ossessionato dalla perfezione, capace di trasformare una patata in un capolavoro. Per chi è al vertice, la perdita di una stella è l’inizio della fine.

Anche se la trama è prevedibile, Chef scivola via veloce e cattura l’attenzione senza stancare grazie ai due bravi protagonisti, una coppia comica molto affiatata, al ritmo vivace della narrazione e al sapiente dosaggio di divertimento e tenerezza, creando un prodotto adatto allo spettatore di ogni età.
Alla fine del film si resta con un sano appetito e un messaggio ben preciso: i giovani hanno bisogno dell’esperienza degli anziani, ai quali però possono trasmettere entusiasmo, idee e flessibilità. È dall’alleanza tra le generazioni, dalla conciliazione tra la tradizione e le nuove idee, che nasce il progresso.



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