SCUSATE SE ESISTO!/ Raoul Bova, Paola Cortellesi e Riccardo Milani “raccontano” il film

- Claudia Cabrini

Oggi esce nei cinema il film di Riccardo Milani, in cui recita anche la moglie Paola Cortellesi, che ne è co-sceneggiatrice, insieme a Raoul Bova. CLAUDIA CABRINI li ha incontrati

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Una scena del film
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Il loro nuovo film esce oggi nelle sale, ma chi ha avuto lonore di vederselo in anteprima come me, per poi scriverne una recensione, condivide il fatto che Paola Cortellesi in fatto di sceneggiatura ci sappia decisamente fare (e fare bene), e che il marito Riccardo Milani si riconfermi un regista perspicace e passionale. Sto parlando di Scusate se esisto! dove Paola oltre che co-sceneggiatrice è anche prima protagonista. Insieme a lei in scena Raoul Bova, nei panni del datore di lavoro Francesco, a sua volta coinvolto in una serie di bugie a fin di bene che poi forse tanto bene non fanno affatto

Li ho incontrati in Terrazza Martini, ed ecco quanto mi hanno raccontato. Iniziamo col domandare a Riccardo Milani perché, fra i tanti attori che avrebbe potuto scegliere, nel cast abbia voluto proprio Raoul, considerato da tutte certo un playboy – oltre che un interprete di tutto rispetto – ma che stavolta veste i panni di un ragazzo omosessuale, domanda forse scontata, ma risposta assolutamente fuori dal banale. «Lidea è stata sin dal principio quella di mettere al centro della storia una donna, con tutto ciò che questo comporta, nel bene e nel male, a oggi. Le difficoltà anche solo nel scriverla, una storia di questo tipo, sono state moltissime, ma siamo ben riusciti a far trasparire i temi più disparati, senza tuttavia cadere nel banale o nel qualunquismo. Il tema principale, spero se ne accorgeranno tutti, è stato per me anche quello più importante: il nascondersi. terribile lidea che ancora sia necessario mentire, seppur a fin di bene, con lintento di raggiungere i propri scopi. A proposito di cast, beh, non posso negare io pensassi a Raoul ne ruolo di Francesco sin dallinizio. Lo stimo molto, e ho anche creduto potesse essere una buona occasione, per lui, di confrontarsi con un personaggio impegnativo e di tutto rispetto. E le mie aspettative sono assolutamente state soddisfatte.

Poi ci rivolgiamo a Paola, e da lei vorremmo invece sapere quanto autobiografica sia la sua prima sceneggiatura. Ci conferma che effettivamente, «proprio essendo la mia prima volta, ho cercato di raccontare moltissimo anche di me. Mentirei se dicessi che non mi sono un po cucita il personaggio addosso.

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Una domanda è poi per Bova. Ti vediamo stavolta nei panni di un ragazzo omosessuale, che sembra in pace con il suo orientamento sessuale finché, tuttavia, non scopriamo lui menta a proposito, proprio al suo bimbo, avuto dalla sua ex-moglie. Anche il personaggio di Francesco, allora, si ritrova a mentire con la speranza che il rapporto padre-figlio migliori sempre più. Ecco, Raoul, quanto è stato difficile entrare nel personaggio stavolta? . «Non troppo in realtà. Certo, il mio ruolo può sembrare effettivamente delicato, proprio perché troppo spesso ancora oggi lomosessualità viene rappresentata come un qualcosa di pericoloso, quasi sbagliato. Ma anche grazie allamicizia e alla fiducia che mi lega da anni oramai ai colleghi Paola e Riccardo, ho immediatamente accettato la parte, nonostante mi fosse chiaro non mi agevolasse affatto. So di esser considerato da tutte un sex symbol, e questo può apparire talvolta quasi, passami il termine, discriminante. Sembra strano che uno bello sia anche bravo. Ecco, credo che i panni di Francesco, un attore che avesse voluto sembrar bravo e bello non li avrebbe vestiti mai. Io non ho infatti considerato il fatto dellomosessualità come caratteristica prima del mio personaggio, ma, al contrario, il tema del non mostrare quello che si è per non perdere la fiducia, la stima e lamore delle persone care.

Incontriamo, tra gli altri, anche un – così lo presenta Paola Cortellesi – «mio caro amico. Ci siamo ritrovati a Zelig e da lì la nostra carriera ci ha continuamente visto collaborare, fino a oggi», ci racconta. Lui è Antonio D’Ausillo, e nonostante il suo ruolo all’interno del racconto sia certo laterale, gli chiediamo ugualmente cosa abbia significato per lui far parte del lavoro di Scusate se esisto!

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«Sì, ecco, io sono uno di quei dipendenti costretti a fingere un qualcosa che non è. Ad esempio, nel film mi vedete gridare ogni giorno “Forza Juve!” al capo, ma in realtà sono napoletano DOC fino alla morte!», ride. «Anche io vedo il mio personaggio come parte di una “catena di montaggio”, dalla quale se cerchi di uscirne, rimani fregato e incastrato. Rischi di perdere il posto di lavoro e, magari, purtroppo anche un futuro certo. Insomma, credo Scusate se esisto! faccia davvero riflettere a proposito di questa questione».

Conclude Milani, raccontandoci che «sì, l’Italia è certo un Paese bellissimo, e al tempo stesso in difficoltà. Però, ecco, io ad esempio non ho mai vissuto l’inganno, come lo definisco, dell’estero. In tanti, tantissimi anzi, credono solo emigrando ci si possa creare un futuro. Non voglio dire che la loro idea sia sbagliata, né tantomeno discriminare chi si sacrifica facendolo. Semplicemente ho sempre pensato fosse e sia tuttora fondamentale reinvestire nel Paese che ci ha visto nascere; l’Italia per l’appunto! E ho voluto fortemente il tutto fosse chiaro anche nel mio film. Proprio per questo Paola-Serena torna a Roma nonostante le sia cristallino che qui farà più fatica ottenendo forse minor risultati. Il punto è: ne vale davvero la pena? Secondo me sì, sempre».

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