ANALISI DEL VOTO/ La “congiunzione astrale” che ha spazzato via Bersani e Monti

- int. Alberto Contri

Con ALBERTO CONTRI facciamo il punto dopo le elezioni politiche per confrontare stili e mezzi di comunicazione messi in campo dai principali candidati che si sono affrontati

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Silvio Berlusconi - Infophoto

Prima delle elezioni, Alberto Contri, Docente di Comunicazione Sociale all’Università Iulm di Milano e presidente della Fondazione Pubblicità Progresso, aveva stigmatizzato l’assenza dei programmi dalla comunicazione elettorale e anche una scarsa differenziazione nelle campagne riguardo a temi troppo generici come la crescita, il lavoro, l’equità. A pochi giorni dai risultati, gli chiediamo ora un giudizio complessivo, confrontando performance, stili e mezzi di comunicazione messi in campo.

Professore, cominciamo con un giudizio generale.

Abbiamo assistito a una campagna elettorale assai breve, nella quale ha prevalso l’obbiettivo di trattenere o riacchiappare i propri elettori (per chi li aveva persi) tranne che nel caso di Beppe Grillo, che è stato capace di catturare in così poco tempo un quarto dell’elettorato complessivo. Così chi non aveva niente da perdere, per motivi diversi (Grillo, Berlusconi) ha spinto a fondo con notevoli risultati.

Che dire della campagna di “chi è arrivato primo senza vincere”, vale a dire di Bersani?

Poiché non c’è stato alcun confronto sui programmi, abbiamo assistito di fatto a una sorta di opera dei pupi, dove ciascuno ha cercato di svolgere il suo canovaccio. Così Bersani ha interpretato il ruolo dell’onesto funzionario di un partito agricolo/operaista, per di più convinto di essere al passo con i tempi e, soprattutto, superiore moralmente e antropologicamente. Risultato: vennero per smacchiare e furono smacchiati. La dura realtà è stata che l’elettorato potenzialmente disponibile a votare a sinistra ha dimostrato di aspirare a qualche sogno in più che non al desiderio di posti e di potere della nomenklatura consolidata. Inoltre, non dimenticherei il ruolo di Crozza nel rafforzare lo stereotipo di ciascun concorrente presso l’opinione pubblica, proponendo un’immagine di Bersani come quella di un onesto ma modesto funzionario di partito cui piace soprattutto il giochetto dei proverbi inventati da lui.

Passiamo a Berlusconi.

Che dire, ha reinterpretato se stesso spiazzando sempre (verrebbe da dire “piazzando” sempre)… sia per le trovate tipo Imu, sia per la sublime capacità di far dimenticare i propri insuccessi, sempre attribuiti a “cause esterne”. Usando a piene mani il mezzo tv, ha scelto di parlare esclusivamente al suo pubblico (incluso quello che lo aveva temporaneamente abbandonato) recuperandone un bel po’, al punto di arrivare quasi a pareggiare, il che è stata un’operazione semplicemente titanica. Nel suo caso, Crozza ne ha fatto sì la caricatura di uno smargiasso, ma vincente. Il che non è poco, se fatto soprattutto a Sanremo! E pensare che se ne sono pure lamentati…

Qual è il suo giudizio su Monti?

La sua performance mi fa venire alla mente il titolo di un vecchio e azzeccato testo di marketing degli anni Settanta, “Il principio di Peter”. Principio secondo il quale ciascuno di noi, prima o poi, nella propria vita professionale raggiunge il proprio livello di incompetenza. Se si è capaci di non superarlo, bene. Altrimenti sono guai. Da personalità con enorme curriculum e credibilità internazionale, il Professor Monti ha voluto (o forse dovuto, non si sa) salire sul ring di una spesso caciarona boxe quotidiana, ben poco adatta a chi come massima arma sa usare le parole in punta di fioretto. Così si è trovato obbligato a impersonare un ruolo non suo, risultando inevitabilmente “falso” nel rispondere “wow” su twitter o adottando un cagnolino. Dovendo poi rispondere alle accuse di aver causato tutti i mali della nazione, ha spesso reagito fuori dalle righe. Alla fine, anche lui ha raccolto al massimo i voti dei suoi pari o giù di lì, e data la modalità con cui lo ha fatto, gli è andata ancora bene..

 

E ora parliamo del vero vincitore…

Innanzitutto va detto che per una congiunzione astrale Beppe Grillo si è trovato al posto giusto nel momento giusto, e dopo avere fatto le cose giuste. Intendo con questo aver occupato da anni – e non solo per crearsi un po’ di immagine “moderna” come hanno provato a fare assai tardivamente altri – il territorio della rete. E poi l’incessante presenza sul territorio reale, indubbiamente aiutato dal fatto di proporre uno spettacolo in cui si dimostrava in modo esilarante che “il re è nudo”. Se a questo si aggiunge la sincera richiesta di partecipare, rifiutando il “votami, che poi ci penso io”, in questo particolare momento storico – anche per gran demerito degli avversari di cui ogni giorno si scopriva uno scandalo – il cocktail è risultato invincibile. Azzeccatissima l’idea di disertare la tv, tanto ci compariva lo stesso, e senza l’onere di dover sostenere alcun contradditorio.

 

Il suo merito è aver attaccato i “vecchi” politici?

Non ha semplicemente premuto il pedale del sentimento anti-casta, ma ha proposto partecipazione, parlato di diritto alla dignità del lavoro, visitando personalmente le situazioni dove altri non si sono recati per paura di essere contestati. Inoltre, il suo programma, che taluni giudicano “da manicomio” è stato comunque validato da esperti e da cattedratici, attingendo largamente alle teorie di un premio Nobel come Stiglitz. Come ultima notazione, va detto che dal punto di vista fisiognomico, tutti i candidati del Movimento 5 Stelle hanno una bella faccia pulita, una buona capacità di espressione e – fatto che non guasta – possono vantare la più alta percentuale di laureati tra gli eletti… Ora c’è solo da sperare che tutto questo lavoro sia messo al servizio del Paese per costruire e non per distruggere.



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