CHE TEMPO CHE FA/ La scheda di Stefano Rodotà, giurista e professore emerito di Diritto Civile

- La Redazione

Tra gli ospiti questa sera al programma televisivo condotto da Fabio Fazio Che tempo che fa anche il politico Stefano Rodotà. Ecco la sua biografia e le informazioni su di lui

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Tra i vari personaggi che Fabio Fazio ospiterà nel corso della puntata di domenica 19 gennaio 2014 di “Che tempo che fa” c’è anche Stefano Rodotà. Nato a Cosenza nel 1933, frequenta il liceo classico “Bernardino Telesio” di Cosenza e, una volta ottenuta la maturità, si trasferisce a Roma per studiare giurisprudenza alla “Sapienza”. Si laurea nel ’55 a pieni voti. La sua carriera politica ha inizio nel Partito Radicale, il quale è guidato, all’epoca, da Mario Pannunzio. Stefano Rodotà è dunque iscritto a quella formazione politica, ma decide di rifiutare in ben due occasioni distinte (che risalgono al ’76 e al ’79) l’offerta, presentatagli da Marco Pannella, di candidarsi per il partito alle elezioni. Sempre nelle elezioni politiche del ’79 Rodotà si candida invece nelle file del PCI, ma non come membro del partito bensì come indipendente. Entra dunque a far parte della Camera dei Deputati e diviene uno dei membri che fanno parte della Commissione “Affari Costituzionali”. Quattro anni dopo viene riconfermato in Parlamento. Lo stesso avviene nell’87, anno in cui, in aggiunta all’impegno con la Commissione “Affari Costituzionali”, c’è anche quello relativo alla “Commissione bicamerale per le riforme istituzionali”. Due anni dopo Stefano Rodotà diventa la persona scelta come ministro della Giustizia all’interno del cosiddetto “governo ombra” voluto dal Partito Comunista. 

Stefano Rodotà segue il destino del PCI al momento della “Svolta della Bolognina”, ovvero quando il partito guidato dal segretario Achille Occhetto abbandona la storia pluridecennale che l’aveva contraddistinta fino ad allora per diventare il “Partito Democratico della Sinistra”, chiamato anche PDS. In questo cambiamento epocale Stefano Rodotà verrà eletto presidente del “Consiglio nazionale”. Carica che manterrà fino al ’92. In quello stesso anno viene di nuovo eletto alla “Camera dei Deputati”. Anche in questa occasione entra a far parte della “Commissione Bicamerale”. In questa legislatura Rodotà viene nominato vicepresidente dell’aula di cui fa parte, mentre il presidente sarà Oscar Luigi Scalfaro. Il quale diventerà, soltanto pochi mesi dopo, presidente della Repubblica. Questa legislatura, che guida la politica italiana in un momento molto particolare e delicato per le sorti della nazione, dura soltanto due anni, al termine dei quali Rodotà matura la convinzione che è meglio per lui non ripresentarsi alle elezioni successive e far ritorno alla cattedra universitaria momentaneamente lasciata per dar vita alla sua carriera politica. 

Uno dei passaggi fondamentali per la sua carriera (e che darà a Rodotà un lustro forse anche maggiore rispetto a quello che gli è stato dato dalla sua vita politica) è quello relativo alla presidenza del “Garante della privacy” che lo occupa ininterrottamente dal ’97 al 2005. Come detto in precedenza, Rodotà è stato protagonista di una ricca e proficua carriera accademica in varie università italiane e non. Ha insegnato “diritto civile” alle università di Macerata, Genova e Roma. Ha poi tenuto lezioni in alcune università dell’intero continente americano (parliamo dunque di cattedre negli Usa, in Canada e in America Latina), in India e in Australia, e anche in molti paesi europei. Tra le università più prestigiose in cui ha insegnato, possiamo ricordare Oxford e la Sorbonne di Parigi. 

Rodotà ha però avuto un gran successo (che dura ancora oggi) anche in qualità di editorialista. E’ infatti tra i fondatori del quotidiano “La Repubblica” (per il quale scrive ancora oggi) e ha firmato articoli che sono stati pubblicati per riviste e giornali come “Il Mondo”, “Il Giorno”, “Panorama”, “L’Unità” e il “Manifesto”. Oggi ha la cattedra nel corso di “Bioetica” che si tiene presso la “Scuola di Studi Superiori dell’Università di Torino”. 

Stefano Rodotà è stato per qualche settimana al centro di un momento molto particolare per la vita politica italiana. Era stato scelto infatti dall’elettorato del Movimento 5 Stelle come candidato alla poltrona di Presidente della Repubblica nel momento in cui stava per scadere il mandato di Giorgio Napolitano. Nelle votazioni avvenute su internet, Rodotà si era posizionato al terzo posto nella classifica dei dieci possibili candidati del Movimento di Beppe Grillo. I primi due (Milena Gabanelli e Gino Strada) avevano rifiutato, ma Rodotà non si è tirato indietro. Nel giorno in cui hanno avuto inizio le votazioni, dunque, i parlamentari del Movimento 5 Stelle hanno votato compatti per lui. Come sono andate le cose lo sappiamo, ovvero Rodotà viene votato soltanto dal Movimento (e da qualche cane sciolto degli altri partiti) e, nonostante le proteste in piazza Montecitorio, al Quirinale viene riconfermato Giorgio Napolitano. Una piccola curiosità: il programma radiofonico “La Zanzara”, in onda su “Radio24”, ha trasmesso l’audio di uno scherzo telefonico fatto pochi giorni dopo le ultime elezioni politiche in cui Rodotà critica fortemente i parlamentari neoeletti del “Movimento 5 Stelle”. La notizia fa scalpore perché, come detto, è proprio a quei parlamentari “grillini” e ai loro elettori che si deve la sua nomina come candidato alla presidenza della Repubblica. 

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