AFTER EARTH/ Will e Jaden Smith in un film sulla “paura” che divide figli e genitori

- Ilenia Provenzi

Il film con Will e Jaden Smith racconta la storia di un ragazzino che impara a vincere la propria paura e di un padre che scopre di potersi fidare di lui. La recensione di ILENIA PROVENZI 

after_earthR439
Una scena del film

Il pericolo è reale, la paura è una scelta. Siamo noi i peggiori nemici di noi stessi. Siamo noi a distruggere il nostro pianeta e, quando abbiamo paura, è noi stessi che temiamo veramente, le nostre reazioni di fronte al pericolo. After Earth, il nuovo film di Will Smith diretto da M. Nighy Shaymalan, sceglie uno scenario apocalittico per raccontare la storia di un ragazzino che impara a vincere la propria paura e di un padre che scopre di potersi fidare di lui.

Siamo in un futuro lontanissimo, in cui la Terra è tornata allo stato primitivo dopo un enorme cataclisma. Soltanto gli animali vivono sul pianeta, dal quale gli uomini sono invece fuggiti in massa per colonizzare un altro mondo, chiamato Nova Prime. Grattacieli spaziali, canyon selvaggi, sofisticati strumenti tecnologici sono a disposizione degli umani, che ora viaggiano sulle astronavi attraverso lo spazio.

Ma i rapporti tra i genitori e i figli sono rimasti gli stessi. E così il giovane Kitai (Jaden Smith) vuole dimostrare a suo padre Cypher (Will Smith), generale degli United Ranger Corps, di essere allaltezza delle sue aspettative. Invece il padre non fa che impartirgli ordini e direttive, trattandolo come uno dei suoi sottoposti. Il desiderio di primeggiare è così forte in Kitai da renderlo avventato, portandolo a commettere degli errori.

Seguendo il consiglio della saggia moglie, Cypher decide di condurre suo figlio in missione per recuperare il rapporto con lui, ma qualcosa va storto: lastronave precipita sul pianeta meno ospitale delluniverso, la Terra. Unici sopravvissuti allo schianto, Cypher e Kitai devono rischiare la vita per recuperare il solo strumento in grado di chiamare i soccorsi.

Ed è proprio il ragazzino a dover compiere la missione, perché suo padre è rimasto intrappolato nel relitto della nave e può soltanto guidarlo a distanza. Da questo momento in poi, il film regge sui due attori (con sporadiche apparizioni della sorella morta di Kitai), i cui personaggi vivono due esperienze opposte e parallele. Immobile e impotente, Cypher pretende di dirigere ogni singolo movimento del figlio e di prevenire qualsiasi pericolo. In viaggio da solo, Kitai fatica a seguire le istruzioni del padre e, a un certo punto, si ribella, deciso a dimostrargli di non essere un codardo.

I genitori devono accettare che i figli camminino con le loro gambe, dando loro fiducia anche quando compiono scelte diverse. È toccante la scena in cui, nel momento decisivo della storia, il ragazzino si comporta esattamente come suo padre gli dice di fare, nonostante non possa sentirlo. È come se ormai fosse cresciuto e non avesse più bisogno di indicazioni, perché ha interiorizzato gli insegnamenti dei genitori pur imparando a pensare con la propria testa.

Il rapporto padre/figlio è il cuore pulsante del film, che si fa apprezzare però anche per l’impianto visivo, curato nei minimi dettagli. Nova Prime è un mondo fantascientifico, affascinante e giocato sui toni del rosso e del blu, in contrasto con il verde brillante della Terra.

Il nostro pianeta si è trasformato in un ambiente inospitale, dominato da rigogliose e insidiose foreste, turbato da improvvisi sbalzi climatici e popolato da belve feroci. Ma l’essere più pericoloso di tutti è un mostro portato sulla Terra dagli uomini, l’ursa, una creatura mostruosa che si nutre del terrore altrui per uccidere. È l’ursa l’ultimo ostacolo da combattere: se vuole salvare se stesso e il padre, Kitai dovrà diventare “invisibile”, imparando a dominare la propria paura.

Si concentra sul presente, su ciò che sente e che prova, e ricorda le parole di suo padre: siamo noi i nostri peggiori nemici, perché immaginiamo i pericoli che ancora non esistono e che, forse, non esisteranno mai.

Lungi dal trasformarsi in un supereroe senza macchia, tuttavia, pur vincendo Kitai resta un ragazzino, com’è giusto che sia. Ma un ragazzino coraggioso, che non fugge, né cerca – come in passato – di attirare l’attenzione per dimostrare di potercela fare. È diventato un piccolo uomo, in grado di proteggere se stesso e le persone che ama.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori