THESE FINAL HOURS/ Una nuova “americanata” travestita da disaster-movie

- Claudia Cabrini

Il film di Zak Hilditch è ambientato in uno scenario apocalittico: un uomo e una bambina in viaggio quando mancano 12 ore alla fine del mondo. La recensione di CLAUDIA CABRINI

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Una scena del film
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Un film, a detta di molti, e a detta dei più critici, di cui nessuno sentiva particolarmente il bisogno. Sarà che non è molto il mio genere, sarà che tra fuochi e fiamme spesso ciò che noto è solo la magnificenza di qualche pompiere scherzi a parte, anche a me These Final Hours non è un granché piaciuto. Lennesima fine del mondo, disastrosa, imminente e soprattutto tanto (forse troppo) americana(ta).

E così, ancora una volta, la fine del mondo è vicina, nello specifico è solo fra 12 ore. Nazione dopo nazione, paese dopo paese, una nube incendiaria sta per distruggere qualsiasi cosa incontri sul suo cammino, decimando così lintera popolazione del mondo. E allora che lo spettacolo abbia inizio. Vi siete mai chiesti come reagireste al sapere che tra 12 ore finirà tutto? Ecco, io penso correrei da mamma, papà e fratello, con nonna e zio. E li abbraccerei, per 12 ore intere. Però, ammettiamolo, la mia versione dei fatti non interesserebbe certo un gran numero di spettatori. Lo sa benissimo, a quanto pare, il regista Zak Hilditch, che per il suo ultimo film ha decisamente pensato a una sorte un po più entusiasmante.

Panorama certo apocalittico, la gente reagisce nel modo più disparato possibile. Alcuni optano per il suicidio, che forse farla finita subito non fa poi tanto male. Altri, invece, puntano sullarte, e così colorano i muri del mondo di scritte filo-rivoluzionare che chissà, qualche sopravvissuto potrebbe mai leggere. Ma cè anche chi decide di drogarsi a più non posso, oppure ancora di bere fino allo sfinimento. Poi ci sono loro, i nostri geniali protagonisti; un trentenne tale James, e una bimba tanto dolce quanto indifesa, che gli farà da accompagnatrice per tutto il racconto, poiché accidentalmente separatasi dal papà.

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Anche in questo caso una sola certezza; il tempo che passa, minuto dopo minuto, unora dopo laltra. E come in ogni road-movie, o disaster-movie definitelo come preferite, che si rispetti, lei: la radio. Che riceve sempre e comunque, in ogni modo e condizione possibile, con delle dirette che manco Batman in studio di registrazione (certo, questa ve la concedo, in Italia la radio è un qualcosa totalmente a sé).

Con la bella Jessica De-Gouw, Nathan Phillips e Sarah Snook, These Final Hours esce dunque il 20 novembre nelle sale cinematografiche di tutta Italia, e vede già più di 5500 Like sulla Pagina ufficiale Facebook del film, nonché una scia continuativa di fan tra i più disparati. Uscito allestero già nellestate del 2013, sta a oggi conquistando, giorno dopo giorno, anche gli spettatori di tutta Europa, in particolar modo gli spagnoli – ce lo testimonia il cast, sempre più in trepidante attesa per luscita del loro ultimo prodotto cinematografico anche nel nostro Bel Paese.

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Insomma, a me questi film non piacciono perché forse sono troppo poco “da femminucce”, o forse perché semplicemente sempre ci lamentiamo della commedia all’italiana decantando ciò che è “prodotto estero” come manna dal cielo senza poi accorgerci che anche gli americani sono soliti a “prodottacci” di questo tipo. Certo, de gustibus non disputandum est, e fra le altre cose proprio un mesetto fa l’attore Nathan Phillips si è anche aggiudicato il premio di “Best Actor at Sitges 2014” quindi, riconosciamoglielo, qualcosa saprà pur fare!

Bando alle ciance, e alle critiche. Andate al cinema e fatemi sapere. (Che non mi è piaciuto l’ho già detto?).

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