DIRETTA STREAMING/ Papa Francesco racconta San Giuseppe, ultima puntata. Riassunto quarta

- La Redazione

Oggi, domenica 5 maggio, su TV2000 va in onda il quinto e ultimo appuntamento di Vi presento il mio San Giuseppe, le conversazioni di Papa Francesco sul santo

papafrancesco_angelus1R439
Immagine di archivio

Oggi, domenica 5 maggio, su TV2000 alle 12.30 e in replica alle 19.45 va in onda il quinto e ultimo appuntamento di “Vi presento il mio San Giuseppe“, la serie di conversazioni dedicate a San Giuseppe, tenuta da Papa Bergoglio, quando era ancora Arcivescovo di Buenos Aires. possibile seguire l’ultima puntata anche in diretta streaming sul sito di TV2000.

Nella quarta puntata della miniserie di riflessione andata in onda ieri 4 maggio, partendo dalle parole dei vangeli, Papa Francesco ha introdotto alla scoperta di una figura straordinaria proprio perché silenziosa ma fortemente presente. Dai vangeli, sappiamo che Giuseppe di mestiere faceva il carpentiere. Un lavoro semplice, umile, radicato nella cultura giudaica del tempo. Un lavoro che aveva a che fare con la quotidianità del popolo, come del resto oggi, anche se in occidente la figura dell’artigiano tende a scomparire. dalla dimensione quotidiana di questo antico mestiere che Papa Francesco ha tratto una profonda catechesi. L’invito è stato quello di immaginare la famiglia di Nazareth come una famiglia comune. Un padre che lavora duramente per sostentare i suoi cari. Una madre occupata dalla faccende domestiche e un figlio da crescere. Cosa di più naturale se non un uomo che insegna al suo piccolo il lavoro che a sua volta ha appreso dal suo genitore stesso? Una bellezza che si sta perdendo, nell’era della globalizzazione, quando avviene un autentico sradicamento delle persone dagli ambienti che hanno visto la loro origine. Eppure, secondo il Papa, questa dimensione costruita su una relazione intima, deve essere recuperata nel tentativo di scoprire quale importanza il lavoro manuale assume nei vangeli. Giuseppe trasmette al figlio quello che sa e che ha imparato in una vita pensando per lui all’inserimento in una società dove i rapporti tra le persone si svolgevano con estrema chiarezza oltre che sulla dignità del lavoro. Questo è un punto fondamentale, di un’attualità sconcertante, quando si è costretti a vivere il dramma della disoccupazione perché anziché semplificare il mondo complica il rapporto dell’uomo con la necessità di operare per sostentarsi con decoro. Così accade che oggi sono sempre meno i padri che vivono la fondamentale esperienza di Giuseppe.La scena è da immaginare. Giuseppe al lavoro nel suo laboratorio. Il sudore della giornata lunga e pesante, il dolore della fatica. Le mani indurite dai calli. La pazienza di mostrare a un fanciullo gli attrezzi del mestiere. Fargli imparare il nome, a riconoscerli e a capirne l’utilizzo. Poi le sue mani che guidano quelle del figlio mentre prova a dare i primi colpi di pialla. L’attenzione per non ferirsi come sarà certamente capitato, quando la stanchezza acceca rendendo meno lucidi i movimenti. Poi il profumo della segatura, dei trucioli sulla terra battuta. L’odore intenso del legno tagliato di fresco, della resina. E ancora le mani che guidano altre nella conoscenza delle venature, del loro verso, che accarezzano i piani lisciati per verificare che non vi siano imperfezioni e scaglie pericolose. Giuseppe ha fatto tutto questo. Lo ha fatto nel silenzio.Poi i rapporti con la gente, i clienti. Chi chiede un tavolo, chi domanda delle mensole, chi un letto. E allora i conti necessari per acquistare il materiale necessario, oppure procacciarselo. La progettazione di ogni singolo elemento, una piccola creazione, quando collaboriamo con il Padre nel rendere migliore il mondo che ci circonda. Le difficoltà di farsi pagare il giusto e la pazienza del sapere fare credito senza conoscere fino a quando. Ecco, in tutto questo c’è Dio, ha insegnato il Papa. Un Dio che scopriamo nei gesti semplici, nel nulla di quanto molti ancora vivono senza sapere di avere tra le mani un autentico tesoro.

Questi sono stati gli incontri del cardinale Bergoglio, quando camminava per le strade di Buenos Aires e le persone lo fermavano per avere consigli, per scambiare quattro chiacchiere con il loro vescovo. Incontri che insegnano come il Vangelo, oggi si incarna come duemila anni fa in un villaggio della Galilea, dove un padre insegnava al figlio i segreti del mestiere e non sapeva di insegnare a noi i segreti del nostro Creatore. “Questo è il mio san Giuseppe!” ha ripetuto più volte il Papa. Quello che voglio testimoniare perché vivo e veritiero come gli incontri che si fanno nei quartieri laddove il lavoro rimane sempre una speranza e un diritto. Per queste ragioni è fondamentale chiedere a san Giuseppe di pregare affinché non manchi mai ad ogni padre di famiglia la possibilità di guadagnarsi il pane con la dignità del lavoro per scoprire quell’operosità che nella fatica riempie si senso le giornate. Una festa vera e propria, anche se celebrata nelle più misere favelas, ma vera proprio per questo.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori