PRESADIRETTA/ Gli effetti dell’austerity in Italia. Puntata 16 settembre 2013

- La Redazione

L’ultima puntata di Presa Diretta, condotta da Riccardo Iacona, si è occupata della politica dellausterity imposta ai paesi europei e gli effetti prodotti dalla sua attuazione

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Riccardo Iacona

Ieri sera, lunedì 16 settembre, è andata in onda su Rai Tre una nuova puntata di Presa Diretta, il programma condotto da Riccardo Iacona che, con la collaborazione di Lisa Iotti, ha voluto raccontarci quelli che sono stati gli effetti della politica dell’austerity nel nostro Paese. Il titolo della puntata, “Basta con l’austerity”, dà già un’idea di quanto i giornalisti hanno voluto dimostrare attraverso quest’inchiesta. L’aumento del debito pubblico e del numero dei disoccupati in Italia è infatti una prova tangibile del fallimento di questa politica voluta dal governo Monti. Intanto le imprese, anche al nord-est, continuano a fallire e le loro sedi finiscono per essere svendute all’asta. In questo mercato entrano i grandi gruppi stranieri, che così si portano via non solo i macchinari, ma anche le conoscenze che sono state il risultato di decenni di studio e lavoro. Tra gli acquirenti vi sono persino gli Indiani. Una delle conseguenze della politica dell’austerity è che si stanno minando le ragioni stesse dell’Unione Europea. Sarà forse colpa dell’euro? questo ciò che pensano in molti e vi sono esperti che sostengono che l’euro sia ormai, di fatto, fallito. Questo è sicuramente quello che provano sulle loro spalle i cittadini greci, ad esempio. Il problema, infatti, è che l’euro attualmente è come se non avesse un valore unico in tutti gli Stati. Da non dimenticare sono poi i nostri giovani, quelli che decidono di emigrare all’estero, in Germania soprattutto, per cercare un’occupazione. Riccardo Iacona li ha seguiti per cercare di capire meglio. Dalla Sicilia, ad esempio, partono dei pullman diretti all’estero, nonostante l’isola si ricca di beni culturali che potrebbero offrire lavoro a migliaia di persone, se solo ci fosse una più efficiente programmazione turistica. Molti sono i paesi quasi completamente vuoti, perché nessuno vi abita più e uno di questi è Aragona, in provincia di Agrigento. Solo lo scorso anno sono partite da qui 172 persone, più quelle che ancora non risultano nei dati ufficiali, perché non hanno ancora preso ufficialmente la residenza all’estero. Diverse sono ormai le famiglie spezzate, perché le donne restano e gli uomini partono per cercare lavoro. Si parte anche senza avere dei contatti sul posto e ci si accontenta di qualunque tipo di lavoro. L’agricoltura, che era un tempo una delle maggiori risorse dell’intera regione siciliana, è ormai crollata. I costi sono troppo elevati e le aziende hanno ridotto inevitabilmente il loro personale. Lo stesso discorso vale anche per le imprese industriali. Iacona è andato personalmente proprio anche in Germania, nella città di Hannover, per cercare di capire come mai qui i posti di lavoro sono ancora così tanti. L’economia tedesca, ha spiegato un esperto, si basa molto sul mercato extra-europeo, quello asiatico innanzitutto, ma anche quello sud-americano. Il ministro dell’economia della Bassa Sassonia ha dimostrato a Iacona quanto sia importante la penetrazione dei mercati per le industrie che rientrano nella media e piccola impresa. Si arriva al 60-80 % di prodotti che vengono regolarmente esportati. Per consentire alle aziende di mettersi in evidenza con tutto il mondo si organizzano inoltre regolarmente non solo fiere, ma anche viaggi all’estero per presentare i proprio prodotti. La forza della Germania è nell’industria e la politica industriale è considerata molto importante. Poi c’è la Volkswagen, che da sola crea numerosi posti di lavoro e nella quale lavorano da anni gli italiani. Il contributo di questi lavoratori all’azienda è stato così importante da portare addirittura alla realizzazione di un monumento in ricordo dei tanti lavoratori italiani immigrati. Adesso, il flusso è ricominciato e molti sono tornati a cercare un lavoro presso la Volkswagen. Si tratta non solo di giovani ma anche di padri di famiglia che in Germania hanno trovato una nuova sistemazione. Tra loro c’è ad esempio Fedele, che in Puglia faceva l’agricoltore e che ha deciso, spinto dalla disperazione, di trasferirsi in Germania. Qui per ora lavora soltanto sua moglie, mentre lo Stato tedesco fornisce loro un’assegno mensile e una casa, in attesa che Fedele possa trovare un lavoro che gli consenta di mantenere tutta la famiglia. Per la figlia dodicenne, poi, c’è la scuola italo-tedesca, con tanti spazi all’aperto e strutture che non somigliano neanche lontanamente alle nostre. 

Alcuni italiani sono tornati per la seconda volta in Germania. Dopo aver provato a rientrare nel nostro Paese, infatti, hanno deciso di emigrare di nuovo. Questo è quanto è accaduto a Gianluca e a Gianfranco. Entrambi avevano provato ad aprire un’attività in proprio in Italia, ma le cose erano andate male. Paolo invece ha 50 anni e non avrebbe mai voluto emigrare in Germania se non fosse stato costretto dal fallimento della sua attività di rappresentante di preziosi. È anche vero però che non è solo l’Italia a pagare gli effetti della crisi europea. Basta guardare alla situazione del Portogallo, ad esempio, dove la popolazione inizia a ribellarsi. La crisi a livello europeo ha colpito infatti anche questa nazione e Lisa Iotti a distanza di un anno e mezzo dall’ultimo servizio di “Presa Diretta” è tornata lì per girare nuove immagini. Le code di fronte ai centri per l’impiego si sono allungate e c’è gente di ogni età che ha perso il lavoro per via della crisi e ora è alla ricerca di una nuova occupazione. A due anni e mezzo dall’inizio dell’austerity la situazione è così grave che qui quasi un ragazzo su due non lavora e si stanno per licenziare anche i dipendenti pubblici. Migliaia sono le persone che non hanno neanche di che comprare i vestiti o da mangiare e sono costrette dunque ad affidarsi alle associazioni di volontariato che distribuiscono gli alimenti a chi ne ha bisogno. Intanto gli affitti aumentano per via della liberalizzazione e la gente non riesce più a pagare perché i prezzi non sono proporzionati agli stipendi.



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