CLASS ENEMY/ Un film che trasforma i conflitti in un “esperimento”

- Dario Zaramella

Rok Bicek decide di portare sullo schermo i conflitti, gli attriti e i giochi di potere presenti nella società, e lo fa in maniera impeccabile, dice DARIO ZARAMELLA nella sua recensione

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Una scena del film

Il regista sloveno Rok Bicek decide di portare sullo schermo i conflitti, gli attriti e i giochi di potere presenti nella società, e lo fa in maniera impeccabile nel suo Class Enemy (titolo originale: Razredni Sovraznik), in cui un istituto scolastico diventa teatro di scontri che ben presto esuleranno dalla sfera prettamente didattica, per trasformarsi a tutti gli effetti in conflitti esistenziali e generazionali.

La vicenda ruota attorno al suicidio di una ragazza, Sabina, avvenuto in seguito allarrivo del nuovo supplente di tedesco, interpretato da un cinico e glaciale Igor Samobor. Alcuni ragazzi attribuiscono la colpa della misteriosa morte al professor Robert e ai suoi metodi da nazista – come viene ripetuto più volte nel film -, e fomentano una ribellione che finirà per vederli contrapposti alla presidenza e agli altri professori, sì, ma anche tra loro. Uno degli elementi più interessanti del film, infatti, è che non esistono fazioni ben distinte, né lautore sembra voler parteggiare per questo o quel personaggio; la natura corale del film permette di mettere in luce una grande quantità di personaggi, farli reagire tra loro e, come in un esperimento chimico, attendere che si inneschi una reazione a catena. 

Il dinamismo della vicenda sta tutto lì, nel costante confronto verbale che solo raramente sfocia nellaggressione fisica. Ciò non significa che il regista voglia ridurre ogni conflitto a una pacifica chiacchierata da bar, anzi: la macchina da presa si sofferma insistentemente sui primi piani degli attori, riuscendo a catturare le diverse reazioni che i monologhi del professore provocano negli studenti (rabbia, frustrazione, indifferenza), e diventa ancora più efficace quando, non riuscendo a trovare una coesione interna, il gruppo ribelle inizia a frammentarsi dal suo interno.

Le infinite sfumature di grigio che con grande abilità il regista sa tratteggiare impediscono allo spettatore di trovare la verità ultima, ma, anzi, lo costringono a mettere in gioco costantemente il proprio punto di vista, a rivalutare un comportamento apparentemente ingiusto e viceversa.

Class Enemy è un film cinico, perché cinica è la figura del professor Robert, implacabile nel pretendere che durante le sue lezioni si parli solamente tedesco e apparentemente insensibile quando, in seguito al funerale della ragazza, afferma che la vita va avanti. Il cinismo del sistema scolastico, visto dagli studenti come un mostro interessato più al voto che alla persona, viene contestato dai ragazzi con il suo opposto, ovvero con il sentimentalismo esasperato: funerali privati, processioni di candele, gesti plateali in onore della ragazza vengono perpetrati anche da parte di chi, mentre era in vita, non lha mai degnata di uno sguardo.

E questo è solo uno degli esempi più evidenti, perché il conflitto assume le forme più varie e disparate, da quello “genitori contro professori” a quello, più intimo, di una ragazza che preferisce piangere in privato la propria amica, e per questo viene accusata di collaborazione con il “nemico”.

Un film che vive di pochi gesti, una trama ridotta all’osso e una staticità di fondo che permette di cogliere i più piccoli attriti che, come la melodia suonata da Sabina, continuano a risuonare tra i corridoi della scuola. 

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