SERVIZIO PUBBLICO/ Santoro e i No Tav alla fine deragliano su Berlusconi

- Luca Maggi

Ieri sera è andata in onda una nuova puntata di Servizio pubblico che ha ospitato in studio due rappresentanti del Movimento No Tav. Il commento di LUCA MAGGI

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No Tav (Fonte Infophoto)

Il servizio pubblico di Michele Santoro apre sulle parole del conduttore, che racconta le polemiche sorte dalle presunte rivelazioni di Michelle Bonev sulle notti di Arcore, sui finanziamenti della Rai al suo film e sul rapporto omosessuale con Francesca Pascale. Ma lanteprima è solo una breve parentesi, giusto per esaltare la bagarre alzata dalla trasmissione: al centro della puntata appaiono i No Tav, protagonisti insieme a frange di autonomi degli scontri avvenuti a Roma, in occasione della manifestazione della settimana scorsa.

Il primo servizio è raccontato da Bertazzoni e tagliato ad arte per smorzare la gravità degli atti di violenza del corteo, e puntare i riflettori sui tafferugli di Casa Pound, che rifilano anche qualche spintone al giornalista. Poi la telecamera si sposta in Val di Susa ed entra prima nei boschi, dove vivono alcuni oppositori del Tav, che vedono ormai lo Stato come uno straniero; dunque lobbiettivo varca i cancelli dei cantieri, dove i sabotaggi dei No Tav creano grandi disagi a numerosi imprenditori: i macchinari vengono incendiati, mentre loro subiscono molestie e minacce dagli abitanti della valle.

Il fuoco della puntata si sofferma sulla rappresentanza, che in alcune zone dItalia pare oggi più debole che mai. E Lele Rizzo, esponente del Movimento No Tav, ne dà conferma nel suo primo intervento in studio: «Ormai ci si rappresenta da soli occupando le case: la manifestazione di Roma è segno di un pezzo di popolo senza capi, dove contano non i numeri ma la forza che si mette in campo. Per Francesco Richetto, esponente dello stesso movimento, alla base della mobilitazione è «il principio che le persone siano attive e responsabili: hanno già un progetto, mentre gli altri di solito delegano, si lamentano e si arrabbiano ma dietro una televisione. E Giorgia Meloni condivide lanalisi solo in parte: «Anchio preferisco la partecipazione al nichilismo e allegoismo, ma ci dimentichiamo di essere questa nazione. A volte si parla della classe politica come se fossimo marziani, ma siamo italiani: la politica è lo specchio della società che rappresenta.

Dopo un ritorno di Sandro Ruotolo alla narrazione dei sabotaggi dei No Tav, che secondo un imprenditore ormai «sono più forti dello Stato, Ernesto Carbone del Pd reagisce a caldo aprendo il compasso su tutte le grandi opere: «In questi anni abbiamo sbagliato il metodo e il modo per le infrastrutture: prima si aprono, poi si lasciano ferme o si chiudono. E a completare il quadro, seppur senza distinguere le condizioni delle opere nei diversi territori, è leconomista Dragoni: «Le opere da noi costano di più e ci si mette molto più tempo. Spendiamo una quantità elevata del Pil rispetto ad altri paesi europei, e ci ritroviamo con meno infrastrutture completate.

Il cameo settimanale di Travaglio è allinsegna della questione morale, posta dal punto di vista di un immigrato che sente Alfano predicare bene per applicare leggi agli immigrati, e poi chiede la grazia e altri salvacondotti per Berlusconi. E cè spazio anche per Maradona, che per Travaglio non avrebbe fatto il gesto dellombrello a Equitalia, ma a tutti i cittadini italiani che pagano più tasse per coprire i 39 milioni di euro contestati al pibe de oro.

Santoro cede la linea a Bertazzoni, in diretta dal comizio di Grillo a Trento, dove secondo il giornalista si trovano radunate solo 300 persone. Il comico ha chiesto l’impeachment per il presidente Napolitano, perché «oggi senza dir niente a nessuno ha convocato gente dal Pd al Pdl e li ha invitati di nascosto per discutere la modifica della legge elettorale. Abbiamo dato l’incarico ai nostri avvocati di chiedere l’impeachment per il presidente della Repubblica». E per Giorgia Meloni la convocazione della sola maggioranza di governo per parlare di una legge di pertinenza del Parlamento è una cosa mai vista, anche perché «solo quando l’opposizione si è lamentata, allora si è detto che Napolitano avrebbe sentito l’opposizione». Anche per Carboni «è vero che in questi mesi il ruolo del presidente della Repubblica è divenuto un ibrido; certo però non si può chiedere l’impeachment con gli avvocati, perché devono farlo le Camere».

Il ritmo della trasmissione procede intenso e forse, per la prima volta dall’inizio della stagione, sembra che l’attualità del Paese non fugga nella demagogia (con i dovuti distinguo tra gli ospiti) o sotto le lenzuola di Arcore. E le grandi opere restano sempre al centro del dibattito, con posizioni molto contrastanti: «Nel 2012 a fronte di 250 opere contestate, è lecito concludere che in Italia non si può fare niente, altro che il Tav» conclude Giorgia Meloni; per Lele Rizzo, l’inutilità del Tav è sancita da molti esperti, come documentato da un’intervista delle Iene, che però – come ricorda Carboni – è stata smentita dal ministero francese con una lettera ufficiale.

La puntata tramonta con la notizia del pronunciamento della Cassazione sul reato di concussione, che deve portare a pene meno dure se l’atto commesso non limita radicalmente la libertà del soggetto che la subisce; secondo le prime fonti, il pronunciamento potrebbe portare a una pena più mite nel processo Ruby. E così si riappende in fondo il Paese a Berlusconi, mentre – grazie a uno straccio di realtà – si intuisce che in Italia esistono ancora zone che si sentono occupate e non governate, per cui lo Stato è l’eterno invasore in casa propria.

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