FUGA DI CERVELLI/ Un film (con tante pecche) per “smontare”, a colpi di risate, le diversità

- Claudia Cabrini

Il film di Paolo Ruffini non è certo artisticamente o tecnicamente fantastico, ma sembra fatto per riuscire a piacere ai giovani, visto il cast. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Mentiremmo se dicessimo che Fuga di cervelli è un gran bel film. Perché, diretto da Paolo Ruffini, con Frank Matano, Guglielmo Scilla, il duo comico Panpers, Andrea Pisano e Luca Peracino, non è certo artisticamente o tecnicamente fantastico. Non presenta una comicità ricercata e non racconta nemmeno una storia particolare. Ciò, tuttavia, significa proprio poco. Il pubblico è imprevedibile e lunica certezza è che questo film possa piacere moltissimo. La conquista, infatti, sta nella sua semplicità, e nel cast amatissimo dai più giovani.

Cinque amici da una vita, una donna da conquistare. Emilio (Luca Peracino) è limpacciato del gruppo, innamorato sin dai tempi dellasilo di Nadia (la bellissima Olga Kent), che proprio quando sembra tra loro possa nascere qualcosa vince una borsa di studio e si trasferisce a Oxford. Ma grazie al supporto dei suoi irresistibili idioti compari, Emilio non demorde. Amici in valigia, vola in Inghilterra e porta a compimento, una volta per tutte, il suo sogno damore.

Prima che il lieto fine sia alle porte, però, una serie di sfortunatissimi eventi movimenta catastroficamente le giornate dei cinque cervelli scampati allItalia. E così, tra un disastro e laltro, anche il resto della compagnia inizia ad ambientarsi in quel mondo così diverso che Oxford rappresenta.

Prodotto da Maurizio Totti e Alessandro Usai per Colorado Film, Fuga di cervelli danza, e sa farlo benissimo, attraverso i temi tabù che (ci) si augura presto smettano dessere considerati tali; si parla infatti di disabilità, e sul finale si introduce anche un amore gay. Il bello, raccontano tutti e sei i protagonisti, è che si arrivi a non riconoscere il personaggio in quanto disabile, od omosessuale, ma come uno di noi. Dovrebbe esser sempre così, prosegue Guglielmo Scilla, che qui veste i panni di uno spacciatore provetto, Lebowsky. Dovremmo smetterla di trattare il diverso con compassione. Nel film, infatti, non ci consideriamo per altro che la nostra persona. un tema che a noi tutti sta molto a cuore. E, conferma Paolo Ruffini, siamo stati molto attenti a non cadere nel volgare. Volevamo si capisse che se chai le gambe oppure no, a noi poco importa.

Proprio lui recita, infatti, la parte di un giovane cieco, Alfredo, da sempre migliore amico di Emilio. Andrea Pisani è invece in sedia a rotelle, paraplegico e malato di sesso. Poi cè la Iena Frank Matano, che qui mette in scena Franco, un belloccio un po scemo, gay e con un prosperoso seno nato a causa degli effetti collaterali dovuti alle medicine che regolarmente testa.

Una comitiva particolare, che proprio grazie alle differenze che la contraddistinguono, riesce così a incanalare lo spettatore in un vortice di risate e riflessioni. Certo, la recitazione lascia a desiderare, perché forse fare gli attori per il cinema non è il loro forte. Non si può parlare di commovente immedesimazione pubblico-persona, ma nel complesso il risultato è soddisfacente. Con estrema umiltà anche il cast lo ammette: “Volevamo farvi ridere, e speriamo di esserci riusciti. Certo sappiamo di dover migliorare!”. “Anche noi abbiamo imparato molto da quest’esperienza”, continua Andrea Pisano. “Io, poi, ho familiarizzato con la sedia a rotelle. Dopo un paio di giorni ero in grado addirittura di impennare!”, ride.

Remake dello spagnolo Fuga de Cerebros, Fuga di cervelli, ispirato alla comicità cartoons di South Park o al giovanil-demenziale American Pie, è sicuramente un prodotto da incassi. Per una divertente serata tra amici, magari tra soli uomini.

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