CHE TEMPO CHE FA/ Chi è Ramin Bahrami, pianista appassionato di Johann Sebastian Bach

- La Redazione

Ramin Bahrami, uno tra i più interessanti interpreti viventi di Bach a livello internazionale, sarà ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa nella puntata di oggi

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Ramin Bahrami - Infophoto
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Uno dei più grandi musicisti del mondo sarà tra gli ospiti della puntata odierna di Che tempo che fa. Ramin Bahrami è tra i più apprezzati e lodati pianisti moderni, nonché uno dei più grandi conoscitori e interpreti della musica immortale di Johann Sebastian Bach. Nato in Iran da genitori benestanti, da piccolissimo si innamora delle note e della musica creata da Bach. Comincia dunque subito a studiare pianoforte e, in particolare, i lavori del compositore tedesco. Bahrami è però costretto a emigrare quando ha circa undici anni a causa del fatto che suo padre è uno oppositore del regime che si era da poco installato, e che aveva cominciato a perseguitarlo per le sue idee. In fuga dal proprio Paese, Ramin Bahrami trova un sicuro rifugio in Italia, dove può ricominciare a dedicarsi completamente allo studio del pianoforte. Studia al conservatorio “Giuseppe Verdi”, a Milano. Il suo maestro è Piero Rattalino, uno dei più grandi critici musicali italiani.

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Dopo il diploma in pianoforte ottenuto a Milano, si trasferisce a Imola, dove ha l’occasione di approfondire lo studio dello strumento all’Accademia Pianistica Internazionale – Incontro col Maestro. Successivamente si reca a Stoccarda dove studia con il maestro Bloser alla “Hochschule für Musik und Darstellende Kunst”. Una volta completata la sua istruzione, Ramin Bahrami comincia a girare il mondo e mostrare a tutti il suo indiscusso talento. Comincia dall’Italia, dove porta le sue note nei principali teatri, per finire poi nelle più importanti città internazionali che ospitano concerti e festival musicali. Bahrami ha suonato, ad esempio, al festival “La Roque d’Anthéron”, al “Festival di Uzés”, al “Piano aux Jacobins” che si tiene nella città francese di Tolosa, al “Tallin Baroque Music Festival”, che ha luogo in Estonia, ma anche al “Beijing Piano Festival” che ospita i migliori musicisti del mondo in Cina.

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Nel gennaio del 2009, a Bahrami viene consegnato il premio “Città di Piacenza – Giuseppe Verdi”. Un premio molto prestigioso consegnato ogni anno ai più grandi protagonisti della musica classica attualmente in circolazione. Prima di lui, infatti, hanno vinto il premio il grandissimo direttore d’orchestra Riccardo Muti, ma anche il baritono (anch’egli italiano) Leo Nucci e il tenore argentino José Cura. In questa occasione Bahrami si dichiara molto felice di ricevere un premio di tale prestigio in una città come Piacenza, che lui ammira molto perché, “oltre a ospitare uno dei teatri più belli del mondo, nel corso dei concerti che ho tenuto qui mi sono accordo che il pubblico ha mostrato una particolare attenzione per il repertorio bachiano”.

Negli ultimi tempi Ramin Bahrami ha fatto parlare di sé non solo in quanto eccellente musicista, ma anche per la sua conversione al cristianesimo (con il nome di Sebastiano, in onore di quel che considera il più grande musicista di tutti i tempi: ovviamente parliamo di Bach) e per l’idea di far nascere una scuola che unisca tutti i tipi di artisti (come musicisti o ballerini) ma anche politici, uomini di lettere e di cultura, che partecipino a dibattiti e lezioni incentrate sulla figura del musicista tedesco: l’intento, secondo quanto dichiarato dallo stesso Bahrami, è quello di tentare di comprendere a pieno il suo universo perfetto e farlo diventare un modello che sia la politica più alta che la vita comune di ogni giorno devono avere come unico punto di riferimento.

La sua è, stando a quanto ha detto, “un’idea che non è solo un’idea“, in quanto l’intento sarebbe già passato a una fase successiva, più pratica, di cui, però, non vuole e non può dare dettagli maggiori. Basti sapere che Bahrami vuole far nascere questa accademia in Italia, perché “è la culla della cultura occidentale, e perché ha un petrolio straordinario che è il suo patrimonio culturale, che non sfrutta come dovrebbe“.

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