SQUADRA ANTIMAFIA 6/ Torrisi: Licata intuirà la “finta” di Calcaterra. Ci sarò nella settima serie

Questa sera, lunedì 20 ottobre 2014, andrà in onda la settima puntata di Squadra Antimafia: abbiamo intervistato BRUNO TORRISI, che interpreta il questore Licata

20.10.2014 - int. Bruno Torrisi
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Il questore Licata interpretato da Bruno Torrisi

intervista a Bruno Torrisi (esclusiva) – CLICCA QUI PER LE ANTICIPAZIONI SU SQUADRA ANTIMAFIA 6 – Questa sera torna su Canale 5 Squadra Antimafia 6. L’ultima puntata ci ha lasciati con il cuore in gola fino agli ultimi minuti, in cui abbiamo capito che il vice questore Calcaterra ha ingannato l’intera Duomo, fingendosi un criminale e fuggendo in auto con Rachele Ragno. Una delle presenze fisse nel cast, fin dal prima stagione, è quella del questore Licata, che avrà di fronte una grande sfida rispetto alla presunta colpevolezza del suo sottoposto. Abbiamo raggiunto Bruno Torrisi, l’attore che lo interpreta.

Fin dagli albori di Squadra Antimafia interpreti il ruolo del questore Licata. Com’è cambiato questo personaggio?

Grossi cambiamenti non sono avvenuti nel personaggio di Licata, è come se lui fosse una pietra miliare, è sempre pronto per rappresentare la legge: ha certamente avuto momenti di maggiore scoraggiamento, soprattutto di fronte ai poliziotti suoi uomini che mano mano scompaiono. Soprattutto in questa ultima sesta serie, reagisce con un po’ di disincanto nei confronti della legge, quando scopre che anche Pulvirenti, una persona di cui lui si fidava molto, era un traditore: un po’ cambia in questo senso, ma la struttura del personaggio non può avere tante alternative, né deviazioni. Lui è la controparte di De Silva o di tutti i mafiosi del caso, è colui che la legge la fa rispettare. Un po’ la roccia della giustizia.

Com’è nata la tua passione per il teatro e la televisione?

È nata un po’ casualmente: io ho cominciato con una scuola di teatro qui a Catania circa 28 anni fa, senza sapere se fosse realmente la mia passione. Provandoci, ho superato il provino e ho iniziato a crederci di più e a imparare questo mestiere. Pian piano, sono passati gli anni, e alla fine sono rimasto nel campo: anche se si pensa di poter fare un altro mestiere, ormai si è li e ci si rimane (ride, ndr). Questa casualità di scelta mi ha poi preso un po’ in contropiede, perché sinceramente non pensavo di poter fare una carriera così.

Sei soddisfatto quindi?

Sì, anche se mi piacerebbe fare un po’ più di teatro, ma la situazione culturale e nazionale sotto questo punto di vista non è delle migliori, si tira un po’ la cinghia e si spera in qualcosa.

Hai recitato in molti ruoli legati a storie di mafia. Prediligi questi personaggi per un motivo in particolare?

No, anche per quanto riguarda questi ruoli sono stato un po’ guidato dal caso. Probabilmente la mia faccia ispira quella di un uomo di legge, non lo so (ride, ndr), il mio carattere e le mie espressioni sono da persona onesta. Ho anche svolto altri ruoli: in fiction, ma anche al cinema, nella pellicola “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana, vestendo sempre le vesti di uomo di legge (il colonnello Pio Alferano), anche se si parlava di terrorismo e non di mafia. Forse è a causa delle mie origini siciliane il motivo per cui mi scelgono per fiction di azione a sfondo mafioso. A me piacerebbe tanto anche provare la commedia, soprattutto al cinema sul grande schermo.

Sei siciliano, di Catania. Quanto questa fiction è in grado di riprodurre quella che è la realtà, e in che punti necessariamente si distacca da essa?

La fiction Squadra Antimafia non vuole essere uno specchio alla società siciliana o catanese e non credo che rappresenti la realtà delle cose. È un grande thriller poliziesco, che prende spunto dalla mafia, che si pensa sia un problema solo siciliano ma è più a livello nazionale, a parere mio. Non ha lo scopo di denunciare qualcosa: è sicuramente un lavoro ricco in qualità, ma non ha la pretesa di riprendere fatti che sono realmente accaduti o che potrebbero appartenere a Catania.

 

Perché Squadra Antimafia ha così tanto successo, secondo te?

Forse pochi lo nominano, ma io credo che uno dei più grandi talenti su cui la serie di basa sia lo sceneggiatore, Sandrone Dazieri, che permette a ogni puntata di lasciare negli spettatori quel po’ di “fame”, in modo che si aspetti con più tensione la puntata successiva. Anche Pietro Valsecchi, però, ha capito che mettendo insieme persone molto diverse, ma che hanno voglia di lavorare bene, il risultato ne guadagna. Spesso il feeling tra i vecchi attori della serie e quelli nuovi è davvero alto, fin dalle prime riprese. È un mix di qualità, serietà, forza e impegno: una serie a cui si dedica moltissimo tempo, ci sono infatti due unità che girano per otto mesi ogni stagione. Unendo tante sinergie, sicuramente il pubblico va a notare anche la grande qualità del prodotto.

 

Nella scorsa puntata la Duomo è caduta nel “tranello” di Calcaterra. Licata è stato persino accusato dal suo vice questore…

Licata ci è rimasto malissimo per l’accusa di Calcaterra (ride, ndr).

 

Come reagirà Licata nei confronti di Calcaterra? Lo aiuterà, come lui del resto si aspetta?

Secondo me, verso la fine, il questore Licata un po’ intuirà le intenzioni di Calcaterra. Inoltre, Licata nei confronti dei suoi uomini ha sempre un affetto paterno, quindi spera davvero che non sia perso anche Calcaterra, come invece è successo con Pulvirenti. Sarà molto in pena per il vice questore.

 

Quale sarà lo svantaggio di aver perso un elemento prezioso come Domenico Calcaterra?

La Duomo avrà un uomo in meno e per giunta dovrà anche ricercarlo: le energie andranno spese non solo a combattere i Ragno, ma anche a ritrovare Calcaterra. Avremo un fianco scoperto, decisamente.

 

Licata ha rischiato la pelle con Crisalide, quando si è ritrovato ostaggio di Pulvirenti. Si troverà ancora in pericolo?

Non lo so. Può capitare…

 

Altri progetti in cantiere?

Piccole cose, e per scaramanzia per adesso va bene così. Fino ad aprile sono occupato con Squadra Antimafia.

 

Quindi ci sarai nella settima stagione?

Sì, quindi si deduce che non muoio nella sesta (ride, ndr).

 

(Maria Ravanelli)



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