SOLE A CATINELLE/ Checco Zalone e le risate “critiche” che rendono più leggera la crisi

Il film di Checco Zalone, spiega MARIA LUISA BELLUCCI, parla della crisi che tutti conosciamo bene, ma con unironia sagace che alleggerisce il tasto dolente dei nostri giorni

03.11.2013 - Maria Luisa Bellucci
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Una scena del film

Sole a catinelle fa ridere. Supponiamo non sia una novità. Unaspettativa soddisfatta, però, sì. Tolti i primi venti minuti, che sembrano incespicare in una comicità inspiegabilmente acerba e claudicante, la storia decolla verso un flusso di risate garantito. Che, in tempo di crisi, concede di respirare un po di aria fresca. Non pensiate, però, di sedervi in poltrona e gustare indisturbati una commedia ignorante. Chi si è già imbattuto nei primi due film di Zalone – Cado dalle nubi e Che bella giornata – saprà che lironia del buon pugliese non è greve, ma un giusto mix tra la battuta di pancia e quella intelligente. Ne nasce un film che racconta con non troppo sottile umorismo uno spaccato attuale e faticoso del nostro Paese.

Protagonista è, ovviamente, Checco. Moglie e figlio munito, è professionista delle pulizie. Dapprima perché di lavoro aspira la polvere negli alberghi. Poi perché le aspirapolveri le vende, facendo leva sullinnata vena commerciale e sulla fitta rete familiare che ha. Il successo è dietro langolo e Checco inizia a firmare assegni per lacquisto di qualsivoglia elettrodomestico e non solo. Fino a quando, a causa dei troppi debiti e della situazione improvvisamente tragica, la moglie lo caccia via di casa. E finalmente inizia il film. La parte che lascerebbe un po amareggiati per le disavventure di un padre separato, se non fosse che Checco è un mago nellinnaffiare di risate anche le circostante più tristemente realistiche.

proprio questo il bello di Sole a catinelle. Si parla della crisi, quella di cui sentiamo discutere quotidianamente al telegiornale e che viviamo sulla nostra pelle quando andiamo a fare la spesa. Ma lo si fa con unironia sagace che alleggerisce per novanta minuti il tasto dolente dei nostri giorni. Come se non bastasse, a vivere il trauma di un benessere economico che non arriva è, appunto, un giovane padre separato che a fatica riesce a mantenere le promesse fatte al figlio. Alla fine, però, sia per un colpo di fortuna o per altro, queste promesse riesce a rispettarle. Forse tutto merito dellottimismo che anima Checco. Della genuina spontaneità con cui affronta la vita, per cui – da qui poi nasce la comicità di Zalone – la vita è semplice e lineare e tutto ciò che contrasta con questo principio si trasforma in una sorgente di risate.

Sole a catinelle non si limita a drammatizzare con il sorriso una situazione in bilico. Ma, con lo stile “alla Zalone”, individua i responsabili della fase che viviamo e li prende in giro nemmeno troppo sottilmente. Casta di “eletti” che pasteggia tra piscine e feste ma che non conosce i rudimenti dell’economia, quei principi basilari che avrebbero permesso di scongiurare la tanto nominata crisi.

Ci pensa Checco a risollevare tutto. L’umore di noi spettatori, all’uscita dalla sala un po’ meno abbattuti di quando siamo entrati. E la crisi stagnante della storia. In fondo, suggerisce a modo suo Checco, basta un po’ di senso pratico e una vita trascorsa nella dimensione reale per cogliere quali siano le vere esigenze da soddisfare per ristabilire l’equilibrio. Critiche velate, ma sempre con un sorriso politically correct.

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