WORLD WAR Z/ Brad Pitt in un film (senza cuore) sulla famiglia

- Ilenia Provenzi

Tratto dal romanzo di Max Brooks, il film di Marc Forster con Brad Pitt protagonista usa gli zombi come pretesto per una storia familiare. La recensione di ILENIA PROVENZI

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Una scena del film

Un film apocalittico in cui lumanità combatte contro i morti viventi, con Marc Forster dietro la macchina da presa e Brad Pitt come protagonista. Eppure World War Z, tratto dal romanzo di Max Brooks, si distingue dai prodotti simili – primo fra tutti il telefilm The Walking Dead – perché gli zombie, in fondo, sono soltanto un pretesto. Nonostante le scene di distruzione e di morte, che tuttavia risultano meno cruente rispetto alle sequenze a cui ci ha abituato la serie tv, al centro dellattenzione cè una storia familiare, lavventura di un padre che cerca di proteggere la sua famiglia e che, riluttante, è costretto a lanciarsi nella mischia per salvare il mondo.

Non cercate allegorie, o metafore della realtà sociale e politica: World War Z rimane entro i confini dellintrattenimento. Le prime scene ci trasportano nel mondo di Gerry Lane (Brad Pitt), che una mattina come tante guarda il telegiornale mentre fa colazione con la moglie e le figlie nella loro casa a Filadelfia. Il dramma entra subito nella vita della tranquilla famiglia americana: delle creature orrende distruggono i vetri delle auto e divorano gli esseri umani, trasformandoli in morti viventi. Medici e scienziati cercano disperatamente la causa della mutazione che rischia di provocare il collasso del genere umano, ormai in mano agli zombie, mentre i capi delle forze armate evacuano le metropoli e si chiedono come uccidere i mostri che sembrano resistere a ogni attacco.

Naturalmente, come tutti gli eroi dei thriller apocalittici, il protagonista sa vedere le cose che agli altri fuggono, i dettagli che lo aiutano a riconoscere i nemici. Prima di ritirarsi a vita privata, Gerry era un importante investigatore delle Nazioni Unite, in grado di risolvere casi delicati ed estremamente rischiosi. E mentre gli zombie cercano di conquistare le città in ogni parte del mondo, muovendosi in modo rapido e trasformando chiunque capiti a tiro, Gerry si rivela ben presto lunica speranza di impedire che lintera umanità sia distrutta. In cambio della protezione garantita alle persone che ama, Gerry accetta di mettersi in viaggio per individuare lorigine del virus e trovare una cura.

Efficaci sono le scene di panico in cui la Pennsylvania è invasa dai morti viventi, le auto esplodono e i ponti si riempiono di gente in fuga, mentre Gerry cerca di mettere in salvo la sua famiglia e il film decolla, prendendo un ritmo incalzante.

Nonostante il regista non abbia puntato sulla grandiosità e sulla sequenza incalzante di scene spettacolari, si incontrano diversi momenti che colpiscono l’immaginazione (la “scalata” degli zombi a Gerusalemme, per citarne uno). I mostri sono presentati in massa, sfruttando il potere dei CGI e del make-up e utilizzando inquadrature dall’alto o panoramiche. Il materiale, però, è troppo denso per essere condensato nel lungometraggio e a farne le spese sono le informazioni e i riferimenti storici che, spesso, restano soltanto abbozzati. D’altra parte, il finale aperto lascia presagire a un possibile sequel.

Se i vampiri sono la versione nobile e affascinante, per quanto spaventosa, dei “non morti”, gli zombi rappresentano nel cinema e nella letteratura la declinazione più macabra e raccapricciante. Ma nel romanzo di Max Brooks, più che sui mostri, l’attenzione è concentrata sulle persone coinvolte nella guerra contro l’epidemia: il libro raccoglie un materiale ricco e variegato, di fronte al quale gli sceneggiatori hanno dovuto compiere delle scelte. Hanno creato un eroe e una trama che avesse un inizio, uno svolgimento e una fine, producendo un action movie che non sconfina del tutto nell’horror e che, sfruttando un buon cast e la propensione del regista per le storie intimiste, racconta l’epica impresa di un eroe bello e coraggioso che lotta per riunirsi con la sua famiglia.

Peccato che, ammirando le immagini e seguendo il viaggio di Mister Pitt, ci si accorga infine della mancanza di un elemento fondamentale: il sentimento. Non si esce dalla sala colpiti al cuore, questo è certo, ma World War Z è un film per l’estate, un blockbuster dignitoso in grado di intrattenere il pubblico.

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