Gravity Il film che fa “trovare” nello spazio le ragioni per vivere

- Ilenia Provenzi

Il film di Alfonso Cuaròn, spiega ILENIA PROVENZI, riesce a unire lo spettacolo hollywoodiano e la sensibilità umanistica, arrivando agli occhi e al cuore del pubblico

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Una scena del film

Scegliere di vivere può essere difficile. Per Ryan Stone (Sandra Bullock), un brillante ingegnere biomedico alla sua prima missione nello spazio, respirare anidride carbonica allinterno di unastronave alla deriva nello spazio, cadere nelloblio e aspettare la morte sembra lunica opzione rimasta, dopo che un incidente inatteso lha privata dei suoi compagni e del carburante per tornare a casa. Come si trova la forza di combattere e di aggrapparsi anche allultima, disperata risorsa che si possiede per salvarsi la vita?

Gravity, il film di Alfonso Cuaròn presentato a Venezia, mostra Ryan Stone a confronto con questa domanda. E offre una risposta. Vediamo solo due attori sullo schermo, la Bullock e George Clooney, che interpreta il collega Matt Kowalsky, abile a celare dietro lironia la sua grande professionalità. I due astronauti stanno riparando una stazione orbitante nello spazio quando da Houston arriva una notizia allarmante: i russi hanno involontariamente colpito un loro satellite e lincidente ha scatenato una tempesta di detriti, che intercetterà la posizione dello shuttle americano. Nellimpatto inevitabile e devastante la stazione è distrutta, i compagni restano uccisi.

Ryan e Matt sono gli unici superstiti, ma lossigeno per respirare e il carburante per muoversi nello spazio scarseggiano, costringendoli a scelte impossibili. Matt si sacrifica per concedere alla donna una possibilità. Lei lotta contro lassenza di gravità, i continui ostacoli tecnici e, soprattutto, contro se stessa e il dolore per la morte della figlia ancora bambina. Come farà a tornare sulla Terra?

Sullo sfondo mistico di un universo minaccioso e bellissimo, nel quale la Terra appare la meta a cui si desidera tornare, la battaglia di Ryan per vivere riesce a emozionare e a tenere lo spettatore con il fiato sospeso. Secondo le regole hollywoodiane, al peggio non cè mai fine e gli ostacoli si susseguono senza sosta per rendere ancora più intensa e potente la suggestiva scena finale. Con una regia raffinata e insieme spettacolare, Cuaròn ci racconta una storia di sopravvivenza nello spazio, per eccellenza il luogo di confronto con lignoto, unendola al classico tema del superamento di un trauma personale che incatena il protagonista nel passato.

Il film è fondato sulla recitazione, sui dialoghi attenti e sulle splendide immagini, tra le quali resta impressa la poetica sequenza della Bullock che sembra danzare nellaria, piegandosi su se stessa come per tornare allorigine della vita. Nellimmensità fisica e metafisica, nel buio in cui penetra un raggio di sole e in cui si intravede il profilo verde e bianco degli ambienti terrestri, luomo si trova a contatto con la propria essenza e con le ragioni per cui vive e si alza dal letto ogni mattina.

Sulla scia de I figli degli uominiGravity lancia un messaggio di rinascita, mostrando un uomo e una donna (forse le immagini di Adamo ed Eva) che affrontano la vita e la morte, il desiderio e la paura, la tentazione e l’amore. I pericoli esterni arrivano improvvisi e rumorosi, seguiti dal silenzio cosmico in cui si avverte soltanto il respiro della protagonista, terrorizzata dal limbo in cui gravita. La tridimensionalità potenzia il senso di immersione in quest’ambiente alieno, in cui noi spettatori abbiamo la tentazione di aggrapparci alla sedia per non essere trascinati via dalla Terra.

La regia non perde un colpo, regalandoci un film poetico e coinvolgente che in 90 minuti riesce a unire lo spettacolo hollywoodiano e la sensibilità umanistica, arrivando agli occhi e al cuore del pubblico. 

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