MUTUI E TASSI USURARI/ Il servizio delle Iene smentito in parte da Lannutti (Adusbef)

- La Redazione

Dopo il servizio di Luigi Pelazza, trasmesso da Le Iene, si è acceso l’interessi di molti italiani su mutui e tassi d’interesse usurari. Oggi le dichiarazioni di Elio Lannutti

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Dopo il servizio  di Luigi Pelazza, trasmesso da Le Iene, si è acceso l’interessi di molti italiani su mutui e tassi d’interesse usurari. Nella trasmissione di Italia 1, infatti, le parole di Gennaro Baccile, Presidente onorario di Sos Utenti, hanno fatto drizzare le antenne ai tanti intestatari di un mutuo. Infatti, veniva spiegato che se il tasso di mora previsto dal proprio contratto, sommato a quello base del mutuo, superava il tasso soglia fissato dalla Banca d’Italia con cadenza trimestrale (al momento 10,77% per i mutui a tasso fisso e 9,012% per quelli a tasso variabile), il contratto era da considerarsi nullo sin dall’origine, in base all’articolo 1815 comma 2 del Codice civile (eccone  il testo modificato da una legge del 1996: “Se sono convenuti interessi usurari, la clausola è nulla e gli interessi sono dovuti solo nella misura legale”). In pratica, il mutuatario avrebbe diritto alla restituzione degli interessi versati fino a quel momento e non dovrebbe nemmeno versarne fino alla fine del mutuo. Questo anche nel caso non si sia ritardato il pagamento di una rata, attivando così il tasso di mora. Contro questa interpretazione va però Elio Lannutti, Presidente dell’Adubef, che al sito Finanza.com ha spiegato che “il mutuo diventa nullo solo se subentra il tasso di mora e non quando i cittadini pagano regolarmente le rate”.

La differenza non è di poco conto e rischia di generare confusione tra i cittadini che sicuramente in questi giorni stanno cercando di raccogliere informazioni chiare su un tema importante: di mezzo c’è infatti la possibilità di poter recuperare somme importanti già versate e di poter risparmiare sulle rate future di un mutuo, cose che in un periodo di crisi come questo non possono non far comodo. C’è anche da dire che vi possono essere casi in cui una banca rischierebbe di trovarsi in buona fede ma pur sempre “minacciata” dalla possibilità di dover rinunciare a quanto gli spetta in base a un contratto. Insomma, un po’ più di chiarezza sarebbe necessaria, anche se questo sembra essere uno dei quei casi in cui l’opacità riesce a mantenere uno status quo minacciato dalla possibilità di un cambiamento che potrebbe avere conseguenze deflagranti.

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