REPORT/ giusto pagare per saltare la coda? Puntata 7 ottobre 2013

- La Redazione

Nella seconda puntata della nuova stagione di Report, in onda lunedì 7 ottobre su Rai Tre, Milena Gabanelli e il suo staff sono andati a vedere cosa cè di concreto nel Decreto del Fare”

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Report (Fonte Infophoto)
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La puntata di ieri sera di Report, dal titolo “Tra il dire e il fare”, è stata dedicata al contenuto del Decreto del Fare. Il sondaggio della serata riguardava il tempo e più precisamente quegli stratagemmi che molti usano per saltare file e passare avanti ad altri. La domanda a cui i telespettatori sono stati chiamati a rispondere è stata questa: è giusto che qualcuno paghi per saltare una fila? Si parte dalla cultura, ad esempio. Al Colosseo si può entrare, pagando 13 euro anziché 12 se si decide di chiedere l’accompagnamento di una guida in inglese. Ai Musei Vaticani vi sono tour che costano 46 euro e consentono di entrare saltando completamente le file. Intanto negli USA c’è chi per mestiere fa le code al posto di altri, ovviamente dietro compenso. Dall’altra parte del mondo, in Cina, si fa la coda tutta la notte per ottenere un appuntamento con un dottore. Noi non siamo a questi livelli ma negli ambulatori dei nostri medici di base le code sono lunghissime e negli USA sono nate persino associazioni di medici che per soli 15.000 dollari a testa all’anno propongono una reperibilità costante.

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Il primo servizio fa luce sulle condizioni pessime di molte nostre strade gestite dall’ANAS. A guidare l’azienda c’è da qualche anno Pietro Ciucci, colui che ha gestito anche la partita del ponte sullo stretto di Messina. Egli, come tanti altri manager è stato riconfermato all’ANAS per la terza volta. Ma è stata la scelta giusta? L’inviato di Report è andato a chiederlo a Stefano Fassina, viceministro dell’economia e delle finanze. Le riconferme dei manager pare siano state inevitabili, anche se Fassina, da parte sua, ha detto che ci vorrebbe un rinnovamento nell’ambito di queste cariche. Egli ha spiegato anche che il ministero ha introdotto un comitato di garanzia delle nomine, presieduto da Cesare Mirabelli. Il comitato si affida a delle società esterne per trovare i nomi dei possibili manager, anche se poi la decisione ultima spetta sempre allo Stato. Ma tra i tanti casi eclatanti c’è anche quello delle Ferrovie. Nel 2009 ci fu il tragico incidente di Viareggio, con il deragliamento di un treno merci che trasportava GPL. Morirono 32 persone, eppure all’inizio di agosto Mauro Moretti è stato riconfermato amministratore delegato, nonostante il suo rinvio a giudizio per quei fatti. Questo perché la direttiva emanata dal governo prende in considerazione la decadenza solo per i reati di tipo finanziario. Ma un manager non dovrebbe essere giudicato anche per i risultati che porta alla sua azienda? L’ENI ad esempio ha chiuso il suo bilancio in perdita, ma a dirigerla dal 2005 c’è sempre la stessa persona, Paolo Scaroni.

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Un grande problema delle città italiane è quello delle rendite catastali, sulle quali si basano le tasse pagate dai cittadini sulla casa. Molte rendite sono infatti sbagliate, così come le relative tasse ingiuste, ma gli aggiornamenti non vengono fatti con regolarità. questo il caso di Roma, Napoli, Lecce. A questo si aggiungono le forti discrepanze tra l’ammontare della tassazione IMU al sud rispetto al nord e al centro, dove i cittadini versano di più. Si era parlato di far decidere ai Comuni sulla rendita catastale, ma si sono opposti in molti, tra cui Confedilizia. Nel 2008 Berlusconi si era impegnato formalmente a bloccare il trasferimento dei poteri ai comuni, ma la commissione che ha scritto la riforma del catasto appena approvata dal parlamento non ha preso in considerazione le richieste dei comuni e non saranno questi ultimi, dunque, a calcolare le rendite catastali. Befera, dal canto suo, ha detto che ci vorranno almeno cinque anni per riequilibrare la situazione.

Si è passati dunque al Decreto del fare. Innanzitutto, c’è un tentativo di risoluzione del problema burocrazia e chi rallenta la procedura dovrà pagare di tasca propria. Così il governo Letta ha dichiarato guerra ai funzionari pubblici. L’articolo 37, inoltre, prevede zone a burocrazia zero estese a tutto il territorio nazionale.

Intanto è tornata in ambito giudiziario la mediazione obbligatoria e non tutti sono favorevoli. A scagliarsi contro questa novità sono stati ovviamente gli avvocati. Per il cittadino il vantaggio è che una lite civile si può risolvere anche in tre mesi, il rovescio della medaglia, però, è che occorre pagare i mediatori. Ma chi forma queste figure professionali? Il mediatore deve avere determinati requisiti e un’assicurazione obbligatoria per 500.000 euro. Per essere mediatore è sufficiente una laurea triennale e aver frequentato un corso di 50 ore. Ma è davvero buona questa formazione? Ogni anno poi ci sono gli aggiornamenti e infine i tirocini obbligatori. Ci si può iscrivere a un massimo di 5 organismi di mediazione, tra i più di 1000 finora accreditati dallo Stato.

Nel Decreto del Fare Monti ha ripreso anche il punto dell’agenda digitale, stabilendo che ad ogni cittadino deve essere garantito un accesso veloce a internet. Eppure vi sono almeno 3000 comuni italiani che non hanno ancora una connessione, non solo a livello privato, ma anche negli uffici. E nel frattempo sono stati tagliati 20 milioni di euro ai fondi per la banda larga, mentre ci sono iniziative totalmente ferme, come quella del fascicolo sanitario elettronico, realizzato solo in poche regioni del nord. Per quanto riguarda il tema del lavoro, i fondi per la garanzia dei giovani verranno concentrati nei prossimi due anni 2014-2015. Ma i trentenni italiani come cercano il lavoro? Sicuramente non tramite i Centri dell’impiego. Eppure sono proprio questi ultimi che dovrebbero sfruttare al meglio il miliardo e mezzo che arriverà dall’Europa. A loro dovrebbero rivolgersi le aziende e sempre loro dovrebbero selezionare i lavoratori. Fatto sta che al momento su 100 persone che trovano lavoro in Italia, solo tre lo fanno attraverso i centri per l’impiego.

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