SALVO/ Un film “miracolo” che fa capire senza far vedere

- Claudia Cabrini

Passato da Cannes, dove ha avuto due riconoscimenti, il film di Fabio Grassadonia e Antonio Piazza è essenziale, ma capace di farsi apprezzare. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film

Direttamente da Cannes, e ancor prima dallamata Sicilia, nasce un film che già a partire dal titolo, SALVO, si presenta come un capolavoro cinematografico tutto da scoprire. Certamente dalla sceneggiatura importante, per niente banale, una denuncia della malavita sotto un punto di vista tutto nuovo: quello di due giovani registi, from Palermo with love, e di una ragazza, Rita. Cieca dalla nascita, cresciuta in una famiglia mafiosa della città, imprigionata e allo stesso tempo protetta da quello che per lei non è solo un handicap ma anche un amico: il buio.

Un poco in stile noir francese, anche lo zampino dei cugini dalla Tour Eiffel si fa sentire, soprattutto perché, raccontano i registi Fabio Grassadonia e Antonio Piazza, lItalia non ci ha da subito spalancato le porte. Forse perché il nostro non è un racconto mafioso da serie televisiva, o semplicemente perché non disponevamo di un budget sufficiente a effetti speciali fantastici. stato un lavoro lungo, ma una coproduzione molto ben riuscita. I francesi hanno da subito amato la nostra idea, ancor prima di aver finito di leggere la sceneggiatura. Siamo soddisfatti, moltissimo. E allo stesso tempo orgogliosi, ma nulla è altro che linizio di unardua avventura dicono, sorridenti. Semplici e competenti, molto umili e disponibili alla conversazione è questa limmagine che i due maghi del cinema (italiano) portano come primo giudizio di sé. Una buonissima base dalla quale partire, costruendoci sopra un capolavoro come il film che alla 52 Semaine de la Critique al Festival di Cannes è riuscito a conquistarsi i premi Grand Prix e Prix Révélation.

Oltre alla riccissima Rita, la cieca coprotagonista del lungometraggio, interpretata dalla giovane ma bravissima Sara Serraiocco – che ha recitato il film con un paio di lenti a contatto oscuranti, di modo da non fingere di esser cieca, ma di esserlo veramente durante le riprese -, in scena il francese tenebroso Saleh Bakri, dagli occhi azzurri e il cuore tenero, nel ruolo di Salvo appunto, killer di mafia solitario, intelligente e spietato, che entra in casa di un rivale per ammazzarlo, nel modo più perfetto possibile, come solo lui sa fare, senza lasciare troppe tracce di sé. Ma qui incontra qualcosaltro: unanima come la sua, in cerca di risposte. Quella della giovane disabile che vede solo col cuore, sorella di un criminale ucciso dallindipendente Salvo che, però, assiste improvvisamente a un Miracolo. Un miscuglio di due anime nere, Rita e Salvo, Salvo e Rita, dalla cui fusione nasce qualcosa di irrimediabilmente sano, e bello. Gli occhi di Rita, per la prima volta, iniziano a smettere di tremare. Lei vede, solo qualche ombra, un poco di luci, ma vede. Qualcosa accade, ma che cosa?

Minuti di emozioni, sentimenti e romanticismo, ma allo stesso tempo realtà, non finzione, simpatia, un poco di ironia. Mai grottesco o scontato, SALVO è davvero un film che merita, così come hanno ben pensato in Costa Azzurra prima di tutto. Particolarissime e molto interessanti anche le riprese iniziali del film, che ci fanno vivere la storia nella stessa maniera un poco timida e insicura con la quale Rita esplora le cose, gli oggetti che la circondano, o i visi che vuole riconoscere. A tentoni, con le mani sporte in avanti. E poi sboccia l’amore, che porta Salvo al salvataggio di Rita, così come Rita al salvataggio di Salvo. Fino a che morte non li separi.

Un finale che termina con uno sfumato misterioso e interessante, molto commovente. Un film che, davvero, è essenziale, ma nel senso più positivo in cui questo termine possa essere inteso. SALVO è da consigliare proprio a tutti, da vedere e da apprezzare. Da giudicare e da ricordare. Perché fa capire senza far vedere, il che nient’altro è che un miracolo del cinema e della comunicazione artistica, così come, a parer mio, un vero miracolo è quello che si racconta: due cattivi che cattivi non sono affatto. Quasi una moralità da Educazione siberiana, impersonata in quella che tanti negano esista, ma che invece c’è e va combattuta: la mafia. Così come l’illegalità, e l’omertà.

“Sin da bambino, in Sicilia, a Palermo soprattutto, dove entrambi siamo cresciuti, ti insegnano che devi fare una scelta. Puoi vedere, oppure no. Fingere che attorno a te non stia accadendo nulla, e allora vivi bene. Oppure stare alle circostanze della realtà, e decidere di affrontarle, combatterle e talvolta vincerle. E allora le cose si complicano. Ma a noi le cose semplici non sono mai piaciute. Anche SALVO è stato un arduo lavoro, durato 5 anni”. Ma ne è assolutamente valsa la pena.

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