DEAD MAN DOWN/ Tra redenzione e vendetta, un “incontro” che può salvare la vita

- Emanuele Lisi

Il secondo film di Niels Arden Oplev dedica molta attenzione ai personaggi, ma non riesce ad avere unidentità precisa. Tuttavia, spiega EMANUELE LISI, risulta apprezzabile

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Una scena del film
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Victor e Beatrice si guardano tutte le sere dal terrazzo dei loro appartamenti della periferia newyorkese, finché decidono di incontrarsi e raccontarsi a voce il dolore che fino a quel momento si sono comunicati solo con gli occhi. Le cicatrici di lei sono ben visibili sul viso, quelle di lui nascoste nellanima. Entrambi hanno unossessione e allo stesso tempo ununica ragione di vita: la vendetta nei confronti di chi ha rovinato la loro vita per sempre.

Victor fa parte della gang dello spietato Alphonse (Terrence Howard), Beatrice è in possesso di prove per ricattarlo e costringerlo ad aiutarla nel suo piano di vendetta, ma allo stesso tempo sente per lui unattrazione crescente. I due si trovano legati da un filo di dolore e violenza e capiscono che mettere insieme la loro disperazione potrebbe portare uno spiraglio di luce nella vita di entrambi.

Redenzione e vendetta sono la colonna portante del film Dead man down, unopera particolare che accosta e sovrappone diversi registri, variando dal thriller metropolitano al dramma e alternando tocchi sentimentali a momenti action. Il risultato è interessante, ma inevitabilmente discontinuo.

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Alla prima prova americana dopo il successo di Uomini che odiano le donne, il regista danese Niels Arden Oplev sceglie una sceneggiatura di sicuro impatto e ha dalla sua gusto e sensibilità di stampo europeo, senza dimenticare le regole del noir hollywoodiano. centrale lattenzione ai personaggi, soprattutto allinterazione tra Victor e Beatrice, Colin Farrell e la ritrovata Noomi Rapace, che danno vita a una storia damore sui generis, tanto disperata e violenta quanto tenera e vera. Emergono però anche i personaggi di contorno, come la comprimaria di lusso Isabelle Huppert nei panni della trasognata madre di Beatrice e il talentuoso Dominic Cooper in quelli dellunico vero amico di Victor.

Difficile definire lidentità di un film che è un vero e proprio mix, a partire dalla nazionalità eterogenea del cast (Francia, Irlanda, Svezia, Inghilterra, Usa), fino alle molteplici anime racchiuse nella pellicola, sospesa tra opera indipendente e produzione di alto livello.

È proprio questo compromesso a svelare qualche punto debole: se infatti il regista riesce a mantenere per la maggior parte del film una sobrietà e un realismo apprezzabili, in alcuni momenti cede alla tentazione della spettacolarizzazione e degli escamotage inverosimili, in puro stile action movie hollywoodiano.

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Lo stesso protagonista, nelle intenzioni dovrebbe essere l’uomo normale che le ingiustizie della vita trasformano in spietato carnefice, salvo poi trasformarsi repentinamente (complice anche il physique du role di Colin Farrell) in perfetto eroe d’azione alla Die Hard. Ciò per fortuna non impedisce al film di mantenere la sua anima cupa e allo stesso tempo delicata, e di lasciare allo spettatore il messaggio che quando sembra che non ci sia via d’uscita, l’incontro con la persona giusta può salvarti la vita.

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