TUTTI CONTRO TUTTI/ Una “sfida” tra famiglie che fa sentire italiani gli spettatori

- Claudia Cabrini

Nel film di Rolando Ravello sono affrontati temi in cui gli italiani possono riconoscersi. Insomma, una commedia che fa riflettere. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Tutti contro tutti i problemi dellItalia li sa raccontare bene; case occupate abusivamente, zingari emarginati, stranieri meno cattivi di quanto si creda, mafia e omertà. Il nuovo film di Rolando Ravello è più serio di quanto il cast possa far pensare, una produzione cinematografica nuova che pur classificandosi come commedia, in realtà, non fa soltanto ridere, ma anche riflettere.

Una famiglia numerosa quella di Agostino, un Rolando Ravello tanto comico quanto commovente, che allontanatasi un paio di ore da casa per celebrare la prima comunione del piccolo Andrea scopre, di ritorno dalla chiesa, che il suo appartamento è stato occupato e la serratura sostituita. Una sorpresa sconvolgente che allinizio quasi pare uno scherzo, ma che scherzo non è. Non stranieri ma italiani i tre napoletani che hanno occupato lappartamento di Agostino, il quale, con la bellissima Anna (Kasia Smutniak), il nonno Rocco e il cognato Sergio (Marco Giallini), dopo aver più volte tentato un approccio civile nei confronti degli occupanti, a loro volta decidono di stabilirsi sul pianerottolo, cercando così il miglior modo dagire per riuscire a riprendersi quellappartamento che sino a pochi istanti prima era tutto loro.

Rolando Ravello, come Alessandro Siani con la fiaba, nei cinema da qualche settimana, Il principe abusivo, debutta alla regia e riesce a pieno nel suo intento, con una commedia sociale che richiama allo spettatore quali siano tutti i reali problemi della maggior parte delle famiglie italiane, spingendo il pubblico a rendersi conto che, forse, i pregiudizi non sono altro che fesserie e che quegli emigrati ai quali tutto si incolpa, il più delle volte non solo si rivelano innocenti, ma, anche e soprattutto, più amorevoli e ospitali – come i marocchini Hedi Krissane e Zahira Berrezouga -, di quei vicini di casa che da anni ti conoscono, ma, che nel momento del bisogno, si lasciano coinvolgere da una serie di emozioni e paure, dallomertà soprattutto, abbandonandoti a te stesso e alla fortuna.

Il vero problema dice Rolando Ravello è che quella che noi raccontiamo non è leccezione ma la regola. Le famiglie che non arrivano a fine mese sono troppe, e troppe sono le persone che di questa situazione tragica se ne approfittano. Un film interessante, forse caratterizzato da passaggi un poco lenti ma allo stesso tempo descrittivi di quella che è la quotidianità italiana, con politici arricchiti e alloggi in affitto dalla curia romana, con prezzi troppo alti per ritenersi accessibili ai più poveri.

Un’Italia che potrebbe andare a rotoli se a sostenerla non vi fossero persone buone, e vere. Come Agostino e la moglie Anna, come il nonno Rocco, anziano ma non stolto, che combattono per la lealtà e la giustizia, sempre, e che, nonostante le difficoltà, si rimboccano le maniche, oliando i gomiti, e impegnandosi affinchè tutto vada per il verso giusto, e tutto si sistemi.

Commovente il tema scritto del piccolo Andrea, il più giovane della famiglia, che a seguito di un periodo scolastico grigio, a sua volta influenzato dal “trasloco in corridoio”, riesce a raccontare come la famiglia sia la sorella, che spende la mattinata in bagno pur di farsi bella, o il nonno, che russa e impedisce il riposo al resto della casa o, ancora, la mamma e il papà che bisticciano ma che, alla fin fine, si amano come non mai.

Una commedia sociale, ma anche sentimentale, emozionale, ironica e vera. Un racconto di un’Italia stanca del fatto che nulla cambi, ma anche il ritratto di un’Italia che davvero vuole migliorarsi, accettando il diverso come un diverso amico, e impegnandosi affinchè la meritocrazia divenga nostra nuova alleata. Un film da non perdere per chi vuole sentirsi ancora patriota, ancora italiano. Un film bellissimo e vero, impegnativo perché così, impegnativa, è anche la realtà.

D’altronde, si sa, dormire è più semplice che vegliare. Ma, nonostante tutto, solo quando si è leali, e vegli, come Agostino, come Anna, la felicità è palpabile e raggiungibile. E la felicità è tutt’altra cosa.

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