DIE HARD 5/ Pallottole e risate in un inseguimento padre-figlio che “raddoppia” il film

- Claudia Cabrini

Bruce Willis torna a vestire i panni di John McClane nel quinto capitolo della saga di Die Hard. La recensione di CLAUDIA CABRINI su un film ricco di colpi di scena, azione e pallottole

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Una scena del film

Quasi unironica riproduzione cinematografica della canzone Io penso positivo, firmata dal cantautore italiano Lorenzo Jovanotti, il nuovo film Die Hard – Un buon giorno per morire, quinto di una lunga serie di action movie, sembra raccontare lesatto testo della canzone in questione, esaltando quanto il bene prevalga, e la vita conti. Io penso positivo perché son vivo, perché son vivo e, continua, Io credo soltanto che tra il male e il bene è più forte il bene – Canta così il toscano Lorenzo, come altresì ci racconta lamericano Bruce Willis tornando a interpretare lormai famoso agente di polizia John McClane, che, in pensione, decide di partire per una vacanza, meno rilassante di quanto avrebbe potuto immaginare, alla ricerca del figlio perduto.

Il giovane Jack, qui interpretato da un bellissimo Jai Courtney, pratica uno dei lavori più rischiosi del mondo; quello della spia. Agente della CIA sotto copertura, sarà proprio nella capitale russa, Mosca, metropoli in cui lui è rinchiuso, dietro alle sbarre, che avrà inizio il vero filo conduttore di tutto il film. Un rapporto difficile quello tra padre e figlio, poliziotto e spia, John e Jack che, nonostante lanimo buono che li contraddistingue, solo alla fine riusciranno a riappacificare, per davvero.

Un Bruce Willis più maturo, dai capelli argento e il volto un poco rugoso, ma sempre e comunque energico, e divertente. Anche tenero. Simpatico il ruolo del padre premuroso che, fra una sparatoria e laltra, vede sullo schermo un John McClane tutto nuovo, il quale non esita a rischiare la propria pelle (resistentissima, quella dellex poliziotto) per quel figlio tanto amato, ma col quale i rapporti sono complessi, difficili anche, e soprattutto, a causa di quellorgoglio che li contraddistingue un po tutti, i giovani doggi. Loro che, troppo spesso, credono lumanità non sia abbastanza, che si possa esser automi, autonomi, come se lautosufficienza equivalga a dire che di casa non mi importa più niente, anche se poi così non è mai. Forse una sceneggiatura ristretta, ma comunque una regia emozionante quella diretta dallamericano John Moore.

Il quinto capitolo della serie, Die Hard – Un buon giorno per morire, è tanto divertente quanto ricco di colpi di scena, azione e pallottole. Un film zeppo di macchine e pistole, incidenti autostradali e tuffi dallultimo piano di un grattacielo. Un film da duri, e buoni di cuore. Un film da famiglia, classico delle serata papà-figlio al cinema insieme.

Bella l’accoppiata Willis-Courtney, alias John-Jack, perchè si sa che, da sempre, “due is meglio che one”, così come anche per questo, forse ultimo, capitolo del film. Un action movie che vede non uno, ma ben due McClane in azione. Il primo ex poliziotto, il secondo agente segreto. L’uno in pensione, l’altro a carriera iniziata. La storia di un padre che insegue il figlio, e poi del figlio che si lascia inseguire, finendo tra le braccia del padre col dirgli che sì, gli vuole bene, ma che non lo chiama papà perché no, tra uomini si resta duri, fino in fondo, fino alla fine.

“Niente e nessuno al mondo potrà mai fermare quest’onda che va”, conclude Jovanotti. Chissà se così sarà anche per la serie “Die Hard”. Cosa aspettarsi da un eventuale prossimo episodio? Speriamo soltanto sia tanto carico di emozioni quanto i cinque precedenti.

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