CHE TEMPO CHE FA/ Chi è Nico Valsesia, il bike-runner che da Genova ha raggiunto il Monte Bianco in 16 ore e 35 minuti

- La Redazione

La puntata di Che tempo che fa, condotto da Fabio Fazio, si apre con i racconti dellatleta Dino Nico Valsesia, bike-runner e campione di ciclismo su lunga distanza

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Dino Nico Valsesia

Sono molti gli appassionati di trail running che attendono con grande ansia la puntata odierna di “Che tempo” che fa, condotta da Fabio Fazio su Rai Tre. Il motivo di questa curiosità deriva soprattutto dalla partecipazione in qualità di ospite di Nico Valsesia, ormai mitico esponente di questo faticosissimo sport, atteso in trasmissione per parlare della sua più grande impresa, il record stabilito nel corso dell’estate nella scalata da Genova al Monte Bianco, in sella alla sua bici. Il trail running è uno sport che si differenzia dal ciclismo su pista e su strada in quanto si effettua su sentieri che sono abitualmente usati per l’escursionismo e perciò molto faticoso. La sua durezza non fa evidentemente paura a Nico Valsesia, che è il più noto rappresentante italiano della disciplina.Valsesia ha quarantadue anni, essendo nato nel corso del 1971. E’ felicemente sposato, con Annalisa, e orgoglioso papà di tre figli, Matilda, Santiago e Phelipe. Risiede a Borgomanero, ove conduce una vita estremamente riservata e divisa tra casa, lavoro e allenamenti. Come dimostra nella maniera più esauriente il primato stabilito nel corso dell’ultima estate, quando ha inforcato la sua bicicletta a Genova e ha iniziato a salire verso il Monte Bianco, arrivando in vetta dopo ben sedici ore, trentacinque minuti e cinquantadue secondi, impresa mai riuscita prima. Per capire in pieno il valore del record stabilito, basta fare calcolo: trecento chilometri in sella alla bicicletta, sedici percorsi a piedi e 4800 metri di dislivello. Per dare vita a questa eccezionale prestazione, Valsesia si è dovuto sottoporre a una durissima preparazione.

Partito nella giornata del 14 di luglio, di domenica, dalla spiaggia di Voltri, Valsesia è riuscito in una di quelle imprese che sembrano impossibili solo da raccontare. Trecento chilometri, che culminano inizialmente nella durissima parte che introduce al Lago Combal, ove l’atleta si è affidato al trattamento dell’osteopata, per poi iniziare la scalata verso il Monte Bianco, tra sentieri scoscesi e tanta neve. Una sgroppata terminata alle otto e ventuno, quando Alberto Zenti, il cronometrista ufficiale ha sigillato l’impresa. Impresa che va ad aggiungersi ad altre che hanno ripetutamente segnalato Valsesia nel corso degli anni, come quella che lo ha portato nel maggio ad attraversare l’America da oceano ad oceano nella RAAM, una corsa no stop attraverso gli Stati Uniti, cinquemila chilometri da Oceanside, una località della California a Annapolis, nel Maryland. Dall’oceano Pacifico all’Atlantico, una sgroppata compiuta in sedici ore e nove minuti, che lo hanno visto terminare al quinto posto di una classifica generale capeggiata da Cristoph Strasser, uomo di ferro austriaco.

Ma non meno rilevante è stato l’Altipiano Run Extreme, un progetto ideato dal filmaker Morgan Bertacca che lo ha visto collaborare con Marco Gazzola e Giovanni Storti al fine di attraversare in concatenazione il Salar de Ulyuni (il lago più salato del mondo), il Salar de Coipasa, l’Huancarama, il vulcano Sajama (6452 metri di altezza), la vetta del Chacaltaya in Bolivia e il celebre Macchu Picchu. Una sgroppata che ha avuto un prologo nel 2002, quando proprio Nico Valsesia, portò il materiale didattico che era stato raccolto nelle scuole di Borgomanero e della Valsusa ai bambini della scuola locale. Quando arrivarono in Perù, insieme agli altri volontari, decise di acquistare anche i vetri da apporre alle finestre al fine di mettere al riparo i piccoli dal freddo intenso che è tipico della zona.L’atleta di Borgomanero arriva a Che tempo che fa fresco dell’ennesima impresa, quella compiuta pochi giorni fa, il 10 novembre, quando è riuscito a trionfare nel Trail di Grassona, una frazione della località di Cesara posta sulla suggestive colline del lago d’Orta, quando ha macinato i sedici e passa chilometri caratterizzati dai continui saliscendi, faggeti e sentieri scoscesi, spesso pericolosi, in poco più di un’ora e mezza.

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